I polipi dei coralli non sono in grado di digerirla e viene avvolta dal tessuto digestivo

I coralli della Grande Barriera Corallina Australiana mangiano micro-plastica

Un pericolo che viene dalla cattiva gestione dei rifiuti e dalle “microsfere" dei cosmetici

[26 febbraio 2015]

La ricerca “Microplastic ingestion by scleractinian corals” pubblicata su  Marine Biology conferma quello che fino ad ora era solo un sospetto: un team di ricercatori australiani ha scoperto che i coralli della Grande Barriera Corallina mangiano micro-plastica inquinante.

Mia Hoogenboom, ricercatrice capo dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies della James Cook University, spiega che «I coralli si cibano in maniera non selettiva ed i nostri risultati dimostrano che possono consumare microplastiche quando nell’acqua di mare sono presenti delle plastiche. Se nella Grande Barriera Corallina aumenterà l’inquinamento da microplastica, i coralli potrebbero essere colpiti negativamente, dato che le loro piccole cavità stomacali si riempirebbero di plastica non digeribile».

Le microplastiche sono un inquinante sempre più diffuso negli oceani, causato dalla pessima gestione a terra della raccolta, riciclo e riuso di un materiale importante e che invece viene sprecato e disperso nell’ambient, diventando così da risorsa un inquinante degli ecosistemi marini e in particolare nelle barriere coralline costiere. A questa minaccia nota dovuta all’incuria ed allo spreco umano, se ne è aggiunta un’altra: le “microsfere” utilizzate nei cosmetici che stanno sollevando preoccupazioni sia negli Usa – dove Stati come l’Illinois e New York hanno già adottato misure per vietare o limitare l’uso – e in Europa, dove un recente studio sulle coste spagnole ha rivelato una pericolosa concentrazione di  “microsfere” dovuta alle creme solari, e in Italia, dove Ermete Realacci ha presentato un’interrogazione parlamentare per limitare al massimo l’utilizzo di questi materiali.

Ma nonostante la proliferazione di microplastiche, il loro impatto sugli ecosistemi marini è poco conosciuto, e la Hoogenboom. Sottolinea che «L’inquinamento marino da plastica Marine è un problema globale e le microplastiche possono avere effetti negativi sulla salute degli organismi marini. Volevamo determinare se i coralli delle barriere coralline costiere consumano microplastiche e se esiste la possibilità che l’inquinamento di plastica influenzi le barriere coralline».

Per questo i ricercatori australiani hanno messo coralli raccolti dalla Grande Barriera Corallina in acquari  contaminati da plastica e, solo due notti dopo, hanno scoperto che i coralli avevano mangiato particelle di plastica. La principale autrice dello studio, Nora Hall, dell’università James Cook, spiega a sua volta che «I coralli ottengono energia dalla fotosintesi dalle alghe simbionti che vivono all’interno dei loro tessuti, ma si nutrono anche di una varietà di altri prodotti alimentari tra cui lo zooplancton, i sedimenti ed altri organismi microscopici che vivono nell’ acqua di mare. Abbiamo scoperto che i coralli avevano mangiato plastica a livelli  leggermente inferiori loro tasso normale di plancton marino».

Il problema è che la micro-plastica è stata trovata ben all’interno dei polipi corallini, avvolta nel tessuto digestivo, e gli scienziati temono che questo possa impedire alla lunga ai coralli di digerire il loro cibo normale.

Il team ha anche prelevato campioni nelle acque che circondano le barriere coralline costiere del Great Barrier Reef  ed un’altra ricercatrice che ha partecipato allo studio, Kathryn Berry dell’Australian Institute of Marine Science, dice che «Durante questi test abbiamo trovato microplastiche, tra le quali polistirolo e polietilene, anche se solo in piccole quantità».

Ora i ricercatori vogliono determinare quale sia l’impatto della microplastica sulla fisiologia e la salute dei coralli, così come il suo impatto sugli altri organismi marini e la Hoogenboom rivela: «Stiamo anche indagando se i pesci delle barriere coralline mangiano plastiche e se la crescita del consumo di plastica influenza i pesci e la loro sopravvivenza».