Demolizioni nella Valle dei Templi: «Bellezza e legalità in territori sfregiati dal cemento illegale»

Realacci: «L’abusivismo è una piaga che si nutre di impunità»

[26 agosto 2015]

Agrigento demolizioni 1

Secondo il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, «Gli abbattimenti nella Valle dei Templi oltre ad essere un atto dovuto in difesa della legalità sono una fondamentale azione di prevenzione contro la piaga dell’abusivismo edilizio. Una piaga che si nutre di impunità e che continuerà ad essere forte finché ci sarà presunzione di impunità».

Realacci ricorda che «Da tempo in parlamento giace una mia proposta di legge, l’AC n.71, per facilitare l’abbattimento degli abusi edilizi evitando lungaggini e trucchi».

Per Legambiente, «Gli abbattimenti in corso nella Valle dei Templi, in Sicilia, e quelli avvenuti negli ultimi anni come ad esempio a Scala dei Turchi, ad Ostuni, a San Felice Circeo, sono la prova che finalmente è in atto, seppur molto lentamente, una inversione di tendenza culturale che rafforza la battaglia contro l’abusivismo e restituisce futuro, bellezza e legalità a quei territori per anni sfregiati e soffocati dal cemento illegale».

Mimmo Fontana, presidente Legambiente Sicilia, ricorda che «L’abbattimento delle case abusive nella Valle dei Tempi di Agrigento è solo l’inizio di un lungo processo dato che gli immobili da abbattere sono davvero tanti. Si tratta però di un processo importante che restituisce legalità e rispetto dell’ambiente ad un sito che tra l’altro è patrimonio dell’umanità. In questi trent’anni la politica agrigentina ha girato le spalle e non solo non ha contrastato il fenomeno dell’abusivismo, ma lo ha sostenuto per fini elettoralistici. Ben venga dunque il lavoro della Procura di Agrigento che pretende dai comuni la tutela del territorio con l’abbattimento delle opere abusive. Abbattere un immobile abusivo non è una facoltà, ma un preciso obbligo delle amministrazioni comunali, previsto dal Dpr 380/2001, il Testo unico sull’edilizia, una buona legge, purtroppo sostanzialmente disattesa. Le demolizioni di queste case abusive rappresentano per noi una vittoria importante, che è il risultato di una lunga battaglia sostenuta in assoluta solitudine da Legambiente che si è formata in Sicilia tra la metà degli anni ’80 e dei ’90 proprio per fermare l’abusivismo nella Valle dei Templi».

L’abusivismo edilizio ha contribuito ad aggravare il consumo di suolo, il rischio idrogeologico e a ledere la parte sana dell’economia «E in questa battaglia contro il mattone selvaggio l’azione delle procure della Repubblica è fondamentale – dicono gli ambientalisti –  la maggior parte delle demolizioni, stante la latitanza dei Comuni, avviene infatti per ordine e intervento delle Procure».

Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, «La demolizione delle costruzioni illegali resta la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo; mentre ogni ipotesi di sanatoria alimenta invece nuovo cemento, come è successo con i tre condoni edilizi, quelli del 1985, del 1994 e del 2003. Bisogna dunque velocizzare i tempi di abbattimento, far in modo che non avvengano più con il contagocce ed evitare che tra ordinanza e intervento di demolizione passino decenni. Serve, inoltre, una legge ad hoc che faciliti il meccanismo di demolizioni con procedure più veloci e pene più severe, con tempi e risorse certe per i comuni, accompagnata da una strategia politica a lungo termine più incisiva contro l’abusivismo edilizio».

Legambiente sttolinea che «L’abusivismo edilizio è un fenomeno illegale consolidato e diffuso in Italia anche grazie all’inerzia delle istituzioni preposte a contrastarlo, ai troppi comuni inadempienti, agli interessi della criminalità organizzata e a una carente programmazione urbanistica. Senza contare la politica dei condoni che alimenta una nuova colata di cemento fuorilegge. Nel 2014 sarebbero stati circa18 mila le nuove costruzioni fuori legge, circa il 16% del nuovo costruito (Dati Cresme), con un giro d’affari che supera abbondantemente il miliardo di euro. Tra il 2003, ultimo anno in cui era possibile presentare la domanda di condono edilizio, e il 2011, il Cresme ha censito ben 258 mila case abusive, per un giro di affari illegale, basato sui numeri e sui valori immobiliari medi, che Legambiente valuta in circa 18,3 miliardi di euro. Ma l’abusivismo oltre a sfregiare il paesaggio, alimenta anche una vera e propria filiera del cemento illegale: dalle cave, agli impianti di calcestruzzo, fino alle imprese edili».

In questi anni Legambiente ha anche promosso e lanciato la campagna nazionale “Abbatti l’abuso”, pensata per mettere al centro la demolizione delle case illegali, per ristabilire la legalità negata, per riscattare il Belpaese dal brutto, per tutelare un territorio fragile.

L’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente nel 2014  denuncia che «Sono cresciuti i reati accertati nel settore del cemento, 5.750 (+ 4,3%)». Ma in Italia non mancano ii buoni esempi di demolizione di case abusive, resi possibili grazie al lavoro della procure italiane che in questo Paese, sono le uniche o quasi, attive sul fronte dell’abusivismo edilizio e capaci di richiamare i comuni inadempienti al loro dovere. Amministrazioni comunali che spesso chiudono gli occhi, promettendo azioni concrete che però il più delle volte non vengono realizzate. Eppure nonostante ciò non è mancato il tentativo parlamentare del Ddl Falanga di legare le mani alla magistratura, stabilendo una scala obbli­gata di prio­rità nazio­nali a cui le pro­cure si dovevano attenere».