Deforestazione, a rischio un bosco grande quanto mezza Europa

Oltre 230 milioni di ettari scompariranno entro il 2050 senza interventi, spiega il Wwf a Giacarta

[28 aprile 2015]

«Immaginate un bosco che si estende in tutta la Germania, la Francia, la Spagna e il Portogallo spazzato via in soli 20 anni». L’apocalittica immagine evocata da Isabella Pratesi, direttrice del programma di conservazione internazionale del Wwf Italia, offre un’istantanea immediatamente comprensibile del trend descritto dal Panda nel suo ultimo report dedicato alle foreste, rilasciato in occasione del vertice ‘Tropical Landscapes Summit: A Global Investment Opportunity’, un meeting internazionale di leader politici, imprenditori e della società civile in corso a Giacarta, Indonesia. Oltre 230 milioni di ettari scompariranno entro il 2050 se non si interviene, mentre la perdita delle foreste dovrebbe essere ridotta quasi a zero entro il 2020 per contribuire a evitare pericolosi cambiamenti climatici e perdite economiche. Che non sono della stessa entità a tutte le latitudini.

«Stiamo cercando di salvare le comunità e le culture che dipendono dalle foreste – sottolinea Pratesi – e garantire che queste continuino ad immagazzinare carbonio, filtrare la nostra acqua, fornire legname e l’habitat per milioni di specie». L’area dove l’intervento è più urgente è d’altronde già stata individuata con precisione. I polmoni verdi a rischio sono Amazzonia, foresta atlantica e Gran Chaco, Borneo, Cerrado, Choco-Darien, Africa Orientale, Australia orientale, Greater Mekong, Nuova Guinea, Sumatra, Bacino del Congo (dove si concentrerà la campagna di raccolta fondi del Wwf Italia in maggio). In queste 10, vaste aree si concentra l’80% delle foreste più a rischio.

Il report Wwf – riassumono dal Panda – esamina dove la maggior parte della deforestazione è più probabile nel breve termine insieme alle principali cause e soluzioni per invertire le tendenze previste. A livello globale, la principale causa di deforestazione è l’agricoltura in espansione – tra cui l’allevamento commerciale, la produzione di olio di palma e di soia, ma anche l’invasione di attività agricole che tagliano e bruciano le foreste (“Slash and Burn”). Il taglio insostenibile e la raccolta della legna possono contribuire al degrado forestale, o la “morte da mille tagli”, mentre le miniere,l’ energia idroelettrica e altri progetti di infrastrutture portano nuove strade che aprono le foreste ai coloni e all’agricoltura.
Le attività agricole oggi occupano il 38% della superficie delle terre emerse (tra coltivazioni e zone di pascolo) e costituiscono l’uso più vasto del suolo realizzato dall’intervento umano. La sfida di alimentare una popolazione in costante crescita (dagli attuali più di 7.2 miliardi ai 9.6 previsti per il 2050) passa anche, come propone il Wwf che, proprio ieri ha lanciato il suo programma per Expo 2015, attraverso un’ecoagricoltura che sia fortemente integrata nei processi circolari della natura e che elimini totalmente gli sprechi alimentari oggi esistenti e non certo, come qualcuno ancora ritiene, incrementando le aree agricole e pascolive e distruggendo di fatto le foreste ancora esistenti.

«Le minacce per le foreste – conclude Pratesi –  sono più grandi di una singola azienda o industria, e spesso attraversano i confini nazionali. Essi richiedono soluzioni che guardano tutto il paesaggio. Questo significa collaborazione territoriale  che tenga conto delle esigenze delle imprese, delle comunità e della natura».