Gabrielli (Protezione civile) in conflitto con il capo delle operazioni sulla nave, Nick Sloane

La Costa Concordia resta a fondo. Le 10 domande di Legambiente senza risposta da 5 mesi [PHOTOGALLERY]

Il sindaco: «Chiediamo un vero programma per la rimozione. I gigliesi potrebbero stancarsi»

[16 luglio 2013]

Fanno discutere e preoccupano le parole pronunciate dal Commissario per l’emergenza della Costa Concordia, il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, durante un’intervista a Uno Mattina Estate nella quale, parlando dei lavori di rimozione del relitto da parte del Consorzio Titan Micoperi, ha detto: «Se loro non ci forniranno tutta una serie di assicurazioni, la nave permarrà nella condizione in cui è fino al prossimo anno, quando le condizioni meteomarine consentiranno di rimetterla in asse in assoluta sicurezza».

Gabrielli sembra non avere dubbi sulla riuscita del parbuckling (la rotazione della nave per raddrizzarla), ma è invece  preoccupato per la sicurezza della Costa Concordia quando in autunno dovrebbe essere finalmente rimessa in assetto verticale. Per questo si sta facendo avanti l’ipotesi di spostare il parbuckling addirittura alla primavera del 2014. Gabrielli ha detto: «Servono una serie di rassicurazioni, altrimenti la nave resterà lì fino alla prossima primavera, quanto le condizioni meteomarine consentiranno di rimetterla in asse in assoluta sicurezza. Per quanto gli ingegneri abbiano fatto simulazioni e ipotesi, noi oggi non conosciamo quanto le rocce sono penetrate nella fiancata, che tipo di squarci hanno realizzato e quali sono le reali condizioni della struttura e quindi che tipo di interventi dovranno fare per allocare i cassoni necessari a rendere galleggiabile l’intera nave».

Ma la posizione del capo della Protezione civile sembra però essere smentita addirittura da quella di Nick Sloane, il capo delle operazioni sulla Concordia, il quale ha spiegato – come afferma oggi il Corriere della Sera – che il tentativo di settembre non può fallire:«Un altro inverno così e non saremo in grado di imbracare la nave», ha dichiarato. Inoltre, diversi giornali sollevano nuovamente il problema del cibo degradato e delle sostanze inquinanti all’interno del relitto che potrebbero fuoriuscire durante le operazioni di  parbuckling. Così, i conflitti interni al pugno di persone che hanno in mano le redini dell’operazione Concordia non sembrano certo mancare, a tutto discapito della sicurezza e della buona riuscita dei lavori.

Le perplessità di Gabrielli riportano alla mente il duro scontro avvenuto a marzo con l’allora ministro dell’Ambiente Corrado Clini sul cosiddetto “decreto Piombino” per lo smantellamento della Costa Concordia, ma le parole del Capo della Protezione Civile riecheggiano molte delle 10 domande poste a febbraio da Legambiente e rimaste in gran parte senza risposta.

In occasione del primo anniversario del naufragio della Costa Concordia, Legambiente fece un blitz al Giglio srotolando un grande striscione con su scritto  “Costa DIScordia – Via subito” e sottolineò che «I continui ritardi e gli slittamenti nei tempi dei lavori di messa in galleggiamento e rimozione della Concordia, necessitano di spiegazioni precise. Le preoccupazioni a riguardo sono purtroppo quelle che da tempo Legambiente sta esprimendo. I rallentamenti dovuti anche alle trivellazioni e alle fessurazioni del granito rendono la tempistica sempre meno chiara. Chiediamo per questo maggiore chiarezza sui problemi riscontrati, sulla situazione che si sta delineando e sulla necessità di approntare da subito un serio piano d’emergenza, soprattutto alla luce dell’ennesimo ritardo annunciato che farà slittare il galleggiamento dopo settembre 2013».

Il Cigno Verde sottolineò che «Il progetto prescelto non ha visto una partecipazione attiva nella selezione delle istituzioni italiane che hanno di fatto affidato alla società Costa la scelta del migliore percorso da seguire per la rimozione della nave. Occorre a questo punto sottoporre il progetto prescelto a una attenta revisione per evitare di dilazionare ulteriormente i tempi con il grave rischio di danni all’ecosistema marino e all’immagine e ai flussi turistici dell’Isola del Giglio. Anche l’aumento esorbitante dei costi di intervento (oltre il 25%) che supera i 400 milioni di dollari, unito alle continue modifiche e variazioni del progetto, sono l’ennesima testimonianza, nonostante l’enorme impiego di forze (400 addetti e 20 mezzi navali di supporto), della vulnerabilità delle azioni programmate per la rimozione della nave».

