La discarica nell’isola di Zacinto danneggia l’habitat delle tartarughe marine

[17 luglio 2014]

Secondo la sentenza C-600/12 Commissione/Grecia della Corte di giustizia dell’Unione europea «Non avendo vietato la gestione incontrollata di una discarica nel parco nazionale marittimo di Zacinto (Zante), la Grecia ha violato il diritto dell’Unione in materia di ambiente. Tale discarica satura danneggia l’habitat della tartaruga marina “Caretta caretta”».

La Corte Ue ricorda che la Direttiva Ue sui rifiuti «Impone agli Stati membri di prendere le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti non danneggi la salute umana e non rechi pregiudizio all’ambiente. Gli Stati membri devono altresì vietare l’abbandono, lo scarico e la gestione incontrollata dei rifiuti. D’altra parte, qualsiasi autorizzazione per una discarica è subordinata a talune condizioni».  Ci si riferisce alla Direttiva del Consiglio, del 26 aprile 1999 sulle discariche di rifiuti. Invece «Le incidenze dei progetti che possono pregiudicare significativamente un sito devono essere opportunamente valutate, tenendo conto degli obiettivi di conservazione degli habitat, della fauna e della flora selvatiche» e qui entra in ballo la Direttiva Habitat.

Fin dal 2006 il Parco nazionale marittimo di Zacinto fa parte dei siti Natura 2000 proprio per la presenza delle tartarughe marine Caretta caretta, ma nonostante questo dal 1999 i problemi ambientali dovuti alla gestione della discarica di Gryparaiika, nella zona di Kalamaki. all’interno del Parco, hanno avuto forti impatti sull’habitat delle tartarughe, problemi particolarmente gravi vicino alla spiaggia di Sekania, classificata come zona di tutela assoluta.

«Infatti – sottolinea la Corte Ue – il piano di gestione dei rifiuti per la regione delle isole Ionie prevedeva, dal 2005 (data programmata di chiusura della discarica), la costruzione di una discarica su un altro sito di Zacinto. Nel 2005, l’Associazione di gestione dei rifiuti solidi di Zacinto ha proposto cinque siti idonei a ospitare la nuova discarica (due di tali siti, situati in una zona montuosa, hanno ottenuto parere positivo nel 2008). Tuttavia, l’Associazione non ha poi presentato gli studi di impatto ambientale per la costruzione della nuova discarica. La discarica esistente continua quindi ad essere gestita nel Parco marittimo, benché l’autorizzazione e le clausole ambientali ad essa relative siano scadute nel 2006».

Invece di dismettere la discarica si sono avviati lavori di ristrutturazione e di potenziamento del sito ed i greci hanno  deciso che  la discarica esistente avrebbe continuato a ricevere i rifiuti di Zacinto fino all’entrata in servizio della nuova discarica (o fino al 31 dicembre 2015, data di scadenza delle nuove clausole ambientali rinnovate nel 2011 con decreto ministeriale).

L’Unione europea ha ritenuto che la Grecia violasse le direttive in materia di ambiente ed ha proposto un ricorso per inadempimento dinanzi alla Corte di giustizia, sicura di vincerlo, visto che la Grecia nel 2002 era già stata condannata dalla Corte europea in una causa riguardante le Caretta caretta nella stessa regione.

Nella sua sentenza odierna la Corte rileva che «La Grecia non contesta gli elementi di fatto invocati dalla Commissione né il pericolo che il cattivo funzionamento della discarica costituisce per la salute e per l’ambiente. Constata inoltre che il rinnovo dell’autorizzazione per la discarica comporta il rischio di compromettere un sito Natura 2000».

Quindi,  la Corte dichiara che «Mantenendo in attività sull’isola di Zacinto una discarica satura caratterizzata da cattivo funzionamento e non conforme alla normativa dell’Unione in materia ambientale, la Grecia ha violato gli obblighi che le incombono ai sensi della direttiva sui rifiuti e della direttiva relativa alle discariche di rifiuti. Inoltre, rinnovando l’autorizzazione per la discarica in violazione del diritto dell’Unione, la Grecia ha violato altresì gli obblighi in materia di conservazione degli habitat, della flora e della fauna selvatiche».