È guerra delle aringhe tra Ue ed Isole Færøer

Bruxelles: «Misure commerciali intese per proteggere lo stock»

[21 agosto 2013]

Oggi la Commissione europea ha adottato un pacchetto di misure «intese a contrastare lo sfruttamento indiscriminato dello stock di aringa da parte delle Isole Færøer» e in una nota spiega che «si tratta, in particolare, del divieto di importare aringhe e sgombri prelevati dagli stock atlantico‑scandinavi e catturati sotto il controllo delle Isole Færøer, nonché prodotti della pesca contenenti tali specie o da queste derivati. Sono inoltre previste restrizioni sull’uso dei porti dell’Ue per le navi che pescano stock di aringhe e sgombri sotto il controllo delle Isole Færøer. Questo significa che ad alcune navi delle Færøer sarà vietato l’accesso ai porti unionali, salvo in casi di emergenza». Le misure entreranno in vigore 7 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

Si tratta di un’iniziativa molto forte perché coinvolge un Territorio associato ad uno Stato dell’Ue: la Danimarca. Ma perchè il gigante europeo ha dichiarato la guerra commerciale alle minuscole Isole Færøer, un Paese semi-indipendente di 1.399 km2 e con meno di 50.000 abitanti?

La Commissione lo spiega così: «Fino al 2013 lo stock di aringa atlantico-scandinava è stato gestito congiuntamente da Norvegia, Russia, Islanda, Isole Færøer e Unione europea sulla base di un piano di gestione a lungo termine e di quote prestabilite del totale ammissibile di catture (Tac). Nel 2013, però, le Isole Færøer hanno deciso unilateralmente di svincolarsi da questo accordo e hanno istituito un contingente autonomo di oltre tre volte superiore alla quota precedentemente concordata».

L’Ue ha cercato una soluzione negoziata, poi è passata agli avvertimenti al governo autonomo di Tórshavn su una possibile adozione di misure, le Isole Færøer hanno rifiutato smetterla con la pesca indiscriminata delle aringhe. Avendo esaurito tutti gli altri mezzi, la Commissione ha deciso di avvalersi dei poteri che le sono conferiti dallo strumento commerciale per «incoraggiare le Færøer a contribuire alla conservazione dello stock», misure che hanno ricevuto il sostegno dagli Stati membri nel comitato per la pesca e l’acquacoltura del 31 luglio scorso.

La dichiarazione della guerra commerciale alle Færøer sembra un avvertimento lanciato all’Islanda con la quale l’Ue ha in corso un contenzioso simile per la gestione dello stock di sgombro dell’Atlantico nord-orientale. Maria Damanaki, commissaria Ue per gli affari marittimi e la pesca, conclude: «L’adozione di misure di questo tipo è sempre l’ultima ratio. Le Færøer avrebbero potuto porre fine alle loro pratiche di pesca insostenibili, ma hanno deciso di non farlo. Ora nessuno può più ignorare che l’Unione europea è determinata a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per proteggere la sostenibilità a lungo termine delle risorse ittiche».