Per l’Ue 9 milioni di ettari nel 1990-2008 di terreni disboscati

Deforestazione, per i consumi europei è stata mangiata un’area grande come l’Irlanda

[2 luglio 2013]

L’Unione europea ha pubblicato lo studio The impact of EU consumption on deforestation, nel quale la deforestazione viene definita come «La trasformazione permanente del terreno forestale in altri usi» e si ribadisce che «Le principali cause della deforestazione a livello mondiale sono l’espansione agricola, le concessioni, l’espansione delle aree urbane, e di disastri naturali o provocati dall’uomo (es. incendi)».

Lo studio è stato condotto per due anni da un consorzio di istituti guidato da future Vito e che comprende Iiasa, Cicerone, KU Leuven ed Iucn Olanda ed i suoi risultati non rappresentano la posizione dell’Ue in materia.

Lo studio, avviato nel 2001 fa parte della strategia Ue per affrontare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità a livello mondiale, e rappresenta una valutazione completa dell’impatto dei consumi europei sulla perdita delle foreste a livello globale, fornendo allo stesso tempo indicazioni generali ed opzioni per le possibili risposte politiche.

La Commissione dice che «I risultati dello studio forniscono ulteriore supporto fattuale e contribuiranno anche all’attuazione di una serie di iniziative politiche in corso in materia di efficienza delle risorse e sviluppo sostenibile. Alcune delle questioni sollevate nello studio potrebbero anche essere la base per l’esame delle opzioni per le azioni o proposte future da parte della Commissione.

Lo studio fornisce una quantificazione dell’impatto del consumo globale dell’Ue in materia di deforestazione globale ed ha effettuato uno screening generale dei settori politici pertinenti, dove potrebbe essere possibile attuare interventi per mitigare questo impatto e realizzare un lavoro avanzato per il consumo sostenibile.

Lo studio ha sviluppato il concetto “embodied deforestation” che si riferisce alla deforestazione legata alla produzione di un bene o di una merce che possono essere consumati nel Paese di origine o scambiati altrove. Questo permette di collegare la deforestazione nei paesi/regioni di produzione al consumo associato ai beni nei Paesi/ regioni di consumo.

I risultati principali, che coprono il periodo 1990-2008, dimostrano che la maggior parte delle colture e dei prodotti animali associati alla deforestazione nei Paesi di origine sono consumati a livello locale o regionale, e non sono oggetto di scambi internazionali. In termini quantitativi, il 33% delle colture e l’8% dei prodotti animali (con la “embodied deforestation”) vengono negoziati al di fuori dei Paesi o regioni di produzione; della parte che è oggetto di scambi internazionali, l’Ue a 27 ha importato e consumato il 36% delle colture e dei prodotti di origine animale legati alla deforestazione nei Paesi di origine.

Il che equivale alla importazione e consumo nell’Ue di un’area di terreni disboscati di 9 milioni di ettari nel periodo 1990-2008; se con la “embodied deforestation” si prende come riferimento il consumo globale di materie prime agricole e di bestiame, ossia includendo anche il consumo interno e regionale, l’impatto del consumo dell’Ue è del 7%. Questa cifra può aumentare fino al 10% se alla fine vengono inclusi tutti i prodotti trasformati e tutti i settori di consumo (es. tessile, settori dei servizi, ecc); Il consumo di colture oleaginose,  come la soia e l’olio di palma, e dei loro prodotti derivati trasformati, così come il consumo di carne hanno un ruolo importante nell’impatto del consumo dell’Ue sulla deforestazione globale.

La Commissione europea sottolinea che «Dato il numero di questioni trattate dallo studio, ogni eventuale follow up dovrà essere basato su un ampio dibattito con tutti gli stakeholders. Le azioni mirate della “Roadmap per un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” della Commissione europea nel quadro della strategia Europa 2020, ha già affrontato alcune delle questioni evidenziate nello studio, come ad esempio l’impatto del settore alimentare, e in particolare di alcune materie prime come la soia, carne e olio di palma, sulla deforestazione globale.

