Deepwater Horizon: 18,7 miliardi di risarcimenti BP sono molti, ma non bastano

Oceana e Sierra Club: così la multinazionale paga solo le sanzioni per aver violato il Clean Water Act

[3 luglio 2015]

BP Golfo

Dopo anni di contenziosi, la BP ha finalmente accettato di risarcire con 18,7 miliardi di dollari Alabama, Louisiana, Mississippi e Florida  e il governo federale statunitense per il disastro petrolifero della Deepwater Horizon del 2010. Ma come ha detto la vicepresidente di Oceana Jacqueline Savitz, «18,7 miliardi dollari possono sembrare un sacco di soldi, e lo sono, ma impallidiscono  in confronto a quello che deve la BP.  Le sole violazioni al Clean Water Act, per colpa grave della società e per l’enorme quantità di petrolio che versato,  avrebbero dovuto essere pari a 13,7 miliardi dollari . E questo è utilizzando stime prudenti.  In base all’Oil Pollution Act, BP deve pagare per le risorse naturali distrutte dello sversamento. L’importo esatto è ancora in corso di elaborazione da parte della NOAA, ma sulla base degli importi pagati per una fuoriuscita molto più piccola, quella della Exxon Valdez Oil, questi danni potrebbero essere all’interno di un range di 30 miliardi di dollari».

Va detto che l’accordo soddisfa tutte le richieste federali e statali, così come più di 400 reclami dei governi locali, ma lascia ancora aperti molti contenziosi e non comprende i costi di bonifica già sostenuti dalla BP, né un accordo separato con le imprese ed i singoli cittadini. Il Wall Street Journal ha stimato che in tutto, compreso il nuovo accordo, la tragedia della Deepwater Horizon costerà alla BP 53,8 miliardi di dollari. Ma i danni ambientali causati dalla fuoriuscita potrebbe essere molto più grandi di quanto “rimborsato” nell’accordo.

La pensa così anche Devorah Ancel, staff attorney di Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa, che in una dichiarazione sottolinea: «E’ importante che la BP si stia impegnando con risorse reali a pagare per il suo disastroso casino e ad agire rapidamente per destinare in modo appropriato questi soldi stanziati. Tuttavia, è fondamentale che la company a compensi completamente le comunità colpite e ripristini gli ecosistemi per tutti i danni che ha causato, e questo stanziamento è inferiore a quello di uno standard vitale. Lo stanziamento di 18 miliardi di dollari rappresenta l’importo che dovrebbe essere pagato in sanzioni per il Clean Water Act per impedire atti colpa grave che potrebbero portare ad un altro eventuale  disastroso sversamento. In aggiunta alle sanzioni, il regolamento dovrebbe vedere incluse  risorse adeguate per ripristinare gli ecosistemi danneggiati per decenni in futuro».

Dopotutto, «l’intero ecosistema del Golfo e l’economia sono stati distrutti dal disastro della BP, che rappresenta un duro monito – chiosa Ancel –  dei pericoli reali delle trivellazione per i combustibili sporchi, sia da parte della BP nel Golfo o della Shell nell’Artico. La scia di distruzione lasciata deve essere contabilizzata in aggiunta alle sanzioni previste il Clean Water Act. E’ deludente se non si terrà pienamente conto della totalità del danno di cui è responsabile la BP verso le famiglie nel Golfo». Ma oltre al dovuto pagamento dei danni, sarà importante ricordare il disastro petrolifero della Deepwater Horizon come monito dei rischi intrinseci nello sfruttamento intensivo delle fonti fossili; promuovere un’economia circolare e a basse emissioni di carbonio permetterà di evitare nuove tragedie come quella che ha colpito il Golfo del Messico, e sviluppare occasioni di crescita più sostenibili. E’ vero che non esistono pasti gratis, ma un piatto non vale l’altro.