Coste del Cilento, il Club Elea per l’Unesco a difesa del “Giglio di Mare”

[2 marzo 2015]

 

E’ utile ricordare che le dune costiere, oltre a rappresentare un importante ecosistema meritevole di conservazione, svolgono un ruolo importante nella difesa della costa dall’ingressione del mare. Sono infatti un ostacolo fisico al suo avanzamento e costituiscono un consistente deposito di sabbia che può ripascere naturalmente la spiaggia dopo che le mareggiate invernali hanno distrutto la spiaggia ed intaccato la duna stessa. Le dune costiere sono uno degli ambienti naturali più minacciati, perché il turismo balneare le considera un inutile ingombro.

E’ proprio di questa pretesa che tratteremo nell’articolo, e delle denunce che sono seguite da parte di associazioni ecologiste locali e del Club Elea per l’Unesco, che ne ha recepito l’importanza.

Per l’intero Cilento la spiaggia rappresenta un bel biglietto da visita. E, diversamente magari da altre zone anche più turistiche dove si cerca di salvaguardare anche i più piccoli particolari dall’abbandono e dalla devastazione, perché mare, spiaggia e natura, rappresentano la vera economia del territorio, le fasce dunali della costa cilentana –  compresa totalmente nel Parco nazionale –  ricche di vegetazione psammofila tra cui il profumato giglio di mare, stanno anno dopo anno scomparendo. La causa è manco a dirlo l’azione incosciente  dell’uomo. Anno dopo anno infatti le concessioni demaniali aumentano e i gestori ampliano poco alla volta lo spazio occupato dalle loro attrezzature. La stessa pulitura dell’arenile con mezzi meccanizzati porta alla sparizione delle dune.

Le motivazioni di questa vera e propria occupazione di suolo pubblico pregiato, che adducano i sindaci (che rilasciano le concessioni) e le associazioni dei lidi balneari, sono sempre basate sulla necessità di far fronte alla crisi che attanaglia l’economia del turismo, Le risorse naturali vengono pertanto aggredite come se fossero illimitate. Il fondo del barile viene così  grattato irrimediabilmente.

Nel Cilento le fasce dunali erano ricche del pancratium maritimum: Paestum, Castellabate, Marina di Ascea, Centola-Palinuro, Vibonati, per citarne le più estese, ma sono ormai ridotte a piccole aree superstiti.

Per proteggere il raro e delicato giglio di mare, il comune di Castellabate, nel cuore del Parco nazionale del Cilento, ha emanato tempo fa un’ ordinanza. Infatti  il suo habitat ideale è sulle dune sabbiose, in posizione retrodunale. Pianta protetta a rischio di estinzione per la scomparsa dei siti idonei per il suo ciclo vitale, dovuto al  calpestio estivo dovuto al turismo,  alla recisione del fiore e per il posizionamento sempre crescente e invasivo di lidi balneari.

Ebbene, sulla lunga spiaggia delle Saline nel comune di Centola Palinuro quest’anno la fascia dunale, al km 5 della via delle Saline (ss 447), è stata letteralmente compromessa con mezzi meccanici pesanti che hanno tagliato alla base la vegetazione psammofila tra cui l’abbondate giglio di mare.

Il nome scientifico del giglio di mare deriva dal greco “Pankráton”, che significa “tutta forza”, mentre “maritimum” deriva dal fatto che è una pianta caratteristica della fascia costiera. È una bulbacea, con una capacità di resilienza notevole, ma se viene tagliata quando è in piena attività vegetativa, quando cioè fiorisce e produce i semi, ovvero tra luglio e agosto, diventerà sempre più difficile che si riproduca e diffonda,  con i lidi costruiti inoltre proprio sopra di essa.

L’esposto delle associazioni alla procura è subito partito appena è stato notato lo scempio. E stato fatto presente  che “ l’area in oggetto rientra nel SIC e ZPS IT8050008 del Parco Nazionale;  che la duna con la sua vegetazione psammofila tra cui il pancratium maritmun è d’importanza comunitaria ( Direttiva Habitat 92/ 43/Cee relativa alla conservazione degli habitat naturali, nonché della fauna e  flora selvatiche); che la Convenzione di Barcellona del 1976, modificata nel 1995, prevede tra l’altro “la protezione e preservazione della diversità biologica” quale valore di eco-servizio irrinunciabile; che la spiaggia con la fascia dunale è stata insignita del riconoscimento di Bandiera blu 2014, riconoscimento molto ambito, attribuito a quelle spiagge che “rispettano l’ambiente e la natura”; che infine la spiaggia è da due anni un luogo di nidificazione della Caretta caretta”.

Il Club Elea per l’Unesco (il Parco è Patrimonio dell’Umanità) ha recepito subito la gravità della compromissione della fascia dunale e ha diramato un documento indirizzato alle autorità competenti compresa la FEE Italia che assegna ogni anno le bandiere blu (riconoscimento del quale si fregia la spiaggia delle Saline.

Nel documento si precisa con decisione che “le autorità preposte dovranno attuare provvedimenti perché gli stabilimenti balneari, che nessuno vuole negare, non dovranno più essere dislocati sulla fascia dunale, nemmeno su palafitte (dal momento che il giglio fiorisce e si riproduce nei mesi estivi e ha bisogno di sole e di luce) per dar modo alla duna stessa di riformarsi, ed essere invece spostati al di fuori della duna, come avviene attualmente alla Cala del Cefalo di Marina di Camerota. La spiaggia potrà essere raggiunta con stretti sentieri compatibili, in modo da consentire alla stessa spiaggia di conservare l’ambito riconoscimento di bandiera blu, che viene attribuito a quelle spiagge che rispettano l’ambiente e la natura”.  

 

Paolo abbate

socio Fare Verde e Wwf