Eccezionale, segnalato un cucciolo di foca monaca nel Tirreno per la prima volta dopo decenni

Lo straordinario incontro sulla spiaggia di Caprioli, poco a nord di Capo Palinuro, documentato dall'esperto Emanuele Coppola

[24 agosto 2017]

La voce le trema un poco, quando mi racconta del musetto apparso a circa venti centimetri di distanza dalla sua caviglia. Due grandi occhi neri l’hanno osservata solo per un attimo. È stato amore a prima vista. Anna Maria non trattiene la sua emozione e me lo dice in tutta franchezza: «È stata un’emozione incredibile, era bellissima. Subito dopo si è immersa, ma c’erano solo pochi centimetri d’acqua; lei comunque ha nuotato veloce come un fulmine. Tutta la gente intorno ha iniziato a cercarla, chi sui sassi, chi ancora in acqua. Ma nessuno l’ha più vista. Credo che ancora oggi, a quattro giorni di distanza, ci sia chi cerca disperatamente di rivederla».

Ma andiamo con ordine. Sono da poco passate le 16 di domenica scorsa, 20 agosto. Anna Maria è sulla spiaggia quando la sua attenzione è catturata da un capannello di persone urlanti che si è formato proprio sulla riva a breve distanza da lei.  Tra le varie grida in dialetto si ode distintamente dire “una foca, una foca”. Poi si sente una signora urlare “accattate na bacinella….” Anna Maria non resiste alla curiosità, mentre in quel tratto di spiaggia si erano già raccolte più di una trentina di persone, a partire da alcuni ragazzi che a più riprese avevano tentato di afferrare lo strano animale. È a questo punto che accade l’incontro inatteso, ma anche molto gradito. L’animale nuotando a zig zag tra le gambe degli astanti emerge a prendere fiato proprio vicinissimo ad Anna Maria. E da questo momento la storia è già nota. Anna Maria, prima di congedarsi da me mi chiede una promessa solenne. Mi domando cosa potrò fare per lei, magari regalarle una copia del mio libro. No, l’unica cosa che Anna Maria vuole da me è di essere sempre e prontamente informata su eventuali altre notizie e osservazioni di quella che ormai è “la sua foca”.

Ma veniamo ora alle considerazioni più lucide e razionali. Dalle indicazioni che ho fin qui raccolto non credo ci possano essere dubbi sul fatto che ci troviamo di fronte alla prima segnalazione di un cucciolo di foca monaca nel Tirreno. Per decenni si è dibattuto sul concetto di estinzione locale e quindi sul fatto se fosse corretto definire la foca monaca estinta nel nostro Paese. Una disquisizione accademica, ma con delle ricadute pesanti nella pubblica opinione. Decretare l’estinzione per un predatore marino di notevoli dimensioni e certamente capace di grande mobilità è stato a mio parere un grave errore concettuale.

Ma l’argomento principe, che “gli esperti” di biologia marina sempre accampavano, era il fatto che non ci fossero prove di nascite di foche monache nel nostro Paese. Come se veder nascere una foca fosse un fatto normale e alla portata di chiunque. Ovviamente non è così. La nascita e l’allattamento sono delle attività che le foche monache svolgono in luoghi appartati ed è sempre stato così, fin dalla notte dei tempi. E così si è preferito attribuire tutte le segnalazioni, che si sono ripetute negli corso degli anni nel nostro paese, ad animali erranti. Anche quando si trattava di femmine adulte con evidenti segni di interazione con il maschio dominante, come avvenne ad esempio per l’incontro da parte di un gruppo subacquei presso Portofino nel 2011. Questo fatto già da solo poteva indicare l’attività riproduttiva in corso, infatti le femmine si accoppiano proprio nel periodo che intercorre tra il parto e la fine dell’allattamento. Senza parlare della lunga osservazione, anch’essa ben documentata fotograficamente, avvenuta lungo le coste dell’isola del Giglio, in cui un maschio e una femmina interagivano per quasi un’ora davanti ad una piccola folla di turisti.

Ora però siamo di fronte ad un caso mai avvenuto prima in Italia, almeno negli ultimi decenni. Un cucciolo delle dimensioni di quello osservato sulla spiaggia di Caprioli, poco a nord di Capo Palinuro, è certamente un animale nato a pochi chilometri di distanza e, guardando bene, nell’area di luoghi adatti ad ospitare una “tana” marina ce ne sono molti. Ora l’unica cosa utile da fare, per la quale ho già allertato anche le Capitanerie di porto locali, è…. nulla. Sì, proprio nulla. Certamente non inseguire il sogno di nuovi incontri ravvicinati col cucciolo. Per fortuna in zona si sono attivate molte persone che hanno preso a cuore la vicenda, come il locale gruppo di volontari della Protezione civile coordinati da Carmelo Fusco. C’è solo da sperare che la mamma riesca a convincerlo a rimanere al sicuro nella tana che ha scelto per lui fino alla fine dell’allattamento, che potrebbe durare ancora alcune settimane.

Poi le foche torneranno a girare per il Mediterraneo, che è il “loro” mare, molto più che Nostrum.

di Emanuele Coppola, Gruppo foca monaca, per greenreport.it