Da dove vengono i cani? Una grande ricerca mondiale sull’origine della domesticazione

Ma solo un quarto dei cani del mondo è davvero un animale domestico

[19 gennaio 2016]

Cani Larson

I cani accompagnavano gli esseri umani nel loro cammino prima che allevassero mucche, capre e maiali, prima che inventassero l’agricoltura e la scrittura, che avessero case permanenti e sicuramente molto prima che addomesticassero i gatti. Ma gli scienziati stanno ancora discutendo dove e quando abbia avuto origine questo antichissimo legame tra due specie diverse e le risposte potrebbero venire da un nuovo studio internazionale, capeggiato dall’università britannica di Oxford, al quale il New York Times  dedica  un lungo articolo.

James Gorman scrive che «Gli scienziati hanno messo a punto un ampio quadro delle origini dei cani. Prima di tutto, i ricercatori concordano sul fatto che si sono evoluti dai lupi antichi». Si pensava che tutto fosse e cominciato quando dei cacciatori-raccoglitori hanno trovato un cucciolo di lupo in una tana e, invece di ucciderlo, lo hanno addomesticato. Ma ora gli scienziati non pensano che questa ricostruzione semplicistica possa spiegare la complicata domesticazione del cane, anche perché i lupi, anche i cuccioli, sono difficili da addomesticare. Molti ricercatori pensano che sia più credibile che sia stato il lupo-cane a scegliere di stare con l’uomo.

Alcuni lupi più coraggiosi e confidenti con gli uomini avrebbero seguito i cacciatori per cibarsi dei resti delle loro prede, poi si sarebbero sempre più avvicinati agli accampamenti umani e si sarebbero auto-addomesticati, rendendo la loro presenza più familiare ai nostri antenati e poi cominciando a fare molti figli che traevano vantaggi dalla vicinanza con gli uomini. Ad un certo punto i lupi sarebbero diventati «Il ​​mendicante scodinzolante che ora è celebrato come il migliore amico dell’uomo», scrive James Gorman sul New York Times.

Altri ricercatori si la fedeltà dei cani verso l’uomo sia solo questione di istinto o se si sia evoluta per permettere al cane di fare una vita più comoda che quella di correre dietro a un cervo. Raymond Coppinger, professore emerito di biologia all’Hampshire College, nel suo libro “Dogs” del 2001 dice che il migliore amico dell’uomo in realtà potrebbe essersi evoluto come un nostro parassita.

Inoltre gli scienziati ci ricordano un dato che per gli occidentali è strabiliante: dei circa un miliardo di cani che vivono nel mondo, solo 250 milioni circa sono animali domestici, il resto vive randagio nei villaggi, cibandosi di rifiuti, attaccando il bestiame e causando ogni anno  migliaia di morti per rabbia tra gli uomini. A volte sono amichevoli, ma non si può proprio ire che i cani che scorrazzano per i Paesi in via di sviluppo siano proprio i migliori amici dell’uomo. .

Ma i cani moderni sono ormai molto diversi dai lupi: mangiano tranquillamente in presenza degli uomini, mentre i lupi non lo fanno, hanno crani più larghi e musi più corti, quelli addomesticati non vivono più in branchi e non sembrano sentirne davvero il bisogno.  I lupi sono teritoriali e il capo-branco si accoppia con la femmina dominante e allevano insieme i cuccioli, i cani sono completamente promiscui e i maschi non mostrano particoliari attenzioni verso la loro prole.  Però i cani e i lupi possono ancora incrociarsi e alcuni scienziati non sono convinti che  siano ormai due specie davvero diverse.

Ma è soprattutto il passato del cane ad essere ancora avvolto nell’oscurità,  prove archeologiche dimostrano che i cani sarebbero stati addomesticati circa 15.000 anni fa e che 14.000 anni fa  dei cani venivano seppelliti, a volte insieme a esseri umani. Ma alcuni biologi sostengono, basandosi sul DNA e sulla forma di teschi antichi, che l’addomesticamento del cane è avvenuto ben prima di 30.000 anni fa.

Un altro problema è dove è avvenuta la prima domesticazione del cane. Sempre studiando il DNA,  negli ultimi anni  sono emerse le ipotesi che i cani siano originari dell’Asia orientale, della Mongolia, della Siberia, dell’Europa e dell’Africa. Greger Larson, un biologo nel dipartimento di archeologia presso l’Università di Oxford, spiega che una delle ragioni di queste teorie contrastanti è che «La genetica del cane è un disastro. La maggior parte delle razze canine sono state “inventate” nel XIX secolo, in un epoca di ossessione per i cani, il folle vortice frullatore gigante vittoriano della  frenesia europea per l’allevamento dei cani».  Quel frullatore, gli incroci casuali, gli incroci con i lupi in tempi diversi negli ultimi 15.000 anni, hanno creato la maionese impazzita della genetica del cane, che ha ingredienti molto difficili da identificare. Larson è convinto che per decifrare la ricetta bisognerebbe realizzare un grande database di DNA antico da aggiungere alla genetica canina moderna e con Keith Dobney, dell’università di Aberdeen, ha convinto  i migliori ricercaori mondiali del settore a partecipare al progetto “Deciphering dog domestication through a combined ancient DNA and geometric morphometric approach” che, nonostate le opinioni diverse di quasi tutti i ricercatori che ci lavorano, ha fatto grossi progressi.

Il super-team di Larson vuole stabilire se il processo di addomesticamento sia avvenuto circa 15.000 anni fa oppure ben 30.000 anni fa (un reperto risale addirittura a 32.000 anni fa) e in quale regione sia iniziato e se la sua diffusione sia coincisa con le migrazioni umane che hanno portato i nostri progenitori ad incontrarsi con gli uomini di Neanderthal .

Ma perché, anche in una società come la nostra dove i cani sono ormai considerati parte delle famiglie umane, preoccuparsi così tanto dell’origine dell’addomesticamento dei cani? Perché secondo Larson e i suoi colleghi potrebbe essere stato uno spartiacque: «Forse, dall’addomesticamento del cane a un certo livello prende il via tutto  il cambiamento nel modo in cui gli esseri umani sono coinvolti e rispondono e interagiscono con l’ambiente. Io non credo che sia una ipotesi travagante».