Il progetto Plastic busters presentato alla First Siena Solutions Conference

Dall’università di Siena al Mar Mediterraneo, il viaggio dei ricercatori acchiappa-plastica

L’obiettivo della barca-laboratorio sarà quello di fotografare lo stato delle plastiche riversate nel Mare Nostrum

[4 luglio 2013]

Dei 3 miliardi di rifiuti che invadono il Mar Mediterraneo, tra il 70 e l’80% è costituito da plastica che contamina la fauna marina e la catena alimentare, fino al pesce che arriva sulle nostre tavole: i ricercatori dell’università di Siena, da tempo impegnati nel monitoraggio della salute degli animali e delle acque marine, oltre alle dimensioni di questa impressionante zuppa di plastica ricordano che molta finisce ingurgitata dagli ignari abitanti del Mare Nostrum. Nello stomaco di una sola tartaruga, ad esempio, i ricercatori hanno trovato fino a 143 frammenti di plastiche di tutti i tipi.

A causa della dimensione raggiunta dal problema non è più possibile procrastinare, ed ecco che i ricercatori senesi hanno sfoderato oggi alla Certosa di Pontignano – all’interno della conferenza internazionale First Siena Solutions Conference Sustainable Development for the Mediterranean Region – il progetto Plastic busters.

Si tratta di un progetto – che fa parte delle 5 solutions che saranno presentate domani, nella giornata conclusiva dell’evento senese – portato avanti dal dipartimento di Scienze fisiche, della terra e dell’ambiente dell’università di Siena, sotto la direzione della professoressa Maria Cristina Fossi. Il progetto  ha già ottenuto l’adesione di 30 enti di ricerca e istituzioni internazionali e si avvale di strumenti di analisi e procedure validate in numerose campagne di monitoraggio sulla salute degli animali marini.

L’obiettivo finale degli acchiappa-plastica è quello di fare una “fotografia” completa delle macro e microplastiche riversate nel Mediterraneo, con le loro conseguenze nefaste sull’ambiente marino e sulla salute della sua fauna. Se infatti per risolvere il problema della plastica gettata in mare non si può che risalire alla fonte – dalla mano incivile di chi inquina gettando in acqua i propri rifiuti fino a risalire a un sistema economico che non vuole ancora seriamente impegnarsi per chiudere correttamente il ciclo della propria catena produttiva (che inevitabilmente crea rifiuti, che dunque vanno gestiti) – indagare gli effetti finali di una catena di perverse negligenze potrà forse aiutare a innalzare la nostra asticella sociale di responsabilità.

La barca-laboratorio ecosostenibile viaggerà dunque dalla Toscana fino a Gibilterra, poi verso la Tunisia, l’Egitto, la Grecia e, dopo tre mesi di navigazione, risalendo l’Adriatico approderà a Venezia. A bordo, un’équipe internazionale di ricercatori farà il campionamento  delle acque e, attraverso tecniche di autopsia che non comportano danni per gli animali, e sofisticate analisi eco tossicologiche, verrà controllato lo stato di salute delle specie “sentinella”: le balene, gli squali e le tartarughe, gli animali che per eccellenza subiscono i danni dell’inquinamento da plastica.

Ricerca, divulgazione al pubblico durante le soste nei porti, creazione di relazioni istituzionali e altri importanti obiettivi fanno parte del progetto Plastic busters, che mira a concordare con tutti i Paesi del Mediterraneo strategie concrete nella gestione sostenibile di quella materia che è uno dei simboli, nel bene e nel male, dell’uomo moderno: la plastica.