Il dibattito attorno al Piano paesaggistico continua

[22 settembre 2014]

Negli ultimi giorni si sono susseguite le prese di posizione sul Piano paesaggistico critiche delle rappresentanze degli agricoltori che manifestano la loro contrarietà con forza. La visita del presidente Rossi all’azienda agricola Frescobaldi a Nipozzano, un aspro dibattito alla festa dell’Unità di Siena tra assessore Marson, agricoltori e non solo, infine un intervento di Pazzagli e Pandolfi su Greenreport.li.

Svolgendo un giro di orizzonte tra chi sta seguendo il piano e lavorando alle osservazioni  si può apprezzare che in genere la società toscana non è contraria alla salvaguardia del paesaggio della regione, quindi della sua immagine. Rifugge però, utilizzando una battuta del presidente Rossi, da elaborazioni  accademiche, chiede che la tutela del paesaggio sia coniugata con le esigenze dei territori, della produzione e del lavoro. In altro modo, come osservato dall’INU, non si faccia del “panpaesaggismo” che travalica ogni altra ragione, ogni altra necessità, per cui l’uomo non è più il costruttore del paesaggio, ma solo un essere vivente che deve sottostare al paesaggio come inteso dagli estensori e propugnatori del piano (certamente esperti e colti, ma altrettanto certamente non gli unici depositari del sapere).

Professionisti esprimono viva preoccupazione anche per gli aspetti procedurali e gestionali.  C’è preoccupazione per la gestione della fase transitoria,  per i tempi ed i costi da affrontare per l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali, per un ulteriore rallentamento delle attività edilizie anche quelle di  ristrutturazione dell’esistente considerato che nel PIT non sono individuate le aree di degrado o compromesse, individuazione che offrirebbe l’occasione a semplificazioni che peraltro riguardano sostanzialmente aree già edificate, interventi minori. Evidenziano che così in una situazione di crisi si vanifica una delle poche norme che in questi tempi di crisi hanno funzionato, cioè quelle delle detrazioni fiscali sugli interventi di riqualificazione  – ristrutturazione degli edifici. Analoga osservazione viene formulata anche per la mancata definitiva individuazione delle zone vincolate dalla legge 431 del 1985 che sostanzialmente era una norma di salvaguardia da “riempire” con il piano paesaggistico.

In questo frangente si sente ormai parlare pure di  ricorsi al TAR se le osservazioni non verranno accolte, se il piano non verrà integrato delle parti mancanti in evidente.

Insomma cresce l’attenzione, ed è bene per l’importanza dello strumento, per il fatto che fino ad ora, forse, c’è stato scarso coinvolgimento delle risorse culturali, delle esperienze delle categorie imprenditoriali e professionali, qualcuno sostiene anche dei comuni.

Dunque chi governa, come chi sta all’opposizione, qualche riflessione dovrà farla, qualche domanda dovrà porsela se effettivamente presta attenzione ai bisogni della comunità regionale, per verificare se sia venuta a mancare una relazione tra piano, economia e società. Forse si potrebbe appurare che non sussiste una generica opposizione al piano paesaggistico, ma una società toscana preoccupata perché non percepisce una semplificazione di tempi e procedure, anzi teme che di nuovo si ripropongano pareri assertivi e non motivati delle soprintendenze, come spesso è accaduto in passato, divieti che non stanno in relazione con le ragioni dell’economia e rischiano di vanificare prospettive di occupazione e produzione di ricchezza.

Il dibattito sul territorio rurale da questo punto di vista è esemplare. Se i dati sono quelli che illustra il Consorzio del Brunello, a Montalcino ulteriori piccoli incrementi di vigneti, anche per la nascita di una nuova azienda, non vanificherebbero la biodiversità, forse così sarebbe anche altrove. Allora, forse, bisognerebbe porsi anche qualche domanda circa la forma del piano, un piano, che non sembra riuscire  ad entrare in sintonia con il comune sentire di una quota tuttosommato vasta di cittadini, mentre sembra vi riesca con altri colti ed incliti, perché sia gli uni che gli altri sono referenti della politica, cioè elettori.

Mauro Parigi

NOTA DELLA REDAZIONE DI GREENREPORT.IT:

Ci permettiamo di dire che il Piano non si fa per gli elettori, ma per difendere il paesaggio, che è un bene comune (anche economico) della Toscana. Ci permettiamo anche di dire che in nome degli elettori in Italia (e anche in Toscana) si è sfigurato il paesaggio, dissipato biodiversità e distrutto economia, senza parlare dell’abusivismo e delle varianti e variantine di “necessità” che hanno stravolto Piani e Regolamenti virtuosamente approvati in base a leggi e Piani “col buco”,   fatti sempre nel nome del cittadino elettore, che a volte è anche cittadino speculatore, quando non lobby della rendita … e qualche volta, o  fin troppo spesso, lo è stato anche senza che chi oggi si lamenta ed oppone ne menasse scandalo.  E’ giusto cercare una misura per attività di qualità come la viticoltura, ma la misura non può essere quella del passato e dei vincoli plasmabili come il pongo e quindi mai rispettati davvero, come dimostrano le troppe tragedie ambientali e lo sfascio idrogeologico di territorio, la cementificazione delle coste che ci tocca vivere in Italia, (Toscana compresa) perché qualcuno era ed è allergico ai vincoli. E questa non ci pare accademia, a meno che non sia accademia quel che fanno in Paesi più evoluti del nostro dal punto di vista urbanistico e di difesa del territorio e della biodiversità.