Coralli di profondità del Mediterraneo: l’Ue rimanda la loro protezione

[13 settembre 2013]

È già successo in passato per la protezione di diverse specie di squali e di razze minacciate che l’Unione europea bloccasse l’iter per circa un anno e mezzo prima di cedere nel 2012 alle pressioni degli ambientalisti; ora la Commissione Europea fa la stessa cosa obbligando a rimandare la decisione per proteggere all’interno della Convenzione di Barcellona le specie di coralli di profondità di grande interesse ecologico.

Secondo Oceana, la maggiore organizzazione internazionale che si dedica esclusivamente a proteggere gli oceani del mondo, «la Commissione Europea ha forzato il rinvio della protezione di undici specie di coralli di profondità nel Mediterraneo. Questo ritardo è in contrasto con il supporto prestato dal resto dei Paesi mediterranei che prendono in considerazione la vulnerabilità di questi animali, nonché la loro importanza per gli ecosistemi marini», menzionati da Oceana nel nuovo rapporto “Mediterranean deep-sea corals: reasons for protection under the Barcelona”.

La riunione, nel corso della quale si è discusso dell’inclusione dei coralli di profondità nell’Allegato II del Protocollo Spa (Protocol concerning Specially Protected Areas  and Biological Diversity in the Mediterranean), si è svolta ad Atene dal 10 al 12 settembre, nel quadro della Convenzione di Barcellona. Questo incontro fa parte della fase preparatoria per la prossima riunione della Parti Contraenti che si terrà in dicembre, in Turchia. Ad Atene l’Ue ha detto di non essere d’accordo con la modifica degli Allegati del Protocollo Spa  della Convenzione di Barcellona ed Oceana sottolinea che «queste stesse riserve erano state avanzate quando la proposta fu inizialmente presentata a Rabat, nel luglio di questo stesso anno, e a prescindere dall’accordo del resto dei Paesi».

Per Ricardo Aguilar, direttore ricerche di Oceana in Europa, «il blocco della Commissione Europea al miglioramento della protezione dei suoi coralli di profondità risulta incoerente con le sue politiche di conservazione, dato che in altri mari europei queste specie sono già oggetto di conservazione. Durante le spedizioni di Oceana abbiamo potuto osservare che le specie più profonde sono oggetto di una distruzione che passa inavvertita e i coralli, essendo ancorati al fondale, si trovano in una situazione, se possibile, ancora più minacciata, situazione che dovrebbe rendere ancora più urgente la loro protezione».

Oceana, insieme ad esperti di tutto il mondo, sostiene che queste specie sono particolarmente importanti per la conservazione e per il funzionamento degli ecosistemi profondi ed evidenzia che «sono degli organismi estremamente vulnerabili che attualmente si trovano minacciati da differenti impatti provocati dall’attività umana, tra i quali si annoverano le forme di pesca distruttiva. D’altra parte, la protezione dei coralli di profondità nel Mediterraneo non avrebbe un effetto negativo su nessuna attività economica, dato che, in base ai dati forniti dalla Fao, non è mai esistita una pesca commerciale di queste specie. Per quanto riguarda il commercio delle stesse (in particolar modo del corallo nero), non è molto significativo nel bacino  mediterraneo, visto che l’estrazione della materia prima risulta difficile per la debolezza dei loro scheletri e perché sono colonizzati da altri organismi marini. Per questi motivi non risultano redditizi per la gioielleria, destinazione abituale dei “coralli preziosi”».

Pilar Marín, ricercatrice marina e coordinatrice del progetto MedNet di Oceana, conclude: «Attualmente gli strumenti di protezione previsti dalla Convenzione di Barcellona risultano obsoleti per la protezione di specie di profondità e la Ue, come parte contraente, dovrebbe essere responsabile dell’aggiornamento degli stessi, non solo per migliorare la protezione di queste specie, ma per mantenere la tendenza che esiste in altri mari del pianeta. Inoltre, si agevolerebbe lo sviluppo di strumenti idonei a rispondere all’urgente necessità di completare una rete rappresentativa e coerente di aree marine protette per il Mediterraneo, che includa zone profonde».