Ecco il primo rapporto Wwf sulla biodiversità: 10 proposte per il capitale naturale

[3 dicembre 2013]

Oggi il Wwf ha presentato il suo primo rapporto sulla biodiversità in Italia e nel mondo, scattando una fotografia dalla quale viene fuori una realtà tanto meravigliosa quanto fragile: «Un pianeta ricchissimo di vita, abitato da circa 5 milioni di specie animali e vegetali, con 18.000 nuove specie di piante e animali descritte ogni anno e 49 scoperte al giorno negli angoli più remoti del pianeta, a formare un sistema che supporta la vita, non solo della natura ma anche dell’uomo, insieme ai nostri sistemi economici e sociali. Ma allo stesso tempo un quadro drammatico che vede un tasso di estinzione dovuto alle attività umane di 1.000 volte superiore al tasso di estinzione naturale, con popolazioni di vertebrati diminuite di un terzo negli ultimi quarant’anni, 21.286 specie a rischio estinzione su 71.576 considerate dall’Iucn, e un’ “impronta” fisica dell’uomo sul pianeta pari a quasi il 50% di tutte le terre emerse, con ormai solo un quarto della biosfera in una situazione ancora “selvatica”, quando nel 1700 più della metà della biosfera era in condizioni selvatiche e il 45% in uno stato seminaturale».

Al rapporto, realizzato con il contributo della Società Italiana di Ecologia, il Wwf aggiunge due messaggi: il primo alle istituzioni, «Per dare finalmente valore al capitale naturalein vista della Conferenza Nazionale sulla Biodiversità organizzata dal Ministero dell’Ambiente per l’11 e 12 dicembre», con 10 proposte concrete per proteggere la natura e renderla economicamente “visibile”: 1) Un Comitato per il capitale naturale, istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, composto da istituzioni ed esperti, tra cui i ministri dell’ambiente, dell’economia, del lavoro e delle politiche sociali, delle infrastrutture e trasporti, delle politiche agricole, dal Governatore della Banca d’Italia, dai presidenti dell’Istituto nazionale di statistica e del Cnr. 2) Una legge che integri con una contabilità ecologica la contabilità economica superando i limiti del Pil  e seguendo le metodologie definite dalle Nazioni Unite. 3) Un Pon (Programma Operativo Nazionale) “Ambiente” per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia Nazionale per la Biodviersità (Sbn), come già previsto dal Ministero dell’Ambiente. 4) L’identificazione di compiti e responsabilità ai diversi livelli amministrativi, nazionali, regionali e locali, per l’attuazione degli obiettivi individuati nelle 15 aree di lavoro della Snb. 5) Il rafforzamento da parte del ministero dell’Ambiente dell’azione integrata delle aree protette nazionali attraverso la definizione di obiettivi specifici e di indicatori sull’efficacia di azione. 6) L’introduzione di un nuovo capitolo nel bilancio del ministero dell’ambiente che garantisca una specifica linea di finanziamento pluriennale per l’attuazione della Sbn. 7) La realizzazione di materiale informativo e divulgativo sulla Sbn. 8) La verifica di coerenza tra i piani e programmi economici settoriali nazionali e regionali con gli obiettivi della Sbn, grazie all’applicazione di procedure di Valutazione Ambientale Strategica. 9) L’introduzione di strumenti per il Pagamento dei Servizi Ecosistemici (Pes) nei bilanci pubblici e nei settori privati agevolando produzioni e attività certificate. 10) L’istituzione, ad opera del ministero dell’ambiente, di un Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e di quelli ambientalmente favorevoli, in accordo con le raccomandazioni Ocse all’Italia e con la dichiarazione della conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile Rio+20.

L’altro messaggio lo ha introdotto Gianfranco Bologna, direttore scientifico Wwf Italia e curatore del rapporto: «Il mondo ha perseguito modelli di sviluppo basati sulla crescita continua che hanno intaccato drammaticamente il capitale naturale del pianeta, senza il quale non può esistere né benessere né sviluppo per l’intera umanità. Mettere “in conto” la natura è la nostra vera legge di stabilità. Alle istituzioni chiediamo di porre al centro dei sistemi politici ed economici  il capitale naturale e gli straordinari servizi che gli ecosistemi ci offrono, gratuitamente, tutti i giorni, perché solo così potremo avere una politica sana che mira al benessere e allo sviluppo delle persone. Ai cittadini chiediamo di sostenere il nostro impegno quotidiano perché questo capitale naturale sia sempre al sicuro e vitale, a beneficio della natura e del nostro futuro sul pianeta».

Il primo rapporto sulla biodiversità in Italia e nel mondo si basa su quattro pilastri:  

Le specie bandiera: I numeri delle specie bandiera su cui il Wwf concentra la sua azione sono drammaticamente bassi: «del Rinoceronte di Giava restano appena 50/60 individui, 270 del Rinoceronte di Sumatra, minacciati dal bracconaggio per la richiesta del corno; di tigri restano 3.200 individui, con 3 sottospecie su 9 già estinte, la Lince iberica conta tra gli 80 e i 140 individui; gli elefanti africani, di foresta e di savana, contano 400.000-580.000 individui, ma erano 1.300.000 negli anni ’70, e di elefanti indiani restano appena 4.000-50.000; i gorilla di montagna sono 860/880, decimati da deforestazione e ricerca del petrolio. Sono solo 1.600 i panda giganti (come i 1.600 panda di cartapesta adottabili come “regalo esemplare” per Natale).

Focus Italia, il borsino delle specie: Dopo tanti anni di battaglie e azione sul campo, alcune delle nostre specie simbolo hanno visto un miglioramento nel loro status, ma il Wwf stima che i 31% dei vertebrati in Italia sia tuttora a rischio estinzione il “borsino delle specie” indica chi sale e chi scende: «Tra le specie che “salgono”, il lupo è passato da 100 esemplari nel 1970 ai circa 1500 esemplari di oggi; l’orso delle Alpi da 3-5 individui nel 1990 a più di 40; il camoscio appenninico, da 600 esemplari nel 1990 a circa 2000; il grifone da 20 coppie nel 1990 a più di 100 coppie; l’airone guardabuoi che non era più presente nel 1980, oggi conta più di 1000 coppie; la cicogna bianca passata da 0 a 100 coppie dal 1970 a oggi, il fenicottero, assente nel 1980 e oggi specie simbolo con 3000 coppie. Sono invece in forte contrazione specie come la gallina prataiola, che nel 1970 contava 1000 esemplari in Puglia mentre oggi sono 5-10; il gambero di fiume, che ha perso il 90% del proprio areale dal 1960 a oggi e altri come il gallo cedrone, la pernice bianca, l’ululone, la tartaruga di mare e le testuggini d’acqua e di Hermann, di cui non ci sono dati numerici precisi ma che hanno subito un forte declino. Mentre sono stabili su numeri bassissimi specie simbolo come l’orso bruno marsicano, con 40-46 individui, la foca monaca (3-5) o la lince (3-5)».

I numeri della natura in Italia: Il nostro Paese è ricchissimo di biodiversità. «Rispetto al totale di specie presenti in Europa – sottolinea il rapporto –  in Italia si contano oltre il 30% di specie animali e quasi il 50% di quelle vegetali, su di una superficie di circa 1/30 di quella del continente. La fauna è stimata in 58.000 specie, di cui circa 55.000 di Invertebrati (95%), 1812 di Protozoi (3%) e 1265 di Vertebrati (2%), con un’incidenza complessiva di specie endemiche pari a circa il 30%. La flora è costituita da oltre 6.700 specie di piante vascolari (di cui il 15% endemiche), 851 di Muschi e 279 Epatiche. Per quanto riguarda i Funghi, sono conosciute circa 20.000 specie di Macromiceti e Mixomiceti. Complessivamente il 12% del territorio italiano è tutelato da aree protette, in linea con gli obiettivi delle convenzioni internazionali, mentre il 21% del Paese rientra nella Rete Natura 2000, ovvero Siti di Interesse Comunitario (Sic) e Zone a Protezione Speciale (Zps) identificate in risposta alle direttive europee Habitat e Uccelli».

Il mercato illegale di natura: Il commercio internazionale di fauna e flora selvatiche è uno dei più floridi e rappresenta una seria minaccia per migliaia di specie.  Nel 2009, il network Traffic di Iusn e Wwf ha stimato il valore dei prodotti di fauna selvatica importati legalmente a livello globale a circa 250 miliardi di euro l’anno, di cui 100 miliardi solo in Europa, per il legname si parla di 200 miliardi di dollari, mentre altri 100 miliardi interessano il “seafood”. Ma quello che preoccupa di più il Wwf è il commercio illegale «Stimato tra i 10 e i 23 miliardi di dollari l’anno per la pesca, 7 miliardi di dollari l’anno per il legname, 7,8-10 miliardi di dollari l’anno per le altre specie. Dal 2005 al 2009, la Cites ha registrato una media annua in commercio di oltre 317.000 uccelli vivi, poco più di 2 milioni di rettili vivi, 2,5 milioni di pelli di coccodrillo, 1,5 milioni di pelli di lucertole, 2,1 milioni di pelli di serpente, 73 tonnellate di caviale, oltre un milione di pezzi di corallo e quasi 20.000 trofei di caccia, con sequestri di oltre 12.000 prodotti proveniente dal commercio illegale di animali selvatici nell’Ue – conclude il rapporto – L’Italia è il primo mercato al mondo per il commercio di pelli di rettile, tra i primi importatori al mondo di legnami dal bacino del Congo nell’Africa centrale e uno dei maggiori mercati la mondo per il Ramino».

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