Appello a non cacciare e mangiare carne di pipistrelli e antilopi

Ebola, l’epidemia può arrivare nel Bel Paese? Cosa ne pensano i medici italiani

In Africa Occidentale mancano operatori sanitari per arginare l’epidemia

[4 agosto 2014]

Inizia oggi a Washington lo storico summit di 3 giorni che riunirà quasi tutti i 54 Capi di Stato e di governo africani e con i quali il presidente Usa Barack Obama discuterà di democrazia e di scambi commerciali, anche se probabilmente che a tenere banco saranno le guerre civili in atto in molti Paesi “liberati” dagli Occidentali, dalla Libia al Sud Sudan, e soprattutto l’epidemia di Ebola che sta devastando tre Paesi dell’Africa Occidentale e che rischia di tracimare in quelli vicini.

Intanto in Guinea, Sierra Leone e Liberia i ministri della salute e le Ong che affrontano Ebola sul territorio denunciano la carenza di operatori sanitari in grado di trattare i malati e di impedire la diffusione del virus. Stéphane Doyon, coordinator dell’unità di emergenza di Medici senza frontier (Msf) in Africa Occidentale ha detto all’agenzia stampa umanitaria dell’Onu Irin: «Siamo sul punto di rottura delle nostre capacità ed oggi  non possiamo garantire di poter continuare così, soprattutto per quel che riguarda le risorse umane».  Nelle aree colpite ci sono 300 operatori sanitari di Msf  ma sono stremati e mancano i ricambi, infatt c’è bisogno di personale estremamente competente che, a causa delle condizioni psicologiche e di lavoro tremende, deve essere sostituito ogni 4 – 6 settimane. Fino ad oggi Msf ha speso 9,3 milioni di dollari per lottare contro Ebola ma ignora quanti fondi saranno ancora necessari. Doyon  però avverte che «piuttosto che inviare denaro, ci vuole più personale sul terreno».

Anche i governi di Liberia e Sierra Leone esortano i Paesi donatori e le organizzazioni internazionali a rafforzare l’intervento sul campo. Tolbert Nyensuah, vice-ministro della salute della Liberia, incaricato dei servizi di prevenzione, ha detto ad Irin  che «i governi nel loro insieme non hanno i mezzi per circoscrivere il virus Ebola. Abbiamo bisogno di medici ed infermieri qualificati, per  aiutare il personale locale a trattare i pazienti che sono nelle unità di isolamento. Abbiamo bisogno di più forniture mediche. Dobbiamo aumentare il numero dei centri di trattamento per far fronte all’aumento dei casi».

In molti accusano l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di agire in modo insufficiente e di intervenire in maniera poco concreta e Nyensuah conferma che gli Stati e le Ong ormai non sono più in grado di arginare l’epidemia: «E’ diventata una crisi umanitaria  e la Liberia non è in grado di gestire la situazione attuale».

I presidenti della Mano River Union (Guinea, Sierra Leone, Liberia più Costa d’Avorio) e la direttrice generale dell’Oms,  Margaret Chan, il primo agosto hanno presentato un nuovo piano di risposta comune da 100 milioni di dollari. Intanto si susseguono gli appelli, via radio e con manifesti, alle popolazioni rurali dei tre Paesi perché non caccino e consumino carne di pipistrelli ed antilopi che sarebbero i vettori del virus. La gente è invitata anche ad osservare precise norme igieniche durante i funerali delle vittime di Ebola.  Ma la regione più colpita, quella al confine tra i tre Paesi è caratterizzata da una popolazione estremamente mobile e quindi è difficile ritrovare persone che sono entrate in contatto con il virus, in più molta della caccia è di frodo e i cacciatori non si presentano ai posti di disinfezione.

Proprio in merito all’allarme suscitato da Ebola, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali  (Simit) torna a ribadire che «la diffusione dell’epidemia all’interno del territorio nazionale è da considerarsi improbabile» e Massimo Galli, infettivologo Simit, spiega che «l’infezione da virus Ebola è solo una delle numerose infezioni emergenti segnalate negli ultimi anni. Di alcune di esse, come la Sars e la Mers, sono stati osservati in Italia solo casi importati, senza che si generassero nuove infezioni nel paese. Altre invece sono presenti in Italia, come la febbre da virus West Nile, mentre un’epidemia di febbre da virus Chikungunya è stata registrata in Romagna nel 2007».

A sostegno di questa affermazione il Simit ricorda che «i focolai di infezione si generano attraverso la trasmissione del virus da parte di un animale ospite in aree prossime alla foresta, lontane da aree metropolitane e dagli aeroporti internazionali; la malattia si manifesta nella maggioranza dei casi con gravi sintomi che obbligano il malato al letto e ne impediscono gli spostamenti.  Tenuto conto anche della relativa brevità dell’incubazione (circa 7 giorni), l’ipotesi che l’infezione possa giungere via mare con persone che, partite dalle zone interessate dall’epidemia, abbiano attraversato il nord Africa via terra per poi imbarcarsi verso l’Europa è destituita di fondamento; L’unica via attraverso la quale una persona portatrice dell’infezione potrebbe teoricamente raggiungere l’Europa è un volo diretto da uno dei paesi colpiti: questa possibilità è tuttavia limitata da quanto già osservato in merito alla lontananza tra il punto di insorgenza dei focolai epidemici , le vie di comunicazione internazionali, terrestri ed aeree e gli aeroporti intercontinentali, la sorveglianza sui quali è stata intensificata nei paesi colpiti dall’epidemia.

In realtà il nostro Paese sembra meglio attrezzato di altri: «Uno dei punti di forza su cui si fonda in Italia  il controllo delle infezioni emergenti è la rete dei reparti di Malattie infettive – sottolinea il Simit –  Diffusa su gran parte del territorio nazionale, la rete infettivologica, costituita da specialisti esperti e dotati di informazioni specifiche ed aggiornate, sostiene un ruolo di primaria importanza nella identificazione precoce e nella gestione della cura delle infezioni emergenti, venendo  a costituire una prima linea di riconoscimento e pubblica difesa nei confronti dei nuovi fenomeni infettivi».