Disastro climatico in Veneto, ma la Regione revoca il divieto temporaneo di caccia

M5S e PD: «Un governatore senza spina dorsale». E intanto il bracconaggio dilaga

[5 novembre 2018]

Mentre Salvini sorvolava il Veneto disastrato facendo battute infelici sugli alberelli e gli ambientalosti, sotto di lui si continuava a sparare a una fauna che sconta le stesse difficoltà per il maltempo degli esseri umani.

Infatti, il presidente leghista del Veneto Luca Zaia il 2 novembre ha revocato con due decreti il divieto temporaneo di caccia e di pesca dilettantistica sportiva per i giorni 3 e 4 novembre.

Per la caccia il divieto temporaneo è rimane in vigore solo nei territori della Provincia di Belluno e nell’area della Provincia di Vicenza al di sopra del limite della Zona Faunistica delle Alpi.

Dopo l’annuncio è scoppiata la polemica: tre consiglieri regionali dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali, Andrea Zanoni (PD), Patrizia Bartelle (M5S) e Cristina Guarda (AMP), hanno attaccato Zaia: «Ci chiediamo come un Presidente di Regione possa rimangiarsi con tanta leggerezza una decisione come quella del divieto di caccia emanato fino a domenica compresa perché motivato per decreto dalle gravissime attuali situazioni ambientali in emergenza, peraltro quindi un atto dovuto per legge, e lo fa, guarda caso, dopo aver ricevuto una serie di pesantissime offese e ricatti sventolati con spavalderia alla luce del sole proprio da chi rappresenta la lobby venatoria più estremista».

I tre consiglieri regionali dell’opposizione (una delle quali appartiene al Movimento 5 Stelle che con la Lega a Roma ci governa) dicono che «Questa repentina irragionevole retromarcia alla Don Abbondio sembra puzzare di bruciato dato che il Governatore, dopo che gli sono state indirizzate pesanti e chiare minacce da Berlato, ha subito ceduto alla richieste di costui come se si trattasse di un governatore che legifera sotto dettatura della lobby venatoria più estremista, quindi un governatore impaurito e debole, senza spina dorsale e pertanto indegno di rappresentare i cittadini del Veneto».

Sergio Berlato è un consigliere regionale di Fratelli d’Italia (che con la Lega ci governa in Veneto ma è all’opposizione a Roma) noto per le sue iniziative anti-lupo, a favore dell’estremismo venatorio e contro le aree protette.

Zanoni, Bartelle e  Guarda ricordano che «Due settimane di pioggia intensa, venti a 200 chilometri orari, centinaia di migliaia di alberi rasi al suolo in tutta la regione, campagne allagate da Belluno a Rovigo, da Padova a Venezia, da Treviso sino a Verona, centinaia di strade bloccate, dipingono una gravissima realtà in stato di gravosissima emergenza dove oltre ai cittadini anche gli animali selvatici sono stati messi a durissima prova, morti a decine di migliaia per non parlare dei feriti. Perciò il divieto di caccia doveva essere prolungato almeno per un’altra settimana per mettere in salvo gli animali da questi fanatici della doppietta che si dimostrano senza un minimo di sensibilità, coscienza e umanità, che vogliono sparare a tutti i costi contro animali stremati da settimane di maltempo, e invece disgraziatamente Zaia lo revoca. Abbiamo un Governatore senza spina dorsale che cede ai ricatti e alle minacce, agisce sotto dettatura della lobby più estremista del mondo venatorio e condanna gli animali selvatici, Zaia non ne fa una di giusta e quando la fa, si sorprende talmente tanto di sé stesso, che la revoca! Così mentre la macchina dei soccorsi, dei volontari e della brava gente si mette in moto per dare aiuto agli alluvionati, c’è pure il rischio che qualcuno sia impallinato e che i soccorsi debbano occuparsi dei cacciatori impantanati coi loro fuoristrada. Che non sia il caso di vergognarsi e pure tanto?».

