Corpo forestale dello Stato: appello Ugl a Mattarella: «Faccia sospendere la mobilità»

Avviate le procedure anche se il Decreto non ha il visto della Corte dei Conti e non è pubblicato in GU

[6 dicembre 2016]

Lo scioglimento del Corpo forestale dello Stato si avvicina rapidamente, ma i sindacati del Cfs non si danno per vinti e rilanciano dopo il clamoroso risultato del referendum costituzionale che ha portato alla crisi di governo “congelata” dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Questa vota ad attaccare  è Danilo Scipio, segretario Generale dell’Unione generale lavoratori (Ugl) Corpo Forestale dello Stato: «Nonostante la sonora sconfitta referendaria e le annunciate dimissioni del Presidente del Consiglio, il governo prosegue nell’atteggiamento arrogantemente ed irrispettoso delle corrette procedure amministrative creando un danno enorme a tutti i dipendenti del Corpo forestale dello Stato, La Funzione Pubblica dichiara di aver avviato le procedure di mobilità per i dipendenti del Cfs che non accettano di essere trasferiti nei Carabinieri anche se il relativo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri non ha ottenuto il visto della Corte dei Conti e quindi non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, come prevede lo stesso provvedimento».

Scipio aggiunge che «Oltre ai vizi procedurali, abbiamo evidenziato che la mancata firma dei verbali del Consiglio di Amministrazione del CFS da parte del Ministro Martina, sta pregiudicando le legittime aspirazioni di quanti sono stati promossi e non possono aspirare ad un posto nella P.A. corrispondente alla nuova qualifica conseguita. In sostanza è una procedura tutta falsata».

Il segretario dell’Ugl Cfs conclude: «E’ chiaro dunque l’intento di questo esecutivo, finalmente giunto al capolinea, di distruggere con ogni mezzo il Corpo forestale dello Stato. Faccio appello al Presidente Mattarella affinché sia garante anche del rispetto delle regole amministrative ed imponga un minimo di buon senso ai ministri del governo dimissionario, sollecitando la sospensione dell’iter di mobilità al fine di correggerne le procedure».