Per la crescita blu un tesoro da 100mila chilometri quadrati: il mare d’Italia

L'intervento del ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, in occasione del convegno sulla strategia marina in corso a LIvorno

[14 novembre 2014]

L’appuntamento di questi due giorni è di grande importanza perché mette assieme due temi che per troppo tempo sono stati separati, riguardo al mare ed in generale riguardo a tutte le tematiche ambientali: salvaguardia e sviluppo.

Oggi finalmente è passata e si sta sempre più diffondendo la consapevolezza che la tutela del patrimonio naturale non è un limite, un ostacolo alla crescita economica, bensì può e deve rappresentare una risorsa di crescita, un volano per nuova occupazione.

In questo ambito il mare per l’Italia, con i suoi 8 mila chilometri di coste, rappresenta una risorsa straordinaria che va, non ho paura ad usare questo termine, “sfruttata”. Ma non nel senso di consumata, sprecata, rovinata. Al contrario, il mare va sfruttato proteggendolo, valorizzandone il suo equilibrio e la sua biodiversità, promuovendo la sua enorme varietà che va protetta perché è un valore inestimabile e può innescare, o meglio potenziare e accrescere perché esiste già, una filiera sostenibile, che sia sempre più protagonista di quella “crescita blu”, la “blue growth” che è organica alle politiche europee, alla “marine strategy”.

Parlo ad addetti ai lavori ma vi invito a riflettere su un dato che spiega meglio di altri la nostra vocazione marina ma anche il nostro “dovere” di tutela nei confronti del Mediterraneo. L’Italia, accanto a 300 mila km quadrati di territorio, ha ben 100 mila km quadrati di acque territoriali. Il mare, il nostro mare è grande un quarto di tutta la penisola.

Il Ministero dell’ambiente è stato ed è avanguardia di questa impostazione, che mette il valore naturalistico al centro di uno sviluppo possibile, che coniuga come parti essenziali del medesimo percorso tutela e crescita economica.

Oggi l’Italia vanta il più ampio sistema di aree marine protette d’Europa, con 27 siti dal nord al sud e alle isole e 6 parchi nazionali che hanno nel loro perimetro tratti di mare. Sono aree di enorme suggestione che rappresentano altrettanti poli di attrazione turistica, che stanno costruendo attorno ad una natura rispettata e difesa un valore economico di assoluto rilievo.

Da quando, meno di un anno fa, mi sono insediato al ministero, l’impegno in questo campo è stato costante e univoco.

Abbiamo rimesso in moto il meccanismo per la creazione di nuove aree marine protette (in Sicilia, Sardegna, Puglia, Marche) che attendevano da tempo l’avvio dell’iter.

Per le aree marine abbiamo avviato un sistema di valutazione delle capacità gestionali che misura i risultati effettivi dei programmi e dei progetti attuati, definisce la distribuzione delle risorse sulla base delle capacità gestionali, con assoluta trasparenza e con i dati pubblicati sul sito del Ministero.

Mare come risorsa quindi, ma anche come responsabilità.

Di questo mare siamo custodi sempre, ma abbiamo avuto recentemente una occasione in cui lo siamo stati di più, una occasione straordinaria che ha richiesto la massima attenzione e il massimo impegno dello stato per la difesa del suo mare che ha rischiato davvero un disastro ecologico.

Mi riferisco al naufragio della “Concordia” e di tutte le operazioni che hanno portato alla fine, questa estate, al suo trasferimento a Genova.

In quella occasione siamo stati forse considerati troppo rigidi con le nostre 47 prescrizioni, ma il trasferimento nel cuore del Mediterraneo di quella che poteva diventare una bomba ecologia, all’interno un’area delicatissima, con una rotta che attraversava il Santuario dei Cetacei, richiedeva un’attenzione inedita. Una attenzione che ci è stata richiesta anche dai preoccupati amici francesi con il loro ministro Segolene Royale che poi ha preso atto che a nessuno più che a noi sta a cuore la salute del Mediterraneo.

E’ andato tutto bene, un’operazione mai tentata prima si è conclusa senza danni per l’ambiente a parte quelli legati all’evento-naufragio. Ora dovremo concludere il lavoro riportando il mare e i fondali dell’isola allo stato pre-naufragio. Devo ringraziare i tecnici del ministero per non aver mollato mai ed aver chiuso la parte più delicata dal punto di vista ambientale della vicenda Concordia con un risultato positivo.

Il Tirreno sul quale siamo affacciati richiede una particolare attenzione, è un mare di grande bellezza, un crocevia da millenni di civiltà e di economie. Per il Tirreno abbiamo messo in atto interventi speciali, come quello di dichiarare area sensibile una rotta internazionale come le bocche di Bonifacio, come il lavoro avviato per rimettere in moto il Santuario dei Cetacei, e come il progetto più ampio che abbiamo avviato di realizzare proprio qui nel Tirreno una “zona di protezione ecologica”.

Per proteggere questo nostro mare chiuso, risorsa naturale e volano economico, stiamo lavorando per potenziare la flotta anti-inquinamento del ministero e per definire anche dei controlli satellitari anti-inquinamento.

Abbiamo introdotto nel decreto “Ambiente protetto” una norma contro le carrette del mare. La legge ha inasprito le sanzioni per chi inquina, prevedendo le sanzioni finora destinate solo alle compagnie di navigazione in caso di colpa per incidenti che causino sversamenti di idrocarburi, anche per le compagnie petrolifere.

Abbiamo già la normativa più restrittiva d’Europa per le trivellazioni off-shore, tema sul quale abbiamo un costante dialogo con il parlamento ed in particolare con la commissione ambiente del Senato.

Con la stessa attenzione stiamo seguendo, con la commissione ambiente della Camera, la questione del tenore di zolfo nei carburanti delle navi, particolarmente delicata nell’Adriatico.

Per proteggere il nostro mare e le nostre coste abbiamo infine avviato con il nostro Reparto Ambientale Marino delle Capitanerie di Porto Guardia costiera due campagne di monitoraggio delle attività che minacciano l’ambiente, che ha portato alla denuncia di centinaia di illeciti, a sequestri nel segno della tolleranza zero verso i reati ambientali.

Oggi qui incardiniamo dentro il lavoro di protezione un progetto di sviluppo socio-economico che sarà discusso da tutte le istanze istituzionali, nazionali e locali.

E’ il miglior regalo che possiamo fare al nostro mare. Buon lavoro.