Il “cucciolo di foca” avvistato nel Tirreno era in realtà una lontra

Come spiega l’esperto Emanuele Coppola, che ha continuato la caccia agli indizi, si tratta di «un altro mammifero acquatico che normalmente frequenta gli ambienti fluviali»

[31 agosto 2017]

Ci sono interessanti sviluppi relativi all’avvistamento di foca monaca nelle acque antistanti la spiaggia di Caprioli, poco a nord del promontorio di Palinuro. Dopo aver raccolto la testimonianza della signora Anna Maria Guida, che avevo giudicato attendibile e interessante al punto da spingermi a scrivere un primo resoconto con le mie considerazioni sulla vicenda, il mio impegno nel cercare ulteriori riscontri non è però venuto meno. Era, a mio parere, assolutamente necessario riuscire a raccogliere altre testimonianze, rintracciando almeno alcune delle tante persone presenti, per verificare la compatibilità delle diverse descrizioni che ne sarebbero potute scaturire. Devo ringraziare per il suo impegno Carmelo Fusco, più volte da me sollecitato e che, lo devo ammettere, ha svolto perfettamente un compito non facile.

Solo ieri sera, a dieci giorni dall’avvistamento, Fusco è riuscito a fornirmi il numero di una persona che era sul posto, precisamente in acqua ma leggermente più al largo rispetto alla piccola folla urlante descritta da Anna Maria. Salvatore Normale, questo il suo nome, è in acqua con i suoi due figli quando sente distintamente numerose grida provenire da un gruppo di persone situate a circa metà strada tra lui e la riva. Si trova quindi con una prospettiva opposta rispetto a quella che aveva la prima persona da me intervistata, cioè Anna Maria.

Vista da questa nuova prospettiva la folla appare meno compatta, costituita inizialmente da una decina di persone che poi aumentano di numero nel volgere di pochi minuti. Le grida, che Salvatore ode distintamente, dicono che c’è una foca in mare e invitano le persone in acqua ad allontanarsi. Salvatore è per un verso incuriosito e attratto dalla possibilità di osservare questo animale, che doveva trovarsi proprio nel tratto di mare davanti a lui. D’altra parte è anche un poco preoccupato, per la presenza dei due bambini al suo fianco. La profondità dell’acqua, nel punto in cui si trova Salvatore, è di circa un metro e la sua preoccupazione è quella di tenere stretti al suo fianco i figli. Riesce comunque a vedere distintamente l’animale che nuota proprio verso di loro, evidentemente allontanandosi dalla folla urlante.

Nel procedere della mia intervista, è bene chiarire subito questo punto, chiedo al mio interlocutore la cortesia di descrivermi nei minimi particolari tutto ciò che è in grado di ricordare. La prassi che utilizzo in questi casi è quella di non interrompere la descrizione con mie indicazioni, che potrebbero in qualche modo influenzare o condizionare la descrizione fornita dal mio interlocutore. In molti casi simili, in passato, ho potuto anche registrare tutta la conversazione, ma non in questo caso. Tutti gli elementi forniti da Salvatore sono perfettamente allineati e compatibili con quelli che mi aveva fornito in precedenza al signora Anna Maria. Musetto con vistosi baffetti, occhi grandi e neri, pelame molto scuro, praticamente nero o quasi, movenze sinuose.

L’animale arriva a circa dieci centimetri da Salvatore, poi effettua una brusca virata a centottanta gradi e qui Salvatore non resiste alla tentazione di allungare la sua mano e toccare il dorso l’animaletto. Anche la lunghezza del corpo collima perfettamente con quella che mi aveva indicato Anna Maria, circa un metro.

Ma ora veniamo al punto cruciale. Salvatore mi descrive in ultimo la coda dell’animale. “Come?”, Chiedo io. «Sì, sì, la coda”, conferma lui. Aveva una bellissima coda lunga circa un terzo del suo corpo, forse anche di più, circa cinquanta centimetri. Bene, forse ora molti di voi avranno già capito: le foche non hanno la coda o almeno l’hanno ma di dimensioni estremamente ridotte, un pennacchio tondeggiante di pochi centimetri, nascosto alla base delle grandi pinne caudali. Mi sono soffermato su questo particolare che giudicavo di notevole interesse e la descrizione ancor più dettagliata fornita da Salvatore fugava ogni mio residuo dubbio. La coda era descritta come molto larga alla sua attaccatura, poi rastremata fino a terminare in forma quasi appuntita.

Ebbene sì, si trattava di una lontra e non di una foca. La lontra è un mammifero acquatico carnivoro che non appartiene alla famiglia dei pinnipedi, ma a quella dei mustelidi. È un animale la cui intera esistenza è legata all’ambiente fluviale. Anche le lontre, come gran parte dei carnivori selvatici del nostro paese, è stata per anni considerata in grave pericolo di estinzione. Scomparsa da molte regioni, ma non da tutte. Campania e Basilicata sono proprio le due Regioni dove questi animali hanno resistito meglio che altrove. E probabilmente anche per loro le cose in questi anni sembrano molto migliorate.

Un esperto di lontre, da me subito consultato, mi ha confermato che pur non essendo mai stata osservata in mare, sono noti alcuni ritrovamenti di tracce lungo le coste campane in posizioni che potevano essere raggiunte solo via mare. Non deve quindi sorprendere più di tanto questa segnalazione, che comunque resta un dato di grande interesse per chi studia questi animali e anche per me. Pur non essendo la lontra la mia specie “totem” mi rallegro di questa bella segnalazione che mi riporta alla mente le lunghe ore passate con mio figlio Valerio ad osservare le lontre a caccia di crostacei durante la bassa marea in un fiordo scozzese. Infine pur dovendo giustamente correggere parte delle mie indicazioni fornite nel  testo recentemente pubblicato da Greenreport, vorrei cogliere l’occasione per ribadire che comunque gran parte delle cose da me indicate in quello stesso testo restano del tutto valide, come anche il fatto che le foche siano già da alcuni anni certamente presenti nel Mar Tirreno. Si tratta solo di mantenere alta la nostra attenzione e sono certo che presto capiteranno altre occasioni di incontro anche con la mia “adorata” foca monaca.

di Emanuele Coppola, Gruppo foca monaca, per greenreport.it