Ddl Madia e silenzio assenso, «un grave colpo alla tutela dei beni culturali italiani»

Cogliati Dezza: «Contro le lungaggini intervenire sulle inefficienze, non aumentare il rischio far west»

[16 luglio 2015]

urbanistica edilizia territorio

Agli ambientalisti non sono piaciute per nulla  le dichiarazioni del ministro Marianna Madia rilasciate oggi a La Repubblica e Marco Parini, presidente nazionale di Italia Nostra, conferma che la sua associazione «contesta nel modo più fermo il silenzio assenso nei procedimenti autorizzativi presso le Soprintendenze, contenuto nell’art.3 del disegno di legge delega Madia, approvato alla Camera e contro il quale il Consiglio nazionale del Ministero dei Beni Culturali e i vertici politici del Ministero si sono espressi autorevolmente con condivisione dello stesso ministro Franceschini. Una previsione, l’approvazione del DDL, che aveva già provocato una levata di scudi di Italia Nostra insieme a tutte le Associazioni di tutela e dell’intero mondo culturale».

Parini sottolinea: «Non si comprende come in un Governo che appare coeso, possa accadere che in seno alla legge delega del Ministro Madia sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi e dell’organizzazione della “macchina dello Stato”, si proceda approvando contenuti contestati dal Ministero competente. Si tratta dell’art.3 con il quale si introduce il silenzio assenso nei procedimenti autorizzativi delle Soprintendenze, i cui uffici, dotati di poco personale con funzione tecnico-scientifica, dovranno esaminare e provvedere alle migliaia di istanze per autorizzazioni entro 90 giorni per i quali, in difetto, interverrà il silenzio assenso. Una palese violazione dei principi volti alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico sanciti dall’art.9 della Costituzione e dall’obbligo della funzione di tutela contenuto nell’art.117 della stessa Costituzione. Una “tutela a tempo” per un patrimonio unico al mondo. Ove il percorso della legge delega, che peraltro contiene l’incredibile progetto di sciogliere il Corpo Forestale dello Stato assimilandolo genericamente al corpo dell’Arma dei Carabinieri, giunga ad approvazione, – conclude il Presidente di Italia Nostra – chiediamo sin da ora che il Governo, in sintonia con il Ministero competente, non faccia uso di questa delega superficialmente concessa dal Parlamento, non introducendo il silenzio assenso in un decreto legislativo, ma ottemperando alle ragionevoli richieste di celerità di esame delle domande di autorizzazione pervenute alle Soprintendenze assumendo architetti, storici dell’arte, archeologi, archivisti la cui presenza per pensionamenti e mancato turn over è ormai ridotta ai minimi termini».

Il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, risponde direttamente al ministro Madia: «La risposta è sbagliata. Senza dubbio. Se il Ddl Madia realmente volesse affrontare il problema dei tempi e delle modalità decisionali della pubblica amministrazione, dovrebbe intervenire sulle inefficienze e non provare a “cavarsela” con la legalizzazione della deresponsabilizzazione».

Secondo Cogliati Dezza, «I ritardi sono determinati da una somma di problemi che possono essere risolti solo accettando la sfida del cambiamento. La durata formale dei procedimenti è solo la conseguenza di istruttorie inadeguate, della frammentazione delle competenze ambientali ripatite tra troppi enti diversi, dell’inadeguata formazione del personale pubblico preposto alle istruttorie, delle carenze di organico, della necessità di doversi districare in una legislazione tracimante, spesso contraddittoria e di difficile applicazione, dell’incapacità di coinvolgere il pubblico prima dell’avvio dei procedimenti decisionali, innestando così i presupposti di conflitti territoriali infiniti».

Ma il presidente del Cigno Verde conclude: «Nessuno di questi nodi viene affrontato dal Ddl . Se l’obiettivo, come dice il ministro, ‘è costringere le amministrazioni a prendersi la responsabilità delle proprie decisioni’, perché non intervenire potenziando e riorganizzando gli uffici? Oppure perché, se ci sono dirigenti che non si prendono la responsabilità di firmare gli atti, non si fissano i tempi oltre i quali i responsabili sono chiamati a  risponderne?  E, soprattutto, perché mai, in assenza di penalità, la possibilità del silenzio dovrebbe alzare il livello di responsabilità della PA piuttosto che accrescere la deresponsabilizzazione, come succederà in quelle amministrazioni che già oggi non riescono ad intervenire?  Il risultato, caro ministro, sarà che a pagare quel silenzio, che aumenterà, perché nulla è previsto per penalizzarlo, sarà l’ambiente, la salute dei cittadini, il paesaggio ed i beni culturali».