Deforestazione: storico accordo tra Ue ed Indonesia per fermare lo sfruttamento del legname illegale

[30 settembre 2013]

Oggi l’Unione europea e l’Indonesia hanno firmato un accordo commerciale che contribuirà a mettere fine al commercio di legname di origine illegale. Questo accordo, che la Commissione europea ha definito «storico», prevede «solo il legname i cui prodotti derivino da origine legale e verificata saranno esportati  verso l’Unione».

I negoziati sono durati ben 6 anni e hanno visto la partecipazione di Ong, imprese e governi interessati. Accordi analoghi sono già stati firmati dall’Ue con alcuni Paesi africani, ma l’Indonesia è il primo Paese asiatico a concludere una partnership di questo tipo con l’Ue e la cosa è molto importante perché è di gran lunga il maggiore esportatore asiatico di legname nell’Ue.

Una volta che sarà integralmente attuato, questo accordo di partnership volontaria  permetterà una verifica sistematica del legname e dei prodotti derivati indonesiani attraverso un sistema di tracciabilità controllato da organismi indipendenti, «al fine di garantire che questi prodotti siano ottenuti conformemente alla legislazione indonesiana applicabile».

L’Ue sostiene la messa in opera del miglioramento dei sistemi di controllo utilizzati che, come ben sanno i lettori di grenreport.it, sono una specie di colabrodo fatto di corruzione ed illegalità.  Saranno rafforzate anche altre misure già in vigore nell’Ue, come il regolamento “legname”, che permette all’Unione europea di non servirsi nei mercati del legname raccolto in modo illegale.

Gli accordi di accordo di partnership volontaria  costituiscono un elemento centrale del Piano di azione Forest Law Enforcement Governance and Trade (Flegt) dell’Ue, che punta a rafforzare la governance delle foreste e a contribuire agli sforzi mondiali per mettere fine alla deforestazione illegale e al commercio di legname illecito che ne deriva.

Il commissario Ue all’ambiente, Janez Potočnik, ha detto: «Sono contento che l’Unione europea e l’Indonesia abbiano unito le loro forze in maniera concreta al fine di raggiungere il loro obiettivo comune, cioè mettere fine allo sfruttamento illegale del legname ed al commercio che ne è associato. Questo accordo è una buona cosa per l’ambiente e le imprese responsabili; rafforzerà la fiducia dei consumatori nel legname indonesiano».

Ora l’Indonesia e l’Unione europea devono ratificare l’accordio conformemente alle loro rispettive legislazioni  e per l’Ue questo significa che è necessaria l’approvazione del Parlamento europeo. Le due parti si accorderanno per una data di entrata in vigore dell’applicazione integrale del Flegt in Indonesia quando saranno stati messi in atto tutti i necessari preparativi ed adeguamenti.

L’Indonesia ha già teoricamente un sistema di verifica della legalità del legname, il Svlk, sul quale si fonda l’accordo con l’Ue e che prevede controlli a diversi livelli per garantire la trasparenza del sistema. In realtà poche attività sono opache ed infiltrate da criminalità ed illegalità come le attività nelle foreste indonesiane, come spesso denunciano le associazioni ambientaliste e le organizzazioni tribali e per i diritti umani indonesiane.

D’altronde l’Indonesia, con una superficie di più di 1.900.000 Km2 (compresa la West Papua occupata), frantumata in più di 17.000 isole, che da sola è grande come Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna  messe insieme, ha ancora il 70% del suo territorio ricoperto da foreste, con ben il 37% teoricamente protetto, mentre il 17% è destinato al recupero dei suoli e il 46% alla produzione. Un territorio difficile da controllare, soprattutto se chi lo dovrebbe fare è troppo spesso complice delle grandi multinazionali dell’olio di palma o del legname.

L’Europa si è trovata spesso in imbarazzo perché è il più grande mercato di esportazione dei prodotti forestali indonesiani che arrivano soprattutto in Germania, in Olanda (l’ex potenza coloniale che amministrava l’Indonesia), in Belgio, Francia, Spagna ed Italia.

Il primo accordo di partnership volontaria concluso dell’Ue con un Paese in via di sviluppo è stato quello con il Ghana, seguito da Camerun, Repubblica del Congo (Brazzaville), Liberia e Repubblica Centrafricana, anche se in quest’ultimo Paese il recente golpe e il caos che ne è seguito rendono impossibile qualsiasi tipo di verifica e si ha notizia di una forte recrudescenza del bracconaggio e del taglio illegale di legname.

In Africa negoziati sono in corso con il Gabon, la Repubblica democratica del Congio (Kinshasa) e la Costa d’Avorio, in America con Hondura e Guyana ed in Asia con Malaysia, Vietnam, Laos e Thaïlandia.

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