Droni per studiare le balene grigie del Pacifico (FOTOGALLERY)

La Noaa capisce così come l’ambiente limita la crescita di una popolazione di cetacei

[1 giugno 2015]

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Qualche giorno fa John Durban, un biologo che si occupa di mammiferi marini per la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) Fisheries, ha fatto volare un drone dalla costa della California verso l’Oceano Pacifico. Si trattava di un Hexacopter, chiamato  così perché è dotato di sei rotori sin milio alle pale di un elicottero, e Durban lo ha fatto librare sopra una femmina di balena grigia (Eschrichtius robustus) con il suo cucciolo, mentre questi  grossi cetacei stanno compiendo la loro migrazione dalle zone di riproduzione della Baja California, in Messico, alle aree di alimentazione estiva nell’Artico.

Da 22 anni gli scienziati della Noaa Fisheries aspettano le balene grigie in questo punto della costa californiana, dotati di binocolo, per contare i nuovi cuccioli, ma ora, con le foto e i filmati girati dall’Hexacopter vogliono capire il perché degli alti e bassi della nascite annuali. Inoltre i dati trasmessi dai droni permettono di comprendere, con uno scarto di pochi centimetri,  le reali dimensioni della balene ed anche il loro stato di salute.

Durante lo studio gli Hexacopter hanno sorvolato le balene ad almeno 120 piedi di altezza, che è la distanza considerata sicura perché degli scienziati qualificati possano operare con droni  in prossimità di mammiferi marini o di altre specie protette, un modo sicuro e non invasivo per raccogliere importanti dati scientifici.

Alla fine Durban e il suo collega e co-pilota di droni Holly Fearnbach, hanno raccolto immagini di oltre 60 balene grigie con i loro cuccioli e Durban spiega: «Non possiamo misurare una balena grigia con un metro, ma siamo in grado di utilizzare le immagini aeree per analizzare le loro condizioni fisiche essenziali, quanto sino grasse o magre». Le balene grigie possono raggiungere il 15 metri di lunghezza e vivere fino a 50 anni e per una mamma balena  la quantità di grasso è fondamentale per riuscire a far sopravvivere il suo cucciolo: questi cetacei non si nutrono per la maggior parte della loro migrazione che dura mesi e mentre le madri digiunano devono allattare i loro piccoli in rapida crescita. Quindi hanno bisogno di una enorme riserva di grasso perché i cuccioli raggiungano le aree di alimentazione artiche. Quanto sia lo strato di grasso che sono riuscite ad immagazzinare dipende da quali erano le condizioni nell’Artico l’estate precedente: se le prede erano abbondanti, le femmine hanno grasso sufficiente e quindi la  maggior parte dei cuccioli sopravviverà, ma se le condizioni nell’Artico erano sfavorevoli nasceranno meno cuccioli e ne sopravviveranno ancora meno.

Durban sottolinea che «Studiando le condizioni fisiche delle femmine, speriamo di collegare i punti tra le condizioni nella regione artica in un determinato anno e la nascita dei cuccioli nell’anno successivo. In definitiva, stiamo cercando di capire come le condizioni ambientali influenzano il successo riproduttivo della popolazione».

Le balene grigie sono state cacciate fino quasi a portarle all’estinzione, ma dopo che gli Usa e hanno dichiarate specie protetta hanno recuperato fino ad uscire dalla lista delle  specie in via di estinzione nel 1994, anche se l’altra popolazione di balene grigie che vive nel Pacifico russo resta a grave rischio di estinzione.

«Questo successo  – dicono alla Noaa – rappresenta per gli scienziati un’opportunità unica di tudiare l’ecologia delle grandi balene, compreso come le condizioni ambientali mettano un limite massimo alla crescita della loro popolazione». Dato che la maggior parte delle altre specie di grandi balene sono ancora minacciate o in pericolo di estinzione, gli scienziati hanno avuto poche opportunità di osservare queste dinamiche in azione. Dai dati rilevati dai droni Hexacopter al largo della California sembra che le balene grigie stiano abbastanza bene, mentre altre specie di grandi cetacei mostrano promettenti segni di recupero, Il team della Noaa ha utilizzato i droni anche per controllare lo stato di salute delle orche (Orcinus orca)  al largo della costa della British Columbia, in Canada.

Durban conclude: «Con le balene grigie, stiamo solo cominciando a capire che come una popolazione di grandi balene  abbia recuperato e come questo si presenti. Questa comprensione aiuterà gli scienziati a fissare degli obiettivi di recupero per le altre specie. E una volta che una specie avrà recuperato, aiuterà gli scienziati a distinguere tra  i normali alti e bassi in una popolazione ed i segni – se dovesse accadere – di un altro grave declino. Dovremo abituarci a vedere che le popolazioni recuperate hanno anni buoni e cattivi. Questo è quello che succede quando ci si riprende e si sta in bilico intorno a un limite di cibo. speriamo che in un futuro non troppo lontano ci saranno da studiare molte popolazioni sane di grandi balene».