Altre aree in cui  è necessario approfondire i lavori già in corso sono: il l’energia, con l’impatto della produzione di biocarburanti e delle importazioni dell’Ue; le abitudini di consumo ed i cambiamenti comportamentali; una migliore informazione e sensibilizzazione tra i consumatori ed a livello industriale.

Per continuare a lavorare in questo campo, l’Ue convocherà riunioni con esperti e parti interessate nell’ultimo trimestre del 2013 e nel corso del 2014. Sulla base del feedback ricevuto a tali riunioni, la Commissione intraprenderà anche un’ampia consultazione pubblica via web per raccogliere ulteriori pareri in tutta l’Ue ed oltre i suoi confini: «Gli obiettivi saranno quelli di raccogliere ulteriori punti di vista e di valutare criticamente i risultati dello studio e cercare di opinioni su come dare la priorità alle aree dove potrebbero essere identificate future iniziative politiche».

Il primo commento allo studio è arrivato da Greenpeace, secondo la quale «L’Europa è leader mondiale nella deforestazione. Il contributo europeo è stato stimato nella perdita di almeno 9 milioni di ettari di foreste tra il 1990 e il 2008, una superficie grande come l’Irlanda. Tra le foreste più colpite quelle africane, del Sud Est Asiatico e l’Amazzonia. I Paesi maggiormente industrializzati e la Cina sono responsabili di circa un terzo della deforestazione consumatasi globalmente nel periodo considerato. La crescente richiesta europea di carne, prodotti caseari, biomasse e biocarburanti a scopo energetico e altri prodotti richiede la conversione di estese aree forestali e ha così messo sotto pressione questi ecosistemi in tutto il mondo».

Gli ambientalisti evidenziano che il 2004 è stato l’anno record dell’impatto delle importazioni Ue sulle foreste: abbiamo deforestato il doppio di Cina e Giappone messi insieme e tre volte il Nord America.

Secondo Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia, Lo studio mostra che la nostra impronta forestale continuerà a crescere se l’Europa non cambia rotta, è ora di eliminare la deforestazione dai nostri menù, dai nostri libri e prodotti cartari e dalle fonti energetiche come biocarburanti e centrali a biomasse».

Greenpeace ricorda che negli ultimi anni, ha condotto forti campagne di denuncia contro le multinazionali che usano o commercializzano prodotti legati alla deforestazione: «Nestlé, Cargill e Unilever tra gli altri. A maggio 2010 la Nestlé si è impegnata a eliminare prodotti legati alla deforestazione dalla propria filiera e, a febbraio scorso, la più grande azienda di carta e cellulosa al mondo, APP (Asian Pulp and Paper) si è impegnata ad adottare una nuova politica forestale, che metta fine al suo coinvolgimento nella deforestazione. In Italia, Greenpeace è riuscita con la classifica “Salvaforeste” a portare tutti i grandi gruppi editoriali italiani ad adottare politiche della carta a Deforestazione Zero. Anche al mondo dell’Alta Moda l’associazione ha recentemente lanciato una sfida con “The Fashion Duel”, chiedendo di eliminare prodotti (in carta o pelle) legati alla deforestazione dalla filiera dei grandi marchi».

Ma il rapporto è anche la constatazione di grosso problema politico: 5 anni fa i ministri dell’Ambiente dell’Ue si erano impegnati a fermare la deforestazione globale entro il 2030 e a dimezzare quella delle foreste tropicali nel 2020, rispetto ai livelli del 2008. La Campione conclude: «Proprio la settimana scorsa è stato raggiunto un accordo politico in Europa e il Settimo Programma di azione sull’ambiente prevede piani per combattere la deforestazione globale. Ogni piano di successo che verrà elaborato, però, deve tendere a eliminare dal mercato prodotti legati alla distruzione delle ultime foreste e sostenere i Paesi in via di sviluppo affinché siano in grado di far fronte a questa minaccia».