Il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, dopo aver sollecitato il mantenimento dello stato d’emergenza e la proroga di Gabrielli come commissario delegato per il recupero e il trasferimento della nave, disse: »Bisogna anche accelerare i tempi di rimozione del relitto dalle acque dell’Isola del Giglio e ripristinare al più presto l’ecosistema marino. Infatti i continui ritardi non fanno altro che aumentare il rischio di pericolosi sversamenti in mare dell’enorme quantità di sostanze tossiche presenti nella città galleggiante. Lo scafo del relitto continua a deformarsi e periodicamente assistiamo alla fuoriuscita di sostanze inquinanti. Per quanto riguarda lo spostamento della nave è necessario portarla a Piombino, che è il porto più vicino, e non a Palermo o in altre città lontane, così da ridurre al massimo il pericolo di inabissamento».

L’8 febbraio Legambiente rivolse 10 domande alle Istituzioni sottolineando la sua forte perplessità su quanto stava accadendo al Giglio, a rileggerle oggi dopo le dichiarazioni di Gabrielli è evidente che tutte le perplessità odierne erano già ben presenti mesi fa. Ecco cosa chiedevano gli ambientalisti:

1. Si può considerare a questo punto il progetto di recupero definitivo oppure, come dichiarato dal ministro Clini, si tratta ancora di un progetto “di massima”?

2. Quale ente istituzionale o pubblica amministrazione ha ufficialmente approvato il progetto? Come mai è stato scelto un progetto che presentava tutte quelle criticità espresse dagli organismi competenti?

3. Chi effettua il controllo e monitoraggio, anche subacqueo, sulla qualità dei lavori delle società che stanno operando per la rimozione della nave?

4. La necessità di prevedere un fondale artificiale sicuramente avrà suggerito l’opportunità di effettuare dei sondaggi e delle verifiche per garantire l’effettiva possibilità di realizzare le trivellazioni previste. Non sono state individuate in quella circostanza le problematiche che stanno rendendo sempre più difficile la fase di perforazione?

5. Sotto la Concordia si sta predisponendo un “materasso” di sacchi di cemento in grado di reggere il “ribaltamento” della nave. Come è stata calcolata la tenuta di questo “materasso”?

6. Come può la nave reagire in modo positivo alla trazione centrale (per il rialzamento) se i due estremi sono sommersi e con un carico ingente? Non c’è un evidente rischio di rottura?

7. Quali sono gli accorgimenti che verranno presi, e quali le modalità esecutive, per estrarre i liquidi tossici contenuti all’interno della nave che si potrebbero sversare nella fase di rotazione?

8. Quali sono le strutture (anche portanti) danneggiate all’interno della nave dai due grandi squarci provocati dal naufragio? Tali danni quanto peseranno sull’impossibilità di portare a termine il progetto?

9. Dei 26 fori da realizzare sul fondale per i sostegni delle piattaforme del falso fondale, quanti saranno cancellati per l’evidente impossibilità di realizzarli? E quanto tali modifiche, rispetto all’iniziale programma, possono rendere inefficace la riuscita del progetto?

10. In caso di successo dell’operazione prevista con quali modalità e in quali tempi verrà ripristinato il fondale marino che ha subito notevoli ed evidenti danni legati sia al naufragio della Concordia che agli interventi effettuati per rimuoverla? Esiste un “Piano B” in caso invece di un insuccesso di un’operazione così complicata, visto che la sua riuscita negli stessi documenti progettuali non viene data per certa?

Ad alcune di queste domande ha risposto l’Osservatorio sulla Costa Concordia, ma dalle altre istituzioni nessuna risposta fino alla recente presa di posizione di Gabrielli, che conferma gran parte delle preoccupazioni ambientaliste che Cogliati Dezza già 5 mesi fa riassumeva così: «Siamo perplessi e preoccupati sulla reale ultimazione del progetto di rimozione della nave e sulla sua definitiva messa in sicurezza. Pur rispettando il difficile compito dell’Osservatorio e apprezzando il lavoro fin qua svolto, continuiamo ad assistere al protrarsi dei tempi e al susseguirsi di problematiche che rendono sempre meno applicabile il progetto di rimozione scelto. Chiediamo alle autorità nazionali un atteggiamento più incisivo per evitare che questa tragedia possa divenire anche un disastro ambientale».

