Eccezionale scoperta lungo l’Appennino, vi nasce una pianta tipica della steppa nell’Europa Orientale

L’astragalo nano è stato individuato ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

[17 maggio 2017]

I botanici del dipartimento di Scienze agrarie e forestali dell’Università della Tuscia hanno individuato una nuova specie da aggiungere alla flora dell’Appennino: appena fuori dei confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel comune di Ortona dei Marsi, è spuntata una grossa erba perenne, della famiglia delle leguminose, con robuste radici legnose e grandi fiori gialli: l’astragalo nano (Astragalus exscapus).

Si tratta di una pianta finora conosciuta in Italia sulle Alpi, dove pure è molto rara, mentre è una presenza tipica negli ambienti di steppa dell’Europa Orientale.

«Le più vicine località note di questa specie si trovano in Val d’Aosta e nei Balcani, entrambe a circa 600 km di distanza – osserva Goffredo Filibeck, docente di Botanica all’Università della Tuscia – L’astragalo nano si aggiunge ad altre specie, tipiche delle steppe asiatiche, che crescono con popolazioni isolate sui rilievi circostanti la conca del Fucino. Diciottomila anni fa, al culmine dell’ultima glaciazione, la vegetazione della penisola italiana era dominata da una steppa come quella che oggi vediamo in Asia centrale. Forse il clima continentale del Fucino, unitamente alla pastorizia praticata fin da epoca preistorica, ha mantenuto fino ai nostri giorni una piccola ‘isola’ di flora della steppa: una macchina del tempo che ci rimanda a quando qui c’erano i mammut».

Una scoperta salutata con entusiasmo dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: «Il ritrovamento conferma l’importanza, per la biodiversità e per le connessioni ecologiche, del territorio della Valle del Giovenco e dei suoi monti, a torto ritenuti ‘minori’» commenta Cinzia Sulli, responsabile del servizio scientifico del Parco.

I ricercatori sono però preoccupati per la scarsa importanza che le politiche ambientali attribuiscono a prati e pascoli: «Le leggi italiane tutelano rigorosamente qualunque tipo di bosco, anche quando ha scarso valore ecologico, con vincoli come l’inedificabilità assoluta: invece, per le praterie spontanee, che sono un enorme scrigno di biodiversità, non esiste quasi nessuna tutela urbanistica e vengono anzi considerate ‘terre marginali’ da riconvertire – conclude Filibeck – Nell’area dove abbiamo scoperto la pianta, grandi superfici di pascoli naturali sono state devastate dai tentativi di rimboschimento degli anni ’80, che hanno danneggiato il suolo e piantato conifere esotiche, creando un ‘deserto verde’ sotto al quale non cresce più nulla».