Deforestazione: la Dichiarazione di New York vuole fermarla entro il 2030, ce la farà?

[24 settembre 2014]

Il Climate Summit convocato dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon a New York è stata l’occasione per dare il via ad un’innovativa partnership pubblica-privata composta da multinazionali, governi, società civile e popolazioni indigene che si sono impegnati a ridurre a metà la deforestazione entro il 2020 e a bloccarla definitivamente entro il 2030, se lo faranno davvero questo taglierà tra 4,5 e 8,8 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, cioè le emissioni di carbonio prodotte da  un miliardo di auto.

La New York Declaration on Forests approvata al Climate Summit è stata sottoscritta dai Pesi sviluppati e in via di sviluppo, compresi Usa, Ue e un gran numero di paesi che ospitano foreste tropicali, così come da multinazionali finanziarie, del cibo, della carta, finanza e da altre industrie, organizzazioni della società civile e delle popolazioni indigene da Perù a Nepal. L’Unep sottolinea che «Per la prima volta, 155 di questi leader mondiali hanno concordato una data per porre fine alla deforestazione e sulla necessità di incentivi economici su larga scala per i Paesi che riducono la perdita delle loro foreste. La deforestazione è una fonte spesso trascurata delle emissioni di anidride carbonica ed un contributo significativo al cambiamento climatico, dato che gli alberi, che immagazzinano carbonio, lo rilasciano  quando vengono bruciati durante lo “slash-and-burn land clearing” delle foreste».

La Dichiarazione di New York punta a cambiare la politica forestale mondiale in vista della Cop Unfccc di Parigi del 2015 e ad accelerare gli impegni del business ad eliminare la deforestazione dalle catene di approvvigionamento. La Dichiarazione chiede anche per il restauro di oltre 350 milioni di ettari di boschi e campi coltivati, una superficie maggiore della dimensione dell’India, che porterebbe notevoli benefici climatici e sposterebbe la pressione fuori dalle foreste primarie.

Ban Ki-moon è molto soddisfatto: «Ho chiesto che i Paesi e le companies di portare impegni audaci, ed eccoli qui. La dichiarazione di New York mira a ridurre l’inquinamento del clima ogni anno di più  rispetto a quello che gli Stati Uniti emettono ogni anno, e non finisce qui: le foreste non sono solo una parte fondamentale della soluzione climatica. Le azioni approvate oggi ridurranno la povertà, miglioreranno la sicurezza alimentare, miglioreranno lo stato di diritto, garantiranno i diritti dei popoli indigeni e beneficio delle comunità di tutto il mondo».

Per sostenere la dichiarazione di New York sono stati annunciati impegni ed azioni specifiche, ecco i principali:

Tre delle più grandi multinazionali dell’olio di palma,  Wilmar, Golden Agri-Resources e Cargill, che insieme costituiscono più della metà del commercio mondiale di olio di palma, si sono impegnate  a lavorare insieme all’attuazione delle misure già annunciate per produrre senza deforestazione ed hanno aderito alla richiesta  Business Council  al nuovo presidente indonesiano Joko Widododi sostenere la lotta alla deforestazione con leggi e politiche.

Germania, Norvegia e Gran Bretagna hanno annunciato che lavoreranno per incentivi economici su larga scala da approvare alla Cop Unfccc di Parigi  e per i prossimi due anni si sono impegnate a stipulare fino a 20 nuovi programmi per incentivare i Paesi tropicali a ridurre i livelli di deforestazione. I tre Paesi europei hanno detto che prenderanno in considerazione altri finanziamenti per programmi credibili, se i Paesi che aderiscono al REDD+ otterranno risultati. Una coalizione di popoli indigeni di Asia, Africa, America centrale e il bacino amazzonico si è impegnata a proteggere gli oltre 400 milioni di ettari di foreste tropicali che gestiscono, il che consente lo stoccaggio di oltre 70 miliardi di tonnellate di CO2.

Perù e Liberia hanno presentato politiche forestali innovative che permetteranno al Perù di ottenere  dalla Norvegia fino a 300 milioni di dollari ed un ulteriore sostegno dalla Germania, mentre la Liberia, piegata da Ebla ma che punta a diventare il primo Paese africano a deforestazione zero, riceverà, a seconda dei risultati, fino a 150 milioni di dollari dalla Norvegia, La Norvegia ha anche  annunciato un aiuto di 150 milioni di dollari destinato ai  popoli indigeni, come parte dell’impegno totale da 3 miliardi di dollari che i norvegesi hanno destinato al  clima ed alla salvaguardia delle foreste fino al 2020.

26 governatori di province che coprono un quarto delle foreste tropicali si sono impegnati a fare di più sul  cambiamento climatico, riducendo la deforestazione dell’ 80%, se i Paesi sviluppati daranno nuovi incentivi economici. Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Guatemala, Uganda e molti altri Paesi  hanno annunciato impegni nazionali per ripristinare oltre 30 milioni di ettari di terreni degradati, più che raddoppiando i 20 milioni di ettari già impegnati fino ad oggi all’interno del Bonn Challenge.

