La Commissaria Ue alla pesca si rivolge a Italia, Francia e Monaco

Dopo il passaggio della Concordia l’Ue chiede di rivitalizzare il Santuario dei cetacei Pelagos

Oceana: «Deve diventare una vera e propria area marina protetta»

[4 agosto 2014]

«Il Santuario Pelagos è la più grande area protetta del Mediterraneo e ha un grande potenziale come esempio di buone pratiche di come la crescita sostenibile blu possa essere attuata in aree trafficate e densamente popolate, proteggendo la vita marina, compresi i pesci». Sono le parole della commissaria europea agli Affari marittimi e alla pesca, Maria Damanaki, che ha rimarcato la necessità di «discutere di come la politica comune della pesca e la politica marittima integrata dell’Ue possano garantire che il Santuario Pelagos sia operativo e sostenere la crescita blu nella regione. Ho intenzione di lavorare in questa direzione nelle prossime settimane con i tre paesi chiave del Santuario Pelagos, nonché con gli stakeholdersdella regione».

La Damanaki ha preso l’iniziativa per  “rivitalizzare” il Santuario Pelagos e ha cercato di riunire Italia, Francia, e il Principato di Monaco e le parti interessate, per discutere come gli strumenti politici dell’Ue, compresa la possibilità di un sostegno finanziario attraverso l’European Maritime and Fisheries Fund, possano essr utilizzati per rendere davvero efficace e governato il santuario dei mammiferi marini. Pelagos è stato riconosciuto come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo (AspimM) nell’ambito del protocollo SPA/BD della Convenzione di Barcellona ed anche la General Fisheries Commission for the Mediterranean ha anche sottolineato l’interesse a designare “Pelagos”, come una zona sperimentale nel approccio ecosistemico alla gestione della pesca. Inolte, con la dichiarazione come Zona di Protezione Ambientale dela Zona economica esclusiva tra Francia e Italia, la maggior parte del Santuario fa parte delle acque marine dell’Ue.

La Damanaki è convinta che «Questo santuario potrebbe servire come caso di studio per attuare, per esempio, la strategia dell’Ue sulla direttiva Pianificazione territoriale marittima, compreso il turismo costiero e marittimo, nonché l’approccio ecosistemico alla gestione della pesca».

Oceana ha accolto con soddisfazione le parole della Damanaki, che secondo l’Ong ambientalista  internazionale  rappresentano una novità per «Affrontare la fallita gestione delle aree marine protette (Amp). L’iniziativa della Damanaki ha come obiettivo la più emblematica e vasta Amp del mare Mediterraneo: il Santuario Pelagos per i mammiferi marini».

Oceana ricorda che «Questo santuario internazionale, istituito nel 2002 tra la Francia, l’Italia e Monaco per proteggere i mammiferi marini dall’impatto negativo delle attività umane, è conosciuto per la sua alta concentrazione di cetacei come le balenottere (Balaenoptera physalus), i capodogli (Physeter macrocephalus) e i delfini “bottlenose” (Tursiops truncatus) tra gli altri, nonché altre varietà di specie pelagiche come il tonno, il pesce spada, il pesce luna e gli squali. Tuttavia, le autorità non hanno potuto implementare il piano di gestione del santuario, che è privo di vere misure protettive per i cetacei».

Secondo gli ambientalisti «Il problema sollevato dalla Commissaria Damanaki è ancora più grave ed estremamente preoccupante, dato che l’Ue, quando si tratta delle aree marine protette, affronta le eterne lacune in termini di attuazione».  Oceana, oltre a denunciare il fatto che «La rete ecologica europea di Amp è lungi dall’essere completa (solo il 6% delle acque Ue sono coperte)» dice che «Molte di  queste aree sono solo “parchi virtuali” senza vere misure protettive in atto». Una recente ricerca dell’Ong  ha rilevato che «Solo il 30% delle Amp del Baltico ha un piano di gestione in atto e questa è la regione che vanta il primato della tutela del mare in Europa».

Il direttore esecutivo di Oceana in Europa, Xavier Pastor, evidenzia: «Sappiamo che pochissime Amp del Mediterraneo garantiscono una vera protezione dell’ambiente marino. “Nella maggioranza di esse, continua lo sviluppo normale delle attività commerciali: pesca, turismo, trasporto marittimo, talvolta addirittura sono sottoposte ad attività di dragaggio! I decisori politici devono affrontare questo, e disciplinare rigorosamente le attività in questi piccoli pezzi di oceano che abbiamo deciso insieme di tutelare dato il loro valore naturale».

Con gli attuali indicatori ambientali attuali nel Mediterraneo è allarme rosso. «Il 91% delle sue risorse ittiche sono sovrasfruttate – ricorda Oceana – , mentre alti livelli di contaminanti e plastici, oltre ai drammatici effetti sul cambiamento climatico, stanno determinando un impatto negativo sugli ecosistemi. Le ultime valutazioni confermano che neanche una singola specie marina o habitat della Ue si trova in uno stato favorevole, e si teme che l’aggiornamento del 2014 probabilmente segnerà un peggioramento della situazione».

Per Nicolas Fournier, coordinatore dell’ufficio di Oceana a Bruxelles, «Far diventare queste zone, virtualmente protette, vere e proprie aree protette non è solo un obbligo politico, ma molto più importante, è una necessità ecologica. Le Amp normalmente servono alle specie da rifugio dove alimentarsi, riprodursi o riposare, ma quando la pressione esercitata dall’uomo è la stessa fuori e dentro un’area, le creature marine, come i cetacei non hanno nessun altro posto dove andare».

Oceana auspica che questo richiamo della Commissaria Damanaki «Serva a rafforzare l’azione spinga e ispiri i firmatari dell’Accordo Pelagos ad affrontare alcune delle questioni relative al santuario che si trascinano da tempo, come le navi che colpiscono le balene e l’inquinamento acustico sottomarino».  Per questo Oceana «Esorta energicamente il prossimo Commissario per gli affari marittimi e la pesca a perseguire questo compito ambizioso volto a raggiungere l’obiettivo politico del conseguimento di un buono stato ecologico in tutte le acque Ue entro il 2020».