Parchi, cosa urge davvero

[11 settembre 2013]

La presa di posizione quasi unanime dell’associazionismo ambientalista contro la decisione del Senato di ripartire sui parchi  addirittura con urgenza  da dove si era arrivati al momento dello scioglimento del parlamento merita qualche ulteriore riflessione specialmente in sede politica e istituzionale. Tanto più dopo la sconcertante presa di posizione di Federparchi che dopo le corresponsabilità pesanti per il testo allora approvato torna a ribadire che rivedere la legge è urgente. Sconcertante anche per i silenzi sugli appuntamenti messi in agenda dal ministero che per la prima volta dopo anni di latitanza intende riaprire un confronto con tutti i protagonisti istituzionali bellamente ignorati al senato a partire dalle regioni.

Ora che finalmente  qualcosa sul piano nazionale per l’ambiente e non soltanto per i parchi ha cominciato a muoversi e i gruppi parlamentari come le regioni e gli enti locali sono ora chiamati a dire la loro dopo una prolungata e colpevole latitanza è grottesco e assurdo che si riprenda a muoversi sulla legge.

Possibile che dell’impegno assunto dal ministro dell’ambiente anche in un incontro a fine giugno con il Gruppo di San Rossore di promuovere entro l’anno taluni appuntamenti nei quali si potrà finalmente discutere con tutti i protagonisti su cosa fare per il rilancio delle nostre aree protette si faccia finta di niente? Ignorare questa novità e riprendere il discorso come se tutto fosse rimasto tale e quale ad allora è una inspiegabile  cavolata –peggio- una decisione volta a ribadire propositi già rivelatisi profondamente dannosi e mortificanti per i parchi.

Eppure ai partiti e alle istituzioni nessuno escluso- già durante la campagna elettorale e anche dopo- era stata severamente rimproverata tanta sordità.

Sordità tanto più grave nel momento in cui finalmente si riapre più d’uno spiraglio per rimettere intorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati come si sta già facendo, ad esempio, per l’assetto idrogeologico. Come sempre il peggior sordo è quello che non vuol sentire che però paga anche dazio.