Il declino degli impollinatori farà aumentare la malnutrizione nel Paesi in via di sviluppo

La salvaguardia della natura può essere vista come un investimento per la salute pubblica

[30 gennaio 2015]

In tutto il mondo gli impollinatori sono in declino e si pensa che questo possa avere pesanti conseguenze per l’impollinazione delle coltivazioni, con una diminuzione  delle sostanze nutritive che forniscono. Molti hanno ipotizzato che la perdita degli impollinatori potrebbe avere un impatto negativo sulla salute e l’alimentazione umana, soprattutto nelle popolazioni umane che non possono facilmente sostituire  i nutrienti sia attraverso coltivazioni alternative o integratori alimentari. Alicia Ellis e Taylor Ricketts, dell’università del Vermont e Sam Myers della Harvard university si sono fatti alcune domande: «Sono vere queste ipotesi? Quante impollinatori dovremmo perdere prima che i nutrienti diminuiscano e quanto e quale sarebbe questo impatto sulla salute nutrizionale umana? Hanno risposto con uno studio (Do Pollinators Contribute to Nutritional Health?), pubblicato recentemente su Plos One, che utilizza indagini dietetiche, dati sul l’impollinazione delle colture e composizione nutrizionale degli alimenti e che ha valutato l’impatto impollinatori su rischi sanitari e nutrizionali di donne e bambini in Zambia, Uganda, Mozambico e  Bangladesh.

I tre ricercatori statunitensi hanno confrontato scenari con e senza impollinatori per stimare la variazione rischi per la salute e nutrizionali  legati a 5 nutrienti: vitamina A, calcio, acido folico, ferro e zinco ed hanno scoperto che «La vitamina A è la più sensibile alla rimozione degli impollinatori», con scenari che dimostra che fino al 56% della popolazione potrebbe diventare a rischio di carenza nutrizionale se scomparissero gli impollinatori, ma secondo le diete locali questi dati variano dallo 0 al -56%.

Ricketts spiega: «Il declino degli impollinatori può essere davvero importante per la salute umana, per esempio con numeri abbastanza spaventosi per le carenze di vitamina A, che possono portare alla cecità ed all’aumento dei tassi di mortalità per alcune malattie, compresa la malaria»

E non si tratta solo del collasso di intere popolazioni di api domestiche: in tutto il mondo sembra in corso un calo preoccupante di molte specie impollinatrici che rappresenta una minaccia per l’approvvigionamento alimentare globale, visto che recenti studi hanno dimostrato che grazie agli impollinatori viene prodotto fino al 40% delle sostanze nutritive mondiali.

La nuova ricerca dimostra che in alcune popolazioni umane, come quelle che vivono in alcune arre del Mozambico, dove molti bambini e mamme sono appena in grado di soddisfare le loro esigenze di micronutrienti, in particolare di vitamina A,  la scomparsa di impollinatori potrebbe portare più della metà della popolazione alla malnutrizione. Si tratta della cosiddetta “fame nascosta”, legata a carenze di vitamine e minerali e che in tutto il mondo colpisce un essere umano su 4, contribuendo soprattutto nei Paesi in via di sviluppo ad un aumento del rischio di molte malattie, ala riduzione del quoziente di intelligenza ed ad una minore produttività sul lavoro, per questo il team di ricercatori scrive: «Il continuo declino delle popolazioni di impollinatori potrebbero avere conseguenze drastiche per la salute pubblica globale».

Myers  evidenzia che «Questo è il primo studio che quantifica i potenziali impatti sulla salute umana del calo degli animali impollinatori. Studi precedenti hanno dimostrato i legami tra impollinatori e le rese dei raccolti e  tra i raccolti e la disponibilità di cibo e di sostanze nutritive. Ma per valutare se cali degli impollinatori influenzeranno davvero l’alimentazione umana, è necessario sapere che cosa sta mangiando la gente» e Ricketts spiega cosa hanno cercato di capire sulla dieta dei poveri in Mozambico, Uganda, Zambia e  Bangladesh: «Quanto mango? Quanto pesce? E da questo tipo di dati si può scoprire se ottengono abbastanza vitamina A, calcio, acido folico, ferro e zinco».  Poi i tre  scienziati sono stati in grado di esaminare il probabile impatto che un futuro senza impollinatori avrebbe su queste diete.

Secondo Myer in alcune aree del mondo in via di sviluppo in futuro potrebbero esserci «Un aumento dei difetti del tubo neurale da deficit di folati o un aumento delle malattie infettive e della cecità da carenza di vitamina A, perché abbiamo trasformato i nostri territori in modi che non supportano più gli animali impollinatori» e  Ricketts  aggiunge. «Abbiamo trovato effetti in alcuni Paesi per alcuni nutrienti e poco o nessun effetto altrove, è davvero allarmante». La cosa desolante è che in Bangladesh la scomparsa degli impollinatori farebbe poca differenza in Bangladesh, dato che in quel Paese ci sono già tante persone malnutrite, mentre in Zambia il rischio sarebbe scarso perché nella dieta locale c’è già molta vitamina A, indipendentemente dal contributo degli impollinatori.

Il nuovo studio si inserisce in un campo di ricerca emergente che indaga su come la rapida trasformazione dei sistemi naturali della Terra influenzi la salute umana e Ricketts traccia un quadro riassuntivo: «Il danno all’ecosistema può danneggiare la salute umana, quindi la salvaguardia della natura può essere vista come un investimento per la salute pubblica»