Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Daniza, l’orsa braccata. La posizione del Wwf sul caso trentino

Il comportamento dell’animale va inquadrato nel suo significato biologico

[19 agosto 2014]

Il presidente del WWF Italia Donatella Bianchi, facendo i suoi auguri di pronta guarigione al signor Daniele Maturi e apprezzando la freddezza con cui ha affrontato l’aggressione di un’animale selvatico lo scorso 15 agosto, si dichiara “indignata” e chiede che le amministrazioni competenti che dovranno assumere i provvedimenti conseguenti all’aggressione dell’orsa Daniza operino con la massima scientificità e rigore, rinunciando a soluzioni “di comodo” sbrigative o demagogiche, e valutando con serenità e calma tutti gli elementi, umani, animali e ambientali, volontari ed involontari che contribuiscono a definire il contesto in cui tale aggressione è avvenuta.

Il WWF ricorda che il decisore istituzionale è nella facoltà di autorizzare la cattura o l’abbattimento dell’orsa, ma il WWF chiede che, prima di mettere in atto qualsiasi risoluzione di questo tipo, venga lasciato il tempo necessario per un approfondimento su come l’incidente sia accaduto e per un monitoraggio dell’animale che meglio tratteggi gli attuali atteggiamenti e comportamenti dell’orsa.

Il WWF auspica inoltre, nella formulazione dei provvedimenti, una particolare attenzione alla presenza dei due cuccioli: se Daniza é un esemplare adulto, di età tendenzialmente avanzata e con un potenziale riproduttivo già ampiamente espresso, ai due giovani, peraltro non responsabili di alcun comportamento aggressivo, va garantita la possibilità di diventare adulti in grado di sopravvivere nell’ambiente selvatico.

In riferimento all’aggressione di cui in data 15/08/2014 il sig. Daniele Maturi di Pinzolo (TN) é stato oggetto da parte di un orso bruno femmina (Daniza) accompagnata da due cuccioli, il WWF desidera in primis esprimere il loro apprezzamento al sig. Maturi per la presenza di spirito e la freddezza con cui ha fatto fronte alla situazione, evitando che la risposta aggressiva di una madre, inevitabilmente determinata a proteggere la prole, sortisse conseguenze più gravi per la persona. Si potrebbe dire che, complice il maltempo persistente (che ha probabilmente fatto abbassare la guardia a molti animali selvatici nei confronti della presenza di uomini in giro per i boschi), la sfortunata casualitá di essere involontariamente finito, in cerca di funghi, troppo a ridosso dei tre plantigradi, sia stata compensata dalla fortunata casualitá di una prestanza fisica e di un sangue freddo che gli hanno permesso di tener testa (e concludere senza troppi danni) all’inevitabile risposta dell’animale e non si può che essere felici che l’incontro non abbia avuto altri epiloghi.

Quanto all’evento in sé (ed ai provvedimenti che allo stesso faranno seguito ad opera dell’amministrazione provinciale), le delegazioni WWF auspicano ed invitano la collettivitá ed i decisori ad un’analisi dell’accaduto che sia il più possibile oggettiva e scientifica e dalla quale vengano banditi tutti gli approcci emozionali, demagogici e strumentali.

Pur riconoscendo che l’aggressione di un uomo da parte di un animale selvatico ha su chiunque dei risvolti emotivi che sono estremamente difficili (per non dire impossibili) da tralasciare, in quanto affondano nella dimensione antropologica ancestrale dell’uomo e del suo timore di divenire preda, si vorrebbero portare all’attenzione del dibattito pubblico e del processo decisionale che porterá ai prossimi provvedimenti le seguenti considerazioni:

  • l’aggressione dell’orsa, per quanto potenzialmente in grado di portare a conseguenze estremamente serie e gravi non va in alcun modo considerata come un comportamento predatorio o deliberatamente aggressivo dell’animale contro l’uomo (l’orso bruno europeo non preda neppure occasionalmente la nostra specie) ma come la (purtroppo) inevitabile risposta di una madre con cuccioli nei confronti di un altro grosso mammifero
  • l’ escursionista nella fattispecie- che abbia scientemente o incoscientemente varcato la distanza minima di sicurezza dai cuccioli, al di sotto della quale ogni organismo macroscopicio viene percepito dall’orsa come una possibile minaccia alla propria prole.

In altre parole, per quanto pericolosa (potenzialmente mortale), la carica di Daniza sull’uso o non viene portata a termine per uccidere, ma per dissuadere l’intruso e costituisce un comportamento “fisiologico” per proteggere l’investimento parentale che l’orso condivide con qualsiasi altro mammifero femmina in analoghe condizioni (a tal proposito pare utile ricordare che il 28/7/2014 nella Stubaital, Tirolo del Nord – Austria, una decina di vacche con vitelli in condizioni di alpeggio brado hanno caricato ed ucciso a cornate un’escursionista germanica che attraversava il loro pascolo con un cane la guinzaglio -predatore” scatenante il timore e l’intensa risposta di “offesa difensiva”- e che nel mese successivo, sempre  in Tirolo del Nord, si sono avuti altri due attacchi -uno con ospedalizzazione del malcapitato, uno con contusioni varie- di bovini femmine con cuccioli contro persone -una con cane, una senza- che, agli occhi dei bovini, apparivano evidentemente come elementi di minaccia non trascurabile);

– nel protocollo del PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali), sottoscritto dalle Provincie Autonome di Trento e Bolzano, dalle regioni Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, dal Ministero dell’Ambiente e dall’allora Istituto per la Fauna Selvatica (ora Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ISPRA), l’attacco da parte di una femmina con cuccioli rientra effettivamente tra i comportamenti che definiscono un orso come “pericoloso” ed in una scala di pericolosità con 20 valori possibili (dove 1  indica il livello minimo di pericolosità, cioè “orso che scappa immediatamente” e 20 indica il livello massimo di pericolosità, cioè “orso che attacca senza essere provocato”) occupa la posizione 16; per gestire tale eventualità PACOBACE prevede siano possibili sia azioni leggere (intensificazione del monitoraggio tramite radio-collare), sia azioni pesanti (cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio, cattura con captivazione permanente, abbattimento), ma suggerisce al contempo una valutazione caso per caso, tenendo conto del contesto, dei comportamenti pregressi e e della possibile reiterazione dei comportamenti pericolosi.

– il Progetto LIFE Ursus è una realtá sovraprovinciale, sovraregionale e sovranazionale e la popolazione urina che ne é scaturita rappresenta un valore ed un impegno altrettanto condiviso tra provincie, regioni e nazioni delle Alpi Centrali; il WWF ritiene quindi una prassi irrinunciabile il fatto che qualsiasi operazione decisionale o provvedimento sugli orsi bruni delle Alpi Centrali sia frutto non di ordinanze particolaristiche di questa o quella amministrazione provinciale o regionale, bensì di una concertazione e di un percorso compartecipato tra enti locali, Ministero dell’Ambiente e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientle: la pluralità di soggetti viene considerata un requisito essenziale ed irrinunciabile per un’attendibilitá ed un carattere non delle decisioni.

Con l’auspicio che le sopraddette considerazioni trovino ascolto ed udienza, il WWF ribadisce ancora una volta la dimensione “alpina” come l’unico orizzonte possibile e plausibile per la gestione e la soluzione di qualsiasi aspetto controverso o socialmente problematico inerisca il futuro delle popolazioni di Grandi Carnivori sulle Alpi.

di WWF Italia