Gli stessi tre Consiglieri regionali denunciano che questo avviene mentre proprio il 4 novembre le Guardie Volontarie delle associazioni di tutela ambientale hanno rilevato gravissimi casi di bracconaggio in quasi tutta la regione: «A Loreggia, nel padovano le Guardie Enpa hanno denunciato due cacciatori che hanno ucciso e ferito rispettivamente due uccelli protetti: un Colombo (Columba livia) e un Marangone minore (Phalacrocorax pygmeusuna) specie superprotetta compresa nell’Allegato I della Direttiva uccelli e compreso in una speciale lista dell’articolo 2 della legge sulla tutela della fauna selvatica e della caccia, la 157/92, che per casi simili prevede anche l’arresto da 2 a 8 mesi. A San Martino di Lupari le Guardie dell’Enpa hanno denunciato un cacciatore che per non incorrere nei limiti di carniere previsti dal calendario venatorio non aveva annotato nel tesserino di caccia le Allodole uccise.  A Negrar, in provincia di Verona, le Guardie volontarie dell’Associazione Earth hanno denunciato due cacciatori che si avvalevano del richiamo elettroacustico, vietato dalla Direttiva Uccelli e dalle leggi statali, con il richiamo per l’Allodola».

Zanoni, Bartelle e  Guarda evidenziano che «Dalle segnalazioni giunte da chi ha effettuato dei controlli in provincia di Treviso, Vicenza, Rovigo, Venezia e Verona viene dipinta una situazione molto preoccupante, ovunque si sparava pochissimo perché le campagne sono quasi deserte, con pochissimi animali, evidentemente stremati e decimati dopo settimane di pioggia e di disastri ambientali. Ci associamo alle richieste indirizzate in queste ore al Governatore Zaia, da parte delle associazioni come la Lav Lega Antivivisezione, il Wwf Italia, la Sezione Veneto di Mountain Wilderness, la Vicepresidente di Isde Veneto,   di sospendere immediatamente la caccia almeno fino a quando non verrà rilevata la reale consistenza della fauna selvatica dopo questi disastri climatici, ciò in attuazione del principio di precauzione e delle norme sulla tutela della fauna selvatica. Stanno sparando su animali stremati, sui pochi sopravvissuti da settimane di intense piogge, bombe d’acqua, allagamenti ed esondazioni di fiumi, per non parlare dei 15 milioni di alberi rasi al suolo stimati da Coldiretti,  è una situazione che richiedeva la chiusura della caccia così come previsto dalla legge 157/1992 all’articolo 19 comma 1 e dalla legge regionale n.50 del 1993 che all’articolo  17 stabilisce che il “Presidente della Giunta regionale può limitare i periodi di caccia o vietare l’esercizio venatorio sia per talune forme di caccia che in determinate località, alle specie di fauna selvatica di cui all’articolo 18 della legge n. 157/1992, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità».

I tre Consifglieri regionali concludono: «I cacciatori, una minoranza per fortuna,  che oggi hanno sparato agli animali superstiti stremati, non hanno un minimo di umanità e sensibilità ambientale,  invece di imbracciare la doppietta o addirittura compiere gravissime azioni di bracconaggio, potevano aiutare la protezione civile per dare una mano alle migliaia di cittadini veneti senza luce, acqua e casa. E’ evidente che il responsabile politico di questa gravissima situazione ha un nome e cognome: Luca Zaia, il quale annuncia a tutti i media che il Veneto è in ginocchio, che in Veneto ci sono le ceneri,  ma evita di applicare le norme di tutela ambientale piegandosi al volere della lobby piu’ estremista della caccia, quella rappresentata da Berlato, arrivando addirittura a revocare il limitatissimo divieto che era previsto per sabato e domenica. Ci auguriamo che in Zaia resti un minimo di legalità e buon senso e che pertanto provveda ad applicare subito e senza ritardo la legge vietando almeno per un’altra settimana la caccia in tutto il Veneto. Una cosa è certa senza la retromarcia di Zaia quel rarissimo esemplare di Marangone minore, specie superprotetta, ora sarebbe ancora libero di volare invece di stare con un’ala maciullata dai pallini in un ambulatorio di un veterinario».