The Consumer Goods Forum, una coalizione di 400imprese con un fatturato complessivo oltre 3 trilioni di dollari, ha invitato i governi ad approvare a Parigi un accordo sul clima giuridicamente vincolante che  comprenda ampi finanziamenti per i Paesi che riducono la deforestazione.

Molti dei più grandi Paesi europei si sono impegnati a sviluppare nuove politiche in materia di appalti pubblici per procurarsi in modo sostenibile le  materie prime ad alta intensità di sfruttamento forestale,  come l’olio di palma, la soia, la carne di manzo ed il  legname. Ciò dovrebbe avere un impatto significativo sul mercato sfruttando il potere d’acquisto di alcune delle più grandi economie del mondo.

La New York Declaration on Forests

Le foreste sono essenziali per il nostro futuro. Più di 1,6 miliardi di persone dipendono da loro per cibo, acqua, carburante, medicine, culture e mezzi di sussistenza tradizionali. Le foreste supportano anche fino al 80% della biodiversità terrestre e svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia del clima sequestrando naturalmente il carbonio. Eppure, ogni anno una media di 13 milioni di ettari di foreste scompaiono, spesso con effetti devastanti sulle comunità e dei popoli indigeni. La conversione delle foreste per la produzione di materie prime come la soia, l’olio di palma, la carne di manzo e la carta, conta  per circa la metà della deforestazione globale. Infrastrutture, espansione urbana, energia, miniere e raccolta di legna da ardere contribuiscono in varia misura.

Condividiamo la visione di rallentare, arrestare e invertire la perdita delle foreste a livello globale e migliorare contemporaneamente la sicurezza alimentare per tutti. La riduzione delle emissioni da deforestazione e l’aumento del ripristino delle foreste saranno estremamente importanti per limitare il riscaldamento globale a 2° C. Le foreste rappresentano una delle più grandi, tra le soluzioni climatiche maggiormente convenienti disponibili oggi. L’azione per la conservazione, la gestione sostenibile e il ripristino delle foreste può contribuire alla crescita economica, alla riduzione della povertà, allo stato di diritto, alla sicurezza alimentare, alla resilienza climatica ed alla conservazione della biodiversità. Può aiutare a garantire il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene che dipendono dalle foreste, promuovendo al contempo la loro partecipazione e quella delle comunità locali al processo decisionale.

Con i nostri diversi mandati, capacità e circostanze, ci impegniamo collettivamente a fare la nostra parte per raggiungere in partnership i seguenti obiettivi, garantendo anche che siano messi in atto forti  incentivi economici su larga scala, commisurati alle dimensioni della sfida:

  • Dimezzare almeno il tasso di perdita delle foreste naturali a livello globale entro il 2020 e sforzarsi di  porre fine alla perdita delle foreste naturali entro il 2030.
  • Sostenere e contribuire a soddisfare l’obiettivo del settore privato di eliminare la deforestazione dalla produzione di prodotti agricoli di base come l’olio di palma, soia, carta e prodotti di carne bovina entro e non oltre il 2020, riconoscendo che molte aziende hanno anche obiettivi più ambiziosi.
  • Ridurre significativamente la deforestazione derivata da altri settori economici entro il 2020.
  • Sostegno alle alternative alla deforestazione guidate dai bisogni fondamentali (come l’agricoltura di sussistenza e la dipendenza dal legname combustibile per l’energia), in modo da alleviare la povertà e promuovere lo sviluppo sostenibile ed equo.
  • Ripristinare 150 milioni di ettari di territori e di terreni boschivi degradati entro il  2020 ed aumentare significativamente il livello di ripristino globale in seguito, con il ripristino di almeno ulteriori 200 milioni di ettari entro il 2030.
  • Includere obiettivi quantitativi ambiziosi di conservazione e recupero delle foreste per il 2030 nel quadro dello sviluppo globale post-2015, come parte di nuovi obiettivi internazionali di sviluppo sostenibile.
  • Accordo nel 2015 per ridurre le emissioni da deforestazione e degrado delle foreste nel quadro di un accordo globale sul clima post-2020, in conformità delle norme concordate a livello internazionale e in linea con l’obiettivo di non superare i 2° C il riscaldamento.
  • Fornire sostegno allo sviluppo e all’attuazione di strategie per ridurre le emissioni forestali.
  • Premiare i Paesi e le giurisdizioni che, agendo, riducono le emissioni, in particolare quelle forestali, attraverso politiche pubbliche e pagamenti scale-up per riduzioni verificate delle emissioni e dell’approvvigionamento del settore privato nelle commodities.
  • Rafforzare la governance, la trasparenza e lo Stato di diritto nel settore forestale, ma potenziare anche il riconoscimento dei diritti delle comunità e dei popoli indigeni, in particolare quelle relative alle loro terre e risorse.

Il raggiungimento di questi risultati potrebbe ridurre le emissioni del 4,5- – 8,8 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2030 Lavorando in partnership, saremo in grado di raggiungere questi obiettivi e tracciare una nuova rotta verso la conservazione, il ripristino e la gestione di foreste sane a vantaggio di tutti. Invitiamo gli altri a unirsi a noi nell’impegno per un mondo in cui le persone e le foreste crescano insieme.