La prima nuova specie fluviale individuata da quasi 100 anni

Scoperto il delfino blu, ma è già a rischio estinzione

In pericolo a causa di dighe, pesca e altre attività antropiche

[24 gennaio 2014]

Un compatto gruppo di ricercatori ha fatto una scoperta eccezionale: una nuova specie di delfino fluviale è stata individuata in Sudamerica, nel Brasile Orientale e al di fuori del bacino del Rio delle Amazzoni. Il team brasiliano-britannico è composto da Tomas Hrbek, Nicole Dutra, Waleska Gravena, Izeni Pires Farias dell’universidade Federal do Amazonas (Unfa), Vera Maria Ferreira da Silva dell’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazônia (Ipa) e il britannico Anthony R. Martin dell’University of Dundee. Insieme, descrivono il magnifico animale scoperto nello studio “A New Species of River Dolphin from Brazil or: How Little Do We Know Our Biodiversity”,  pubblicato su PlosOne.

I ricercatori scrivono che esiste «una forte evidenza che gli individui di Inia  del fiume Araguaia rappresentano un gruppo biologico distinto da I. geoffrensis e I. boliviensis . Essi formano anche un lignaggio con una traiettoria evolutiva indipendente da I. geoffrensis e I. bolivensis fin dal primo Pleistocene. Inoltre, esistono differenze morfologiche, seppur sottili, tra gli esemplari di  Inia del fiume Araguaia e individui di I. geoffrensis e I. boliviensis . Perciò riconosciamo e designiamo la popolazione di Inia che vive nel  fiume Araguaia come una nuova specie». Rispetto agli altri delfini di fiume, quello dell’Araguaia ha meno denti, una scatola cranica più ampia ed è un  po’ più piccolo ed una colorazione bluastra che lo fa chiamare anche Boto Blu. Ma per distinguere veramente la specie, i ricercatori hanno dovuto ricorrere ad un’analisi genetica mitocondriale.

Il team di ricerca, dopo averlo battezzato questo delfino blu con il nome scientifico di  Inia araguaiaensis, propone anche due nomi comuni: “Boto dell’Araguaia” e “Boto Araguaiano”, boto è il nome comune regionale e internazionale delle specie di Inia e Araguaia è il nome del fiume e del bacino fluviale che sono l’areale della “nuova”  questa specie. Il principale autore dello studio, Tomas Hrbek dell’Unfa, da detto che la “nuova specie «E’ molto simile alle altre. E’ è un grande mammifero ed è stato qualcosa di molto inaspettato, è una zona dove la gente li vede sempre. Il fatto è che nessuno sapeva cosa erano davvero. È molto emozionante».

La scienza ha scoperto e classificato il primo delfino di fiume amazzonico nel 1834, l’Inia di Orbigny (Inia geoffrensis), il delfino rosa che vive nel bacino del Rio delle Amazzoni e che ha una sottospecie dell’Orinoco (Inia g. humboldtiana) in Venezuela, poi stato scoperto il delfino di fiume della Bolivia (Inia bolivensi), con il quale fino ad ora veniva confuso il “Boto Araguaiano”. Purtroppo i  Boto dell’Araguaia”  sarebbero solo un migliaio (1.033 censiti) e sarebbero ancora più in pericolo dei tre loro parenti che figurano tutti nella Lista Rossa Iucn delle specie a rischio di estinzione.

I ricercatori evidenziano che i delfini che vivono esclusivamente nei fiumi  sono tra i vertebrati più rari e più a rischio di estinzione: «Comprendono lignaggi evolutivi relitti ad alta distinzione tassonomica e di valore per la conservazione, ma viene loro concessa una scarsa protezione». La scoperta di un’altra specie di Boto nel bacino del fiume Araguaia del Brasile, la prima fatta da quasi 100 anni e stata fatta grazie ad indagini su una  serie di caratteri morfologici e molecolari che dimostrano che l’Inia araguaiaensis  si è discostata dalla sua sorella amazzonica 2,08 milioni di anni fa e il team aggiunge che «Il tempo di divergenza stimato corrisponde alla separazioe del baino Araguaia-Tocantins dal bacino amazzonico. Questa scoperta mette in evidenza l’immensità del deficit nella nostra conoscenza della biodiversità Neotropicale, così come la vulnerabilità della biodiversità alle azioni antropiche in un territorio sempre più minacciato. Prevediamo che questo studio fornirà un impulso per la ri-analisi tassonomica e la conservazione di altri taxa condivisi tra gli ecosistemi acquatici dell’Araguaia e dell’Amazzoni, così come a stimolare analisi biogeografiche storiche dei due bacini».

Il bacino fluviale Araguaia-Tocantins non fa più parte del bacino del Rio delle Amazzoni, si sono “sconnessi”, anche se non completamente isolati, durante il passaggio dal Pliocene al Pleistocene. Attualmente solo uno stretto canale a ovest di Marajó collega il delta del Rio delle Amazzoni con il fiume Pará, nel quale confluisce il bacino dell’ Araguaia-Tocantins. La connettività tra i bacini Araguaia-Tocantins e Amazon è ulteriormente limitata da una serie di grandi rapide sul corso inferiore del fiume Tocantins. Ora c’è anche un altro problema: le inondazioni a valle del bacino provocate dalla gigantesca diga di Tucuruì.

Lo studio  pubblicato su Plos One evidenzia che «Le principali barriere come cascate e rapide, si pensa delimitino i taxa delle Inia,  come nel caso delle rapide del corso superiore del fiume Madeira che si pensa delimitino I. geoffrensis e I.boliviensis. Allo stesso modo, le rapide dei fiumi dell’alto Orinoco e Negro, insieme al Canal Cassiquiare,  si pensa delimitino le sottospecie dell’Orinoco e dell’Amazzonia  di I.geoffrensi. Il sistema fluviale Araguaia-Tocantins è quindi non solo quasi completamente scollegato dal bacino del Rio delle Amazzoni, la parte che scorre nel Brazilian Shield è isolata dallo sbocco del sistema fluviale e dal delta del Rio delle Amazzoni da una serie di rapide». È per questo che le Inia  a monte di queste  rapide rappresentano un’entità biologica evolutivamente indipendente da I.geoffrensis del bacino amazzonico.

I ricercatori e gli ambientalisti sono ovviamente preoccupati per questi delfini di fiume “veri”: una popolazione così ridotta, che vive insieme in tratti di fiume relativamente piccoli, è afflitta da una bassa diversità genetica e deve fare quotidianamente i conti con le crescenti pressioni umane, Hrbek  spiega che «Dal 1960 il bacino del fiume Araguaia ha sperimentato una significativa pressione antropica attraverso attività agricole e di allevamento e la costruzione di dighe idroelettriche. I delfini sono al top della catena alimentare e mangiano molto pesce. Vanno a rubare nelle reti da pesca che calano i pescatori, così la gente gli spara». Ora ci si mettono anche le grandi dighe che rischiano di isolare le già piccole popolazioni e di degradare ulteriormente il loro habitat.

Il rischio che i Boto dell’Araguaia  facciano la fine  di una delle specie più conosciute di delfino di fiume, il  baiji dello Yangtze (Lipotes vexillifer) che si crede si sia estinto nel 2006/2007, è molto alto. Per questo i ricercatori ritengono che, a causa delle minacce che deve affrontare, la nuova specie dovrebbero essere intanto immediatamente classificata come vulnerabile nella Lista Rossa Iucn, per avviare subito misure per la sua protezione lungo i 2.627 Km dell’Araguaia e in parte dei 358.125 Km2 del suo bacino.