Delfini e cambiamenti climatici, una ricerca italiana spiega le ragioni degli spiaggiamenti

[12 novembre 2013]

Un originale studio (Dolphin Morbillivirus: a lethal but valuable infection model), sul fenomeno dello spiaggiamento dei cetacei,  realizzato  da Giovanni Di Guardo, docente di patologia generale e fisiopatologia veterinaria alla facoltà di medicina veterinaria dell’università degli Studi di Teramo, e da Sandro Mazzariol, del dipartimento di biomedicina comparata e di scienza degli alimenti dell’università degli Studi di Padova, è stato pubblicato nella sezione “News and Views” della prestigiosa  Emerging Microbes and Infections, consorella di Nature.

Di Guardo spiega che «Nel corso degli ultimi 20-25 anni la popolazione di stenelle striate (Stenella coeruleoalba) del Mar Mediterraneo, piccoli delfini dalla forma slanciata e dalla lunghezza massima di un paio di metri, è stata vittima di almeno quattro distinti eventi epidemici sostenuti da un nuovo agente morbillivirale, denominato Dolphin Morbillivirus (Dmv), l’ultimo dei quali ha avuto come teatro durante i primi mesi del 2013 le coste tirreniche del nostro Paese, provocando la morte di almeno 125 individui, buona parte dei quali appartenenti alla specie anzidetta. Al di là del fatto, comunque rilevante,  che potremmo attenderci negli anni a venire “cicliche” epidemie morbillivirali fra i Cetacei e, più in particolare, fra le stenelle del Mediterraneo occidentale, analogamente a quanto sembra stia avvenendo anche nella popolazione di tursiopi (Tursiops truncatus) lungo le coste orientali statunitensi, molti sono gli interrogativi che questi drammatici eventi sollevano, primi fra tutti il ruolo potenzialmente svolto nella loro genesi ed evoluzione dai cambiamenti climatici cui stiamo assistendo con crescente frequenza, unitamente all’eventuale sinergismo ezio-patogenetico esplicato da certi contaminanti ambientali immunotossici che i Cetacei, in qualità di “predatori apicali”, sono in grado di accumulare in notevoli quantità nei propri tessuti. A ciò si aggiungono una serie di fattori propri dell’agente virale, nonché una serie di fattori propri dell’ospite, che in buona sintesi rappresentano i determinanti biologici in grado di governare le complesse e largamente ignote dinamiche d’interazione virus-ospite».

Secondo i due ricercatori italiani, è necessario un forte  sforzo di ricerca che dedichi particolare attenzione al fatto che pochi studi finora hanno indagato l’intero genoma virale dei campioni che sono stati recuperati dai cetacei infetti da morbillivirus. Inoltre la ricerca sulla patologia dei cetacei è ostacolato dal grado di avanzata decomposizione della carcasse dei cetacei spiaggiati.

Di Guardo e  Mazzariol  ritengono sia importante anche caratterizzare i fattori virus-ospite-specifici e che svolgono un ruolo importante nella interazione ospite-Dmv ed i driver legati al cambiamento climatico che influenzano l’insorgenza di epidemie cicliche di Dmv nel Mediterraneo. «Questo argomento di ricerca è impegnativa e intrigante – concludono i ricercatori –  e delfini con infezione Dmv potrebbe essere potenzialmente preziosi modelli di neuropatologia comparata e neuropatogenesi virale».