Positivo l’avvio del confronto con i portatori d’interesse

Due mari, viadotto Petriolo: l’impatto zero rimane un miraggio

[5 luglio 2013]

Durante il confronto avvenuto tra governo, Anas, Regione Toscana, le due province di Siena e Grosseto, i Comuni di Monticiano e Civitella Paganico, la società costruttrice Strabag Spa e i rappresentanti delle associazioni archeologiche, ambientaliste e dei cittadini (Legambiente, Italia Nostra, Amici dei Bagni di Petriolo, Wwf, TWT, Odysseus) sui lavori per il raddoppio della Siena-Grosseto – acosiddetta Due mari – nel tratto Civitella Paganico-Monticiano (12 km del Maxilotto che comprende il famoso viadotto di Petriolo sul Farma, già finanziati con 233 milioni di euro), il sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti Erasmo D’Angelis ha dichiarato che siamo di fronte ad un’opera cantierizzata sul modello francese del débat public.

«In Italia ancora non abbiamo una legge modello débat public francese che cantierizza grandi opere pubbliche dopo una fase preliminare di concertazione con i cittadini, portatori di interessi e associazioni al fine di migliorare i progetti. Purtroppo i risultati di questa assenza si vedono anche nei ritardi e nel numero esorbitante di proteste per una molteplicità di opere anche utili, urgenti e non rinviabili. Per questo, per la prima volta stiamo adottando un innovativo format di confronto in Toscana per un grande cantiere modello ad impatto zero».

D’Angelis insiste sull’importanza del rapporto con cittadini e associazioni. «In materia di grandi opere pubbliche bisogna avere chiaro ormai non soltanto il quadro delle prescrizioni ma la necessità di aprire in tempo e in anticipo un rapporto diretto, aperto e permanente con associazioni e cittadini. Per la prima volta in Italia stiamo procedendo con un grande cantiere stradale modello a impatto zero, nel massimo rispetto dell’ambiente e dei profili naturalistico, paesaggistico, archeologico e idrologico. Se funziona, come spero e credo, servirà a farci fare un bel passo in avanti verso la sostenibilità delle opere pubbliche e a spingere il Parlamento a rivedere completamente la legge urbanistica varata nell’anno 1942».

Il confronto con gli stakeholder – anche per merito del sottosegretario – è iniziato, ma al di là della norma mancante siamo lontani dalla progettazione partecipata del débat public e, soprattutto, siamo lontani dall’impatto zero che rimane più un auspicio o uno slogan ad effetto giornalistico.

Ci troviamo in una vallata splendida che è quella del fiume Farma e delle storiche terme di Petriolo, all’interno di una riserva naturale. Per realizzare l’opera nel suo complesso, anche se necessaria (la strada attuale a due corsie è pericolosa e poca adatta ad un collegamento più veloce tra i “Due mari”, Adriatico e Tirreno), qualche modifica al territorio si produce. Nella fattispecie dovrà essere demolito il vecchio viadotto lungo 800 metri e alto 100, e realizzato un nuovo ponte a 4 corsie. Per ora si sta discutendo sulle strade di cantiere e ci sono varie ipotesi in campo. Una di queste prevede il passaggio vicino ad una chiesa che ha mura di cinta quattrocentesche. Secondo Anas gli accorgimenti messi in essere non dovrebbero creare problemi alle strutture; la pensano diversamente comitati e associazioni locali supportati da alcuni archeologi.

L’altra opzione alternativa per le due strade di cantiere prevede il passaggio a monte del nuovo ponte, ancora più all’interno dell’area protetta e della vallata. In questo caso sono in particolare le associazioni ambientaliste come Legambiente a non essere d’accordo.

Siamo ancora agli inizi, già si stanno palesando i vari interessi in campo di tipo generale o particolare, tutti legittimi – per carità – ma talvolta contrastanti, e pare difficile se non impossibile compiere il cosiddetto “impatto zero” che per una cantierizzazione come questa dovrebbe riguardare tutta la filiera di realizzazione dell’infrastruttura, comprese le opere accessorie, il tipo di materiali utilizzati, le materie prime risparmiate (ad esempio viene dato spazio a materiali inerti riciclati per la realizzazione della strada?) fino alla tutela più palese delle evidenze naturalistiche, paesaggistiche e storico-architettoniche. In un’area di pregio ambientale come questa è già un grande risultato ridurre al minimo l’impatto ambientale di ogni passaggio (senza dichiarazioni roboanti) e questo si può e si deve fare: il metodo di confronto e partecipazione con tutti i soggetti portatori di interesse, caldeggiato dal sottosegretario D’Angelis per trovare le soluzioni più condivise e sostenibili possibile – che tra l’altro evitano il moltiplicarsi di momenti di frizione sul territorio – è un altro passaggio importante, che andrà però valutato passo passo nella sua concreta applicazione.