La parola all’ex presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

Dal Giglio a Genova: tutta la natura che la Concordia potrebbe mettere a rischio

Alle roulette del relitto è stata pronunciata la frase di rito: les jeux sont faits. Ma la pallina gira ancora

[18 giugno 2014]

Sono passati due anni, cinque mesi e qualche giorno dal tragico naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio. Quella notte una nave “supertecnologica e inaffondabile” si è aperta come una scatoletta di tonno andando a sbattere contro uno scoglio affiorante, e si è adagiata, come una grande balena morente, sulla costa granitica. Inchini avventati, errori umani, guasti alla apparecchiature, sono le cause della tragedia al vaglio della magistratura. Poi la grande impresa che ha portato al galleggiamento del relitto e oggi i problemi legati al suo trasporto per lo smantellamento.

Sembra che alla roulette della Costa Concordia il croupier abbia pronunciato la fase di rito: “Rien ne va plus, les jeux sont faits”. In un giorno compreso fra il 13 luglio e l’8  agosto, quando le previsioni meteo mare assicureranno «almeno per cinque giorni» onde più basse di due metri nell’alto Tirreno e nel Mar Ligure, la Costa Concordia inizierà il suo viaggio, trainata da due rimorchiatori, scortata da vascelli anti-inquinamento, verso Genova. La rotta si svilupperà tutta entro Pelagos, il Santuario internazionale dei Cetacei, istituito una quindicina di anni fa fra Italia, Francia, Principato di Monaco.

Il relitto, con le sue tonnellate di idrocarburi, sostanze e materiali inquinanti, variamente tossici e nocivi, punterà a sud verso Giannutri, il lembo più meridionale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, per virare repentinamente verso occidente lasciando a dritta Montecristo, con la sua patente di Riserva naturale biogenetica europea, per puntare decisamente a nord alle vaste praterie di posidonia dell’Affrichella e di Pianosa – un delicato ambiente marino che rappresenta la più vasta “ nursery” ittica dell’alto Tirreno -, più o meno all’altezza della Riserva Naturale dello Stagno di Biguglia, che a sud di Bastia protegge rari endemismi e tappe uniche nelle migrazioni dell’avifauna dall’Europa all’Africa. Poi la navigazione si svilupperà fra l’Elba e la Corsica, per arrivare a Capraia, altra perla del Grande Mare Toscano, di fronte alle magie della riserva marina di Finocchiarola e Giraglia in Corsica. Lasciando quindi ad oriente la Gorgona, il tassello più settentrionale del Parco Nazionale, si entra nella parte più delicata e preziosa di Pelagos, dove delfini e  balenotteri accompagneranno la Costa Concordia e il suo seguito, fino a Genova.

Ho avuto l’onore di presiedere il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano nei delicati momenti della sua istituzione e di partecipare in tale veste ai difficili incontri per la creazione di Pelagos. Da allora sono stati superati tanti ostacoli e raggiunti buoni traguardi per la difesa di un ecosistema marino i cui valori unici di natura e civiltà si accompagnano a quelli di un’economia turistica del mare e delle sue coste, imperniata e consolidata da quegli stessi valori. Non possiamo che domandarci, insieme a tanti, è giusto mettere a rischio tutto questo, senza avere ascoltato l’Autorità del Porto di Piombino e senza esaminare attentamente la possibilità di disporre, entro il 30 settembre, di un porto per raggiungere il quale basta un giorno di navigazione? Possono un paio di mesi di attesa per la rimozione del “rifiuto speciale”, il relitto della Costa Concordia, bilanciare il rischio? Alle roulette della Costa Concordia è stata pronunciata la frase di rito, ma la pallina gira ancora.