Ecco come la defaunation – la diminuzione degli animali selvatici – favorisce l’aumento delle malattie umane

[6 maggio 2014]

Il rapporto dell’umanità con i roditori, risalente a millenni, può portare a malattie zoonotiche, con agenti patogeni che possono saltare dalle altre specie all’uomo e viceversa. Dalla peste, alla malattia di Lyme, agli hantavirus, i roditori sono vettori ideali per le malattie che possono colpire gli esseri umani attraverso infezioni che possono diffondersi per contatto diretto o con gli escrementi e l’urina dei roditori o attraverso le zecche o le zanzare che pungono prima i roditori e poi mordono gli esseri umani. E’ per questo che gli scienziati stanno iniziando a chiedersi come la crescente perdita di fauna selvatica cambierà il rapporto topo-umano e la diffusione delle malattie. Circa il 25% dei mammiferi del mondo sono minacciate di estinzione, e il 52% delle specie è in declino.

Nello studio “Declines in large wildlife increase landscape-level prevalence of rodent-borne disease in Africa” pubblicato su Proceedings of the National Academy of the Sciences (Pnas) un team di ricercatori statunitensi prende in esame il declino delle popolazioni di grandi animali selvatici sia a livello locale e sottolinea che gli effetti selettivi e dimensionali di “defaunation” comportano modifiche a cascata per gli animali più piccoli, in particolare per i roditori, e l’alterazione di molti processi e servizi ecosistemici, Ma c’è anche un altro aspetto più immediatamente umano: questo fenomeno sembra si stia comportando cambiamenti nella prevalenza e nella trasmissione delle zoonosi.

I ricercatori dicono che «Comprendere i legami tra la perdita di biodiversità e le malattie zoonotiche è importante sia per la salute pubblica che per i programmi di conservazione della natura». Il recente dibattito scientifico sulla questione sembra sostenere l’espandersi delle zoonosi da roditori a causa della “defaunation” di grandi animali selvatici che, direttamente o indirettamente, diminuirebbe i controllori naturali della densità di roditori. Il team statunitense ha testato questa ipotesi sperimentale escludendo la macrofauna selvatica da un ecosistema di savana nell’Africa orientale e poi ha esaminato cambiamenti nella prevalenza e l’abbondanza di Bartonella spp. Che infetta i roditori attraverso le pulci. I ricercatori hanno scoperto che la rimozione della fauna selvatica non ha nessun effetto sulla prevalenza dell’infezione di Bartonella sui singoli roditori o pulci, «Tuttavia, poiché l’abbondanza di roditori e, di conseguenza, l’abbondanza pulci è raddoppiata in seguito alla “defaunazione” sperimentale, la densità di ospiti infetti e pulci infette era approssimativamente due volte maggiore nel sito dove la grande fauna è assente». Quindi, la “defaunazione” «Rappresenta un rischio elevato per la trasmissione della Bartonella all’uomo (bartonellosi)». Insomma, se sparisce la grande fauna selvatica, come leoni, giraffe, elefanti, zebre, il numero di roditori infetti raddoppia, il che significa questa perdita di fauna selvatica potrebbe portare ad un aumento in alcune malattie che possono diffondersi agli esseri umani.

Hillary Young, del Department of ecology, evolution and marine biology dell’università di California-Santa Barbara, sottolinea che «In realtà la fauna selvatica è in calo dal Plestiocene, dopo l’arrivo dei primi esseri umani e l’interazione con i grandi animali. E’ uno dei maggiori impatti degli esseri umani sul mondo di oggi».

Il rapporto potrebbe sembrare banale ed intuitivo: in assenza di animali più grandi, quelli più piccoli sarebbero più liberi il terreno meno calpestato, la vegetazione prospererebbe e minuscole popolazioni di roditori aumenterebbero perché hanno più cibo a disposizione e più ripari per nascondersi dai predatori.

Ma non popolazioni più elevate di roditori significa molti di più sono malati? Oppure un aumento della popolazione dei roditori “diluisce” il numero di ospiti della zoonosi, lasciando inalterata la possibilità di diffusione della maggior parte delle malattie? E come si fa ad impedire che le malattie si diffondano partendo da queste popolazioni di roditori? Per capirlo i ricercatori statunitensi sono andati al Mpala Research Center, in Kenya, dove è possibile realizzare test ecologici su grandi appezzamenti di terra, separati da recinzioni elettriche per escludere gli animali più grandi di un dik dik ( Madoqua kirkii ).

Il team ha esaminato tre lotti con leoni, elefanti, zebre e giraffe, e tre senza, concentrandosi sulla diffusione dei batteri di Bartonella, presenti un tutto il mondo e che si diffondono dai roditori all’uomo attraverso le pulci, causando diverse malattie zoonotiche. In due anni, hanno campionato 5 volte le popolazioni di roditori in ogni appezzamento, facendo uno screening per i ceppi di Bartonella a loro ed alle pulci. I ricercatori non hanno trovato alcun cambiamento nei tipi di roditori in ogni parcella; la specie più diffusa è risultato un criceto: il topo marsupiale (Saccostomus mearnsi). Anche se le popolazioni di roditori variavano durante i periodi piovosi o secchi, i territori senza macro-fauna selvatica avevano sempre circa il doppio di roditori e pulci ( Xenopsylla sp.) ed anche un numero doppio di pulci e roditori infetti da Bartonella.
La Young evidenzia «In questo modo, quello che abbiamo è un gruppo di roditori con agenti patogeni che sembrano rispondere in modo davvero semplice alla perdita della grande fauna selvatica». La spiegazione intuitiva viene avvalorata dalla ricerca: più vegetazione e terreno non calpestato, grazie alla mancanza di grandi animali, aiuta il boom delle popolazioni di roditori e pulci, il che aumenta il numero di vettori delle malattie.
La perdita di fauna selvatica potrebbe quindi innescare vere e proprie epidemie attraverso le praterie africane.

Il team sta attualmente studiando come queste relazioni si manifestano in climi diversi e con patologie che non richiedono un le pulci come vettore e che invece si trasmettono direttamente dai roditori all’uomo. Però, nel mondo reale le cose potrebbero svolgersi in modo diverso rispetto ad un esperimento ecologico controllato. Ad esempio, le pulci possono trasmettere la Bartonella direttamente agli esseri umani. Inoltre, quando viene eseguita una “defaunation” di solito ha a che fare con l’agricoltura e l’allevamento ed Helgen conclude: «Potrebbe essere per il bestiame. Potrebbe essere per i campi agricoli, ed è importante capire in che misura accelerino o smorzino queste malattie».

Ma leggendo lo studio è difficile non pensare che se i grandi animali selvatici si estingueranno potremmo trovarci di fronte ad epidemie, quindi, solo salvaguardando la biodiversità del nostro pianeta potremo davvero salvarci.