Due studi italiani rivelano i segreti dei pesci dell’Antartide

I silverfish depositano le uova sotto la banchisa, i pesci di ghiaccio fanno il nido e “covano”

[13 marzo 2014]

New Scientist  ha pubblicato con grande evidenza un articolo intitolato “Silver in the sea” nel quale si riportano i risultati di una ricerca svolta dall’Istituto di scienze marine (Ismar) del Centro nazionale delle ricerche (Cnr) durante la  XXIX spedizione in Antartide. I ricercatori dell’Ismar si sono occupati dell’Antartic  silverfish, il  teleosteo antartico (Pleuragramma antarcticum), pesciolini che in realtà quando sono vivi non sono argentati, come farebbe pensare il loro nome in inglese, ma rosati con riflessi argentei che scuriscono in tinta metallica dopo la morte. I Pleuragramma antarcticum  per sopravvivere in condizioni di freddo estremo hanno evoluto alcuni trucchi per sopravvivere, come ad esempio delle glicoproteine antigelo anti-gelo che impediscono la creazione di cristalli di ghiaccio Normalmente, cristalli di ghiaccio formerebbero nel loro sangue e nei loro tessuti.

Questi animali poco appariscenti in realtà sono, insieme al krill, importantissimi  per la stabilità della ricca catena alimentare antartica e per la sopravvivenza di specie come i pinguini di Adelia  (Pygoscelis adeliae) e le foche di Weddell (Leptonychotes weddellii), eppure si sa relativamente poco sul loro ciclo vitale. Quello che è certo è che il teleosteo antartico è diminuito in alcune  aree dell’Antartide, probabilmente a causa del cambiamento climatico. I biologi italiani dell’Ismar hanno cercato di saperne di più ed hanno indagato sui foltissimi branchi di Antartic  silverfish dell Mare di Ross.

Il team del Cnr di Venezia ha inviato subacquei e remote-operated vehicles (Rov) sotto la banchisa ed ha scoperto che i Pleuragramma antarcticum le uova lasciandole a galleggiare sotto il ghiaccio, che così diventa una sorta di incubatrice che le protegge dai predatori. La cosa è stata immortalata con le magnifiche foto da Enrico Sacchetti che hanno sorpreso la comunità scientifica.

Un’altra ricerca italiana pubblicata su PlosOne (A Demonstration of Nesting in Two Antarctic Icefish (Genus Chionodraco) Using a Fin Dimorphism Analysis and Ex Situ Videos) ha invece svelato i comportamenti eccezionali di un altro pesce antartico.

Ma Sara Ferrando, Lorenzo Gallus, Laura Ghigliotti, Maria Angela Masini ed Eva Pisano, del Dipartimento di scienze della terra dell’ambiente e della vita dell’università di Genova, Laura Castellano, di Costa Edutainment –  Acquario di Genova, e Marino Vacchi dell’Ispra/Ismar del Cnr di Genova, non hanno dovuto sfidare le proibitive temperature dell’artico per studiare, anche con video, il pesce di ghiaccio (Chionodraco hamatus)  lo hanno fatto all’Acquario di Genova, utilizzando anche le analisi istologiche di adulti delle due specie congeneriche C. hamatus e C. rastrospinosus.

Ne è venuto fuori che durante la stagione riproduttiva, i maschi maturi di entrambe le specie, che sono diversi dalle femmine e maschi immaturi, mostrano modifiche alla pinna anale, sviluppando un epitelio molto più spesso e, dato che non c’è nessuna organizzazione ghiandolare o sensoriale associata a questa mutazione, le pinne modificate dovrebbero svolgere un ruolo meccanico e/o ornamentale. Inoltre queste strutture nei C. hamatus  si staccano dopo il periodo riproduttivo, confermando il loro carattere temporaneo.

Inoltre le osservazioni in acquario del comportamento dei pesci di ghiaccio hanno dimostrato che il processo riproduttivo comprende un’attività di pre-riproduttiva, la preparazione del nido, la vigilanza alle uova e si è conclusa con successo con la cova e la schiusa delle uova.  I ricercatori genovesi sottolineano che «Quando l’evento della deposizione delle uova si avvicinava, il maschio prepara il nido. Il nido è stato costruito su una superficie di fondo accuratamente selezionata, che è stata  appiattita e mantenuto libera da sabbia o detriti da uno combinazione dei movimenti del corpo e dallo spazzamento continuo delle pinne radiali e anale, dimostrando così l’importante funzione meccanica/abrasiva delle “manopole” della pinna anale».

La ricerca dimostra per la prima volta l’esistenza di cure parentali nei pesci antartici, con la realizzazione e la sorveglianza dei “nidi” da parte di pesci ghiaccio, e chiarisce il  significato del temporaneo dimorfismo di alcune strutture fisiche dei maschi, la cui funzione sarebbe stato difficile comprendere sul campo, nei fondali gelati dell’Antartide.