E’ anche preoccupante che Costa Crociere non abbia commentato le dichiarazioni di Gabrielli ma si sia limitata a pubblicare la solita relazione settimanale sull’andamento dei lavori di recupero del relitto che contiene la cronostoria delle attività svolte durante la settimana dal 29 Giugno al 5 Luglio con i dati tecnici e le foto delle operazioni di cantieristica che pubblichiamo.

Chi sembra molto preoccupato è invece il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli, che, in un intervista resa nota dall’ufficio stampa del Comune e pubblicata oggi si Giglio News  dice che (nonostante i ripetuti avvertimenti degli ambientalisti) tutto si è complicato all’improvviso: «Tutti ci dicevano: la nave «gira» a settembre, e noi aspettavamo. Ora invece abbiamo un quadro di incertezza totale…».

Il sindaco poi dice: «Io sono stanco, lo confesso. E potrebbero  stancarsi anche i gigliesi, che di pazienza fin qui ne hanno avuta parecchia. Sono stanco di subire ogni giorno anche piccoli affronti, che un comune come il nostro non merita. Sosteniamo delle spese per organizzare al logistica della rimozione, anticipiamo dei soldi e questi soldi tardano a rimborsarceli. Ogni volta una storia. Ma le sembra giusto?».

Anche Ortelli  sembra dar ragione a Legambiente quando dice che nell’ultima riunione a Roma ha chiesto  «Un vero programma per la rimozione, un progetto nero su bianco, non le assicurazioni verbali che abbiamo avuto finora. Per farle un esempio: Non è stata ancora presentata da Costa Crociere una formale richiesta di autorizzazione per la rimozione della nave. E questa la dice lunga».

Ma il primo cittadino gigliese non è d’accordo sui rischi che si potrebbero correre rimettendo in asse la Costa Concordia in autunno: «Io penso che più di questi rischi per le nostre acque non ci siano, che l’operazione si potrebbe fare velocemente e con successo. E comunque comporta dei rischi anche continuare a tenere il relitto in quella posizione».

A preoccupare il sindaco ed i gigliesi c’è anche la questione economica e turistica: «Al Campese e al Castello le case sono ancora vuote. Abbiamo perso molti dei villeggianti che ci erano stati fedeli per anni ma un bilancio non si può ancora fare. Lo scorso anno abbiamo perduto tra il 28 e il 30% di presenze e stiamo ancora qui a chiederci quanto sia dipeso dalla crisi e quanto dalla Concordia».

Sulla ritardi nella rimozione della Costa Concordia, infine, interviene stamani con forza anche Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera: «Da quel che ricordo – osserva Realacci – la Costa avrebbe dovuto presentare il piano per la rimozione del relitto della Concordia dalle acque del Giglio entro metà giugno, ma di tale piano ancora non si ha notizia e oggi la Costa  ha annunciato che bisognerà attendere che il relitto sia raddrizzato completamente per conoscere il tempo necessario per la sua rimozione… Per scongiurare il rischio di pericolosi sversamenti dal relitto e ripristinare l’ecosistema marino è importante procedere quanto prima alla rimozione in sicurezza del  relitto. E’ importante dare certezza sul destino della Costa – sia agli abitanti del Giglio, che alle istituzioni locali e alle associazioni che come Legambiente denunciano da mesi i pericoli derivanti dai ritardi accumulati nella rimozione del relitto –  e visto che il cosiddetto decreto “Concordia” è stato approvato lo scorso 26 aprile, dall’ultimo Consiglio dei ministri del governo Monti, è necessario che si acceleri sui lavori necessari per consentire al Porto di Piombino di ospitare il relitto e garantire così la massima rapidità e sicurezza nella rimozione del relitto dalle acque del Giglio. Piombino sarebbe infatti la soluzione più razionale e meno costosa, sia dal punto di vista ambientale che economico, come approdo finale della Concordia. Visti i forti ritardi accumulati dai lavori per il recupero e il trasferimento del relitto, nonché le preoccupazioni suscitate da tali ritardi, chiederemo al Commissario per l’emergenza della Costa Concordia Franco Gabrielli di riferire quanto prima in Parlamento».