“land-grabbing conservazionista”? I guardiaparco accusati di bracconaggio e abusi contro i pigmei

Diciannove comunità di pigmei contro Wwf e Wcs: basta sfratti e violenze (VIDEO)

[16 dicembre 2016]

La polemica tra i pigmei, appoggiati da Survival Internationale, contro alcune grandi associazioni protezionistiche internazionali ha ripreso vigore dopo che 19 comunità ‘pigmee’ dell’Africa Centrale hanno denunciato le ricadute sociali dei progetti di conservazione in corso nelle loro terre.

Secondo  Survival, «Undici di queste comunità hanno chiesto ai conservazionisti di smettere di finanziare le squadre anti-bracconaggio che hanno commesso abusi nei loro confronti».

Pigmei indica diversi popoli cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo e di altre regioni dell’Africa centrale e spesso viene considerato dispregiativo da alcuni di questi popoliindigeni, ma altri  lo utilizzano  come modo più semplice per riferirsi a se stessi.

Nel mirino dei pigmei e delle loro lettere scritte a mano su fogli di quaderno con una calligrafia infantile ma con una determinazione e una chiarezza che non lasciano dubbi, ci sono soprattutto il Wwf e la Wildlife Conservation Society (Wcs) che k hanno sostenuto l’istituzione di aree protette nell’Africa centrale, da dove, secondo Survival  «i popoli indigeni sono stati sfrattati illegalmente».

I Baka hanno scritto in una lettera: «Come potremo sopravvivere in questo mondo? A coloro che danno denaro [ai conservazionisti], noi chiediamo: volete che ci uccidano? Noi non viviamo più bene». Dei  Bayaka del villaggio di Socambo hanno scritto: «Nonostante il denaro che fornite per conservare la foresta, noi non ne beneficiamo in alcun modo. I nostri antenati vivevano benissimo in questa foresta… Per favore pensate a noi poveri indigeni che utilizziamo la nostra foresta. Non ne possiamo più del modo in cui il progetto ci ha tagliati fuori dalla foresta».

L’associazione che difende i popoli autoctoni denuncia ancora una volta: «I “Pigmei” Baka e Bayaka, e i loro vicini, subiscono da anni violenze, intimidazioni e abusi per effetto di questi progetti di conservazione attuati in Camerun, Congo e Repubblica Centrale Africana. Ma le organizzazioni che stanno dietro questi progetti, come il Wwf e la Wcs, non hanno cambiato il loro approccio e continuano a finanziare le squadre anti-bracconaggio».  .

I Bayaka di Mossapoula confermano: «Soffriamo molto a causa della conservazione. Le guardie ci minacciano, ci picchiano, ci derubano, persino fuori dal parco. Eppure abbiamo il diritto di entrare nel parco. Prima di continuare a dare finanziamenti, vi chiediamo di venire a Mossapoula, così potrete ascoltare i nostri problemi e chiedere il nostro consenso».

Il capo Bakwele di Ndongo solleva il problema centrale: «Il Wwf viene qui dal 1996. Eravamo molto felici. Ma ora ci ritroviamo marginalizzati e perseguitati in ogni modo… Qui ora viviamo solamente di riso, davvero. Signore, i suoi agenti sono molto, molto duri nelle loro aggressioni e non vogliamo che vengano mai più qui. In breve, a coloro che finanziano diciamo: se avete qualche progetto, venite voi stessi sul campo. Ripeto: i vostri agenti non sono qui per lavoro ma per corruzione. Le guardie sono diventate i veri bracconieri. Non rispettano più i limiti del parco. E noi non abbiamo più accesso al parco».

Survival rilancia le sue accuse contro il Wwf e la Wcs: «Mentre i collezionisti di trofei sono incoraggiati a uccidere grandi animali, i “Pigmei” rischiano aggressioni e pestaggi, torture e persino la morte. I popoli indigeni vengono sfrattati illegalmente con la forza da vaste aree della loro terra ancestrale e sono costretti a vivere ai margini delle strade, dove dilagano povertà e malattie. Subiscono violenze e un grave peggioramento delle loro condizioni di salute nel nome della conservazione – mentre il Wwf  e la Wcs  stringono partnership con compagnie del legname come Rougier, Cib e Sinfocam».

Il direttore generale di Survival International, Stephen Corry, ribadisce: «Come dimostrano queste forti dichiarazioni dei ‘Pigmei’, i progetti di conservazione sono letali per i popoli indigeni nella regione del bacino del Congo. Dal loro punto di vista, il Wwf e la Wcs hanno sottratto la loro terra, ignorato i loro diritti e continuano a finanziare chi commette abusi nei loro confronti. Il Wwf e la Wcs hanno trasformato gli alleati naturali della conservazione nelle sue vittime. Le grandi organizzazioni della conservazione devono davvero iniziare ad ascoltare questi popoli indigeni».”-

Insomma, Survival accusa le grandi associazioni ambientaliste che hanno contribuito a creare aree protette in Africa centrale – e che in alcuni casi le gestiscono – di esercitare una sorta di “land-grabbing conservazionista”  e ricorda che «I popoli indigeni hanno vissuto e gestito i loro ambienti per millenni. Le loro terre non sono “vergini” e le prove dimostrano che i popoli indigeni sanno prendersi cura dei loro ambienti meglio di chiunque altro. Sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. A guidare il movimento ambientalista dovrebbero essere loro. Ma i popoli indigeni vengono sfrattati illegalmente dalle loro terre ancestrali nel nome della conservazione. Le grandi organizzazioni per la conservazione sono colpevoli di sostenere questa situazione. Non denunciano mai gli sfratti. Le grandi organizzazioni per la conservazione stringono partnership con l’industria e il turismo, e stanno distruggendo i migliori alleati dell’ambiente».

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  • I Baka chiedono la fine degli abusi nel nome della conservazione