Corpo forestale dello Stato, i sindacati non mollano e scrivono a Padoan

«Esistono soluzioni, senza oneri, alternative all’assurdo assorbimento del Cfs d nei Carabinieri»

[20 gennaio 2016]

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I Segretari Generali del Sapaf Marco Moroni, dell’Ugl Danilo Scipio, del Smnf Andrea Laganà, della Fns Cisl Pompeo Mannone, della Cgil Cfs Francesca Fabrizi, del Dirfor Maurizio Cattoi hanno inviato  una nota al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan e all’Ispettorato generale per gli ordinamenti del personale e l’analisi dei costi del lavoro pubblico (Igop) nella quale chiedono di «valutare attentamente i costi che dovrebbero sopportare i cittadini dall’assorbimento del Corpo forestale dello Stato da parte dell’Arma dei Carabinieri».

Dopo la decisione definitiva del governo Renzi di sciogliere il Corpo forestale dello Stato e aggregare i forestali ai carabinieri, i sindacalisti della Cfs scrivono: «Abbiamo più volte evidenziato come questa operazione di pura facciata non determina risparmi né razionalizzazioni ma solo costi aggiuntivi iniziali per divise nuove, tinteggiatura dei mezzi e corsi di formazione, nonché ulteriori oneri per riallineare i diversi trattamenti stipendiali, ora nettamente sbilanciati a favore dei generali dell’Arma e rimpiazzare il personale che non accetterà di essere militarizzato coattivamente e farà altre scelte lavorative».

I sindacalisti non mollano e ribadiscono che «Esistono soluzioni, senza oneri, alternative all’assurdo progetto di assorbimento del Corpo forestale dello Stato da parte dell’Arma dei Carabinieri, quali ad esempio l’istituzione di una Direzione Centrale a composizione interforze all’interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, molto più funzionale e razionale, che disinnescherebbe anche i contenziosi di natura costituzionale causati dalla militarizzazione obbligatoria, ma sino ad oggi non abbiamo trovato un interlocutore autorevole all’interno dell’esecutivo che abbia avuto il coraggio di ascoltare nel dettaglio la nostra proposta. Il Presidente Renzi ha già deciso e non torna indietro, non è una risposta accettabile, sia in termini di democrazia partecipata che di buonsenso».