Danni della fauna selvatica, il Parlamento si impegna a tutelare allevatori e lupi

La Commissione agricoltura della Camera approva una risoluzione per la tutela della zootecnia e dei predatori

[20 giugno 2013]

I lupi tornano a preoccupare gli allevatori anche in Italia, e la Commissione agricoltura della Camera ha approvato la risoluzione “Iniziative in materia di danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica o inselvatichita”, che è una positiva richiesta di impegno al Governo a dare seguito a molte delle richieste giacenti da anni sull’argomento grandi carnivori e loro danni diretti e indiretti.

Il testo, presentato da un folto gruppo di deputati (Faenzi, Oliverio, Massimiliano Bernini, Catania, Schullian, Luciano Agostini, Antezza, Anzaldi, Cova, Covello, Ferrari, Fiorio, Gallinella, L’Abbate, Marrocu, Taricco, Tentori, Terrosi, Venittelli),  ricorda «Le rilevanti criticità determinate dai danni causati all’agricoltura e alla zootecnia da alcune specie di fauna selvatica o inselvatichita hanno assunto negli ultimi anni dimensioni notevoli, con ripercussioni allarmanti che incidono negativamente, oltre che sui bilanci economici delle aziende agricole, più in generale sull’equilibrata coesistenza tra attività umane e specie animali».

Già nel corso  della XVI legislatura la Commissione agricoltura della Camera aveva svolto un’indagine conoscitiva sul fenomeno, alla quale ha fatto seguito l’esame di proposte di legge per adeguare il quadro normativo vigente, cosa che non è stato possibile concludere nella passata legislatura.

I deputati sottolineano che «il fenomeno dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche assume tuttavia, in alcuni casi denunciati costantemente dagli agricoltori, i connotati di una vera e propria emergenza, che sollecita l’avvio urgente di iniziative da parte delle istituzioni pubbliche, volte a prevedere un sistema adeguato di misure preventive e di contrasto;  in alcune aree del territorio nazionale ad alta vocazione agricola, si è potuto constatare, in particolare, un incremento della frequenza di attacchi da parte di lupi o altri canidi selvatici agli allevamenti di ovini che ha causato un inasprimento della tensione sociale, soprattutto tra gli allevatori, nonché gravi danni al patrimonio zootecnico, con la conseguente cessazione dell’attività per molte aziende operanti nel settore, specie nelle aree interne ed economicamente più svantaggiate».

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha rilevato che nel nostro Paese i lupi, dopo aver rischiato l’estinzione, si sono riadattati a sopravvivere in piccoli branchi in alcune aree isolate dell’Appennino centrale e meridionale, per poi riapparire in vaste zone dell’intero Appennino e nelle Alpi Marittime, estendendo il loro areale anche ad aree a forte vocazione rurale e zootecnica e densamente popolate dall’uomo.

La Commissione agricoltura evidenzia che «Le aggressioni, secondo quanto risulta da numerose valutazioni e ricerche scientifiche, sembrano siano imputabili non solo al lupo, ovvero alla specie identificata e tutelata dalla direttiva 92/43CE (cosiddetta «direttiva habitat»), ma anche ad altre tipologie di canidi selvatici, come i cani inselvatichiti e gli esemplari ibridi nati dall’incrocio tra lupi e cani vaganti rinselvatichiti, che mostrano lo stesso comportamento del lupo e la stessa capacità di attacco al bestiame domestico; la presenza degli ibridi, confermata da analisi di laboratorio svolte in diverse aree rurali, pone anche il difficile problema di assicurare la piena applicazione della “direttiva habitat” suindicata, che richiede di proteggere le specie dalla competizione con varietà simili e dall’inquinamento della loro identità genetica; gli ibridi sono infatti assenti dalla normativa nazionale e comunitaria e pongono problemi di natura legale, tecnica e scientifica finora trascurati, la cui soluzione appare oggi centrale anche per una strategia di conservazione del lupo; i problemi di gestione del territorio e gli strumenti per prevenire e ridurre i possibili conflitti tra le esigenze di tutela ambientale e quelle connesse all’esercizio delle attività economiche travalicano i confini regionali e chiamano in causa le responsabilità nazionali e anche quelle delle istituzioni europee, alla cui competenza normativa appartengono diversi aspetti coinvolti nel fenomeno».

Quindi, riguardo la presenza del lupo, occorre «Riaffermare la necessità di promuovere iniziative di analisi e di studio nonché proposte in sede europea per rendere più adeguato il quadro normativo di riferimento, al fine di introdurre gli strumenti più idonei a garantire un giusto equilibrio tra la presenza della fauna selvatica protetta e quella degli allevatori, nonché la stessa sopravvivenza di attività economiche essenziali per la produzione di alimenti, per favorire di reddito per le comunità locali e per la conservazione e valorizzazione del territorio».

Detto questo la Commissione agricoltura della Camera impegna il Governo: «A proseguire iniziative di monitoraggio, di studio e di ricerca, coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali preposti e le associazioni interessate, per individuare una strategia di sistema su scala nazionale per gestire i problemi esposti in premessa; Ad affidare all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il compito di definire un protocollo operativo e una banca dati per la raccolta a livello nazionale dei dati sui danni attribuiti alla fauna selvatica o  inselvatichita riguardanti le attività agricole e zootecniche ed i relativi indennizzi; A concordare con le regioni le modalità di gestione operativa da seguire sulla base del protocollo operativo, al fine di portare l’entità dei danni diretti e indotti al di sotto di una soglia di sopportazione fisiologica, riconducendoli nei limiti del normale rischio di impresa e garantendo, da un lato, gli introiti economici di chi lavora nel settore e, dall’altro, il regolare funzionamento degli ecosistemi; A promuovere, pertanto, nell’ambito della programmazione – nazionale e regionale – dello sviluppo rurale, quelle misure di prevenzione e di sostegno per i danni diretti e indotti causati dalle specie protette, promuovendo specifici bandi nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale per investimenti non produttivi destinati ad interventi strutturali da parte delle aziende agricole per la prevenzione dei danni da fauna selvatica; Ad adoperarsi al fine di favorire, nell’ambito della prossima programmazione della Pac 2014-2020, nei programmi di sviluppo rurale regionali una specifica misura per la prevenzione dei danni e per il cofinanziamento di strumenti di gestione del rischio (assicurazioni) anche per i danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica; A predisporre una adeguata procedura di verifica e di quantificazione del danno fondata su un protocollo basato su: una procedura standardizzata e rigorosa per la raccolta dati; personale tecnico specializzato, sottoposto a specifica formazione, incaricato dell’accertamento del danno da effettuare entro poche ore dalla predazione; a valutare l’opportunità di favorire lo sviluppo di un programma di erogazione di fondi per la conservazione dei grandi carnivori che riguardi anche l’aspetto dei danni diretti e indotti da questa eventualmente causati».

Per quanto riguarda le iniziative di conservazione del lupo, i parlamentari invitano il governo «Ad assicurare l’integrità della specie e la salvaguardia della sua identità genetica dal pericolo di ibridazione e contestualmente la tutela delle attività agricole, mediante una gestione e pianificazione delle attività di pascolo che determini un contenimento del fenomeno degli attacchi al patrimonio zootecnico; a tal fine, si dia seguito ai piani di gestione già messi a punto dall’ISspra – riportanti l’analisi dei danni, le misure di prevenzione, la regolamentazione del pascolo ed il risarcimento dei danni – da recepire e formalizzare con apposito atto; Ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni locali per approntare una efficace strategia per ridurre il fenomeno del randagismo e, stanziando le opportune risorse, per l’ormai improcrastinabile applicazione della legge n. 281 del 1991, recante “Norme per la tutela degli animali di affezione e la prevenzione del randagismo”, la cui inadempienza è la causa del fenomeno dei cani inselvatichiti ovvero a procedere, laddove necessario, all’esercizio dei poteri sostituitivi, nonché al commissariamento delle regioni e dei comuni che persistano nella inadempienza alla stessa legge n. 281 del 1991; Ad assumere in sede europea, previa verifica delle misure adottate da altri Paesi europei per fronteggiare problemi analoghi, le iniziative eventualmente necessarie per adeguare il quadro normativo vigente alle esigenze dell’agricoltura italiana, al fine di assicurare la sostenibilità delle attività agricole e zootecniche nel rispetto delle esigenza di tutela delle specie animali».