Il capo della protezione civile: «La Costa Concordia passerà in un mare già sporco»

Costa Concordia, è bufera sulle affermazioni di Gabrielli

Rossi: «Ma che argomentazione è?». Legambiente: «Sconcertante»

[12 giugno 2014]

Ormai lo scontro sul destino della costa Concordia tra il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli è quotidiano e dichiarazioni come quelle fatte Grabrielli a Radio Capital servono solo a gettare benzina sul fuoco della polemicaI. Infatti Gabrielli, dopo aver spiegato che il rinvio dell’annuncio sul porto di destinazione  (che per lui è Genova) per lo smaltimento della nave è solo «Un differimento tecnico» dovuto ad approfondimenti sui documenti prodotti da Costa Crociere, ha poi affrontato il tema degli eventuali rischi ambientali durante il relitto, che attraverserà praticamente tutto il Santuario internazionale dei Mammiferi marini Pelagos e sfilerà accanto alle isole dell’Arcipelago Toscano protette da un Parco Nazionale. «Non escludo nulla proprio perché si parla di rischi e non di certezze – detto  Gabrielli – Ricordo solo che prima del raddrizzamento del relitto c’era in giro tanto catastrofismo, poi non è successo niente. E vi invito a leggere il rapporto dell’ente europeo per la sicurezza marittima sulle aree più inquinate. Dagli sversamenti delle petroliere. In cima c’è la rotta che farà la Concordia. Siccome dietro alla nave c’è un sistema di raccolta io credo che in questo percorrere il Tirreno verso Genova più che sporcare puliremo un pezzo di mare oggi non particolarmente pulito».

La cosa, detta con nonchalance da chi quegli inquinamenti li dovrebbe anche prevenire (prima che ripulire) e che sottintende un giudizio abbastanza sconcertante su un’area marina frequentata da un enorme numro di turisti e che, pur tra mille problemi, mantiene una altissima qualità ambientale ed una ricchissima biodiversità (certificata dal Santuario internazionale Pelagos e dai Parchi nazionali e regionali istituiti su isole e coste) ha fatto arrabbiare non poco Rossi: «Ma che argomento è dire che la rotta che dovrebbe percorrere la Concordia per andare a Genova è tra le più inquinate per gli sversamenti delle petroliere? E affermare poi che il convoglio in transito potrebbe anche ripulire un po’ quel tratto di mare, ha quasi il sapore di una boutade. E’ proprio vero che in politica si può dire di tutto».

Il presidente della Regione Toscana non ci sta e fa notare a Gabrielli che «Il principio di precauzione presente nella legislazione europea e quel buon senso che lo stesso Gabrielli invoca nella sua intervista  suggeriscono allora scelte diverse: fare di tutto per tenersi lontano da quella rotta, a tutela dell’ambiente marino, dell’arcipelago, del santuario dei cetacei.  Se a settembre il porto di Piombino, come previsto, sarà pronto non esiste alcuna ragione per rischiare cinque volte di più per trasportare la nave a Genova, che dista circa 200 miglia e richiede più di 5 giorni di navigazione. Una considerazione, come direbbe appunto il commissario Gabrielli, di puro buon senso. Qualora, invece, Piombino non fosse pronto, allora sarebbe giusto valutare scrupolosamente rischi e contromisure per trasportare a Genova il relitto al fine di evitare che non resti al Giglio per un altro anno. Però, lo ribadisco, non può essere la Costa a decidere su questa vicenda, con la motivazione che sostiene i costi dell’operazione. Lo Stato ha il dovere di far valere, sempre, le sue prerogative in materia di rispetto ambientale».

Insorge anche Legambiente: le dichiarazioni del Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli a Radio Capital, nelle quali all’inviata dice «A leggere il rapporto dell’ente europeo per la sicurezza marittima sulle aree più inquinate. Dagli sversamenti delle petroliere. In cima c’è la rotta che farà la Concordia. Siccome dietro alla nave c’è un sistema di raccolta io credo che in questo percorrere il Tirreno verso Genova più che sporcare puliremo un pezzo di mare oggi non particolarmente pulito», sono sconcertanti.

«Ricordiamo a Gabrielli – dice Umberto Mazzantini, responsabile Mare di Legambiente Toscana – che la Protezione Civile quegli inquinamenti dovrebbe contribuire a prevenirli, ancor prima che intervenire per ripulirli. Ci sembrano dichiarazioni poco meditate, forse frutto di un’accesa polemica con la Regione Toscana ed altre Amministrazioni pubbliche sul porto di destinazione del relitto della Costa Concordia, ma non si può dare definizioni simili di un tratto di mare che mantiene ancora una ricchissima biodiversità, nonostante sversamenti delle petroliere (peraltro in calo negli ultimi anni) e di altri episodi di pirateria ambientale puntualmente denunciati da Legambiente. Si tratta di un mare che, grazie alle sue bellezze, attira milioni di turisti e che proprio per questo un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco ha deciso di tutelare con il Santuario internazionale dei Mammiferi Marini Pelagos e lo Stato Italiano con l’Istituzione di Parchi Nazionali a terra ed a Mare come quello dell’Arcipelago Toscano. Invitiamo tutti ad usare maggiore prudenza ed a pesare le parole. Soprattutto chi fa parte della classe dirigente di quello Stato che si è impegnato a tutelare il nostro mare con accordi internazionali e l’istituzione di Parchi nazionali ed aree marine protette».