Due nuove specie di magnolia scoperte su internet

Pubblicate su ARKive da un ambientalista e fotografo messicano

[21 marzo 2016]

Magnolia rzedowskiana 1

Le fotografie postate sul  sito Arkive   hanno aiutato due naturalisti che si erano mai conosciuti e che vivono a più di 300 km di distanza l’uno dall’altro ad identificare due nuove specie precedentemente sconosciute alla scienza di una delle più antiche piante da fiore della Terra: la magnolia.

Nel 2010, Roberto Pedraza Ruiz ha pubblicato su Arkive una serie di foto di animali e piante che aveva scattato in una foresta pluviale montana ricca di  biodiversità della riserva della biosfera di Sierra Gorda, nel Messico orientale. Una delle foto era stata identificata come la Magnolia dealbata, una specie classificata a rischio di estinzione nella Lista Rossa Iucn. Ma la foto non convinceva José Antonio Vázquez, un botanico dell’università di Guadalajara, che si era imbattuto nell’immagine di Ruiz mentre svolgeva una ricerca avvalendosi dell’archivio online di ARKive con 16.000 pecie di flora.

Roberto Pedraza Ruiz spiega che secondo Vázquez, «Il campione nella foto sembrava insolito e ha chiesto che gli mandassi più immagini». Così il fotografo è andato diverse volte nella foresta pluviale ed ha scattato i fiori e i frutti degli alberi. Poi  Vázquez ha confermato che non aveva fotografato solo una nuova specie di magnolia, ma due.

Il primo fiore originariamente pubblicato da Arkive, è già stato documentato ed  gli è stato dato il nome di Magnolia rzedowskiana , in onore a Jerzy Rzedoswski, il più eminente botanico del Messico, che ha raccolto e documentato oltre 50.000 specie e che quest’anno  festeggia il suo 90esimo compleanno. La  descrizione della seconda magnolia sta per essere pubblicata e sarà chiamato  Magnolia pedrazae, in onore al suo scopritore Roberto Pedraza Ruiz che dice: «Questo è senza dubbio il più alto onore che un ambientalista e fotografo di natura possa ricevere. Ciò significa che questo albero incredibilmente speciale – un endemismo ella Sierra Gorda e il prodotto di un processo evolutivo che abbraccia millenni – è diventatio parte  della famiglia “.

Lucie Muir, direttrice di Wildscreen di ARKive, aggiunge: «Eravamo assolutamente entusiasti quando Roberto ci ha detto che nuove specie di magnolia erano state individuate a grazie a un botanico che aveva guardato le immagini sul sito Arkive. E’ sorprendente che delle le nuove specie possano essere ancora scoperte e che, in questa occasione,  Arkive sia parte della storia della scoperta».

Dare il nome Pedraza alla magnolia è un riconoscimento anche per i genitori di Roberto che hanno dato il via al movimento popolare che ha portato alla creazione del Grupo Ecológico Sierra Gorda (Gesg) che difende l’area orientale della Sierra Madre, dove le alte vette, le foreste pluviali, la lontananza da aree molto abitate creano le condizioni per una biodiversità particolarmente ricca.

Roberto è cresciuto tra queste montagne messicane e presto la sua fotografia è diventata un modo per documentare, condividere proteggere la ricchezza biologica del territorio e il lavoro di Gesg. E’ stato durante una delle sue spedizioni col Gesg, nel 1996 che Roberto ha sciperto dei taglialegna abusivi che stavano abbattendo la foresta pluviale dove crescono  le nuove specie di magnolia. Dopo aver dato l’allarme, insieme a una quarantina di amici ha acquistato l’area e ha fatto sloggiare i boscaioli da una zona dove vivono querce e cipressi che raggiungono i 40 metri di altezza, con rami avvolti di drappi di muschio, felci, orchidee e bromeliacee- E’ qui che Pedraza ha fotografato molte forme di vita rare o che addirittura non si credeva vivessero nell’are, come giaguari, puma e margays e una nuova famiglia di molluschi.

Roberto conclude: «Queste scoperte sottolineano l’importanza di proteggere i siti ad alto valore biologico, proteggendo gli ecosistemi e i rifugi delle specie  dalle attività antropiche, dando loro spazi in cui sono protetti dagli  esseri umani, di fronte alla richiesta sempre crescente di servizi ecosistemici e terra sempre crescente. Se non fossero state adottate misure per proteggerle, queste specie ed altre potrebbero scomparire prima ancora che sapessimo della loro esistenza».