Ecco la prima Carta per la tutela delle api da miele della comunità scientifica italiana

Fem: «L’Ape non deve essere considerata un animale domestico, ma componente fondamentale della fauna selvatica»

[12 giugno 2018]

Oggi a San Michele all’Adige (Trento) è stato firmato l’“Appello per la tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone di Apis mellifera Linnaeus, 1758 in Italia”, il primo documento elaborato dalla comunità scientifica italiana per la salvaguardia dell’ape da miele. Il documento è frutto del lavoro alla Fondazione Edmund Mach (FEM) e del contributo delle principali istituzioni che si occupano di api e apicoltura in Italia  e parte da una convinzione condivisa: «L’ape, gestita dagli apicoltori da molti millenni, svolge un ruolo insostituibile per la conservazione della biodiversità e per la salvaguardia delle produzioni agricole; non deve essere considerata un animale domestico, ma componente fondamentale della fauna selvatica».

Il documento parte da una traccia elaborata dagli entomologi di San Michele e completata, con un intenso lavoro collettivo, dai maggiori apidologi ed entomologi italiani e col supporto di apicoltori sensibili da sempre a questa tematica e i firmatari dicono che «E’ in sostanza la base per  future proposte ed azioni tecniche, sia nel campo della conservazione della biodiversità che dell’apicoltura a tutti i livelli».

Oltre al contributo dei singoli studiosi, il testo è stato vagliato collegialmente dagli apidologi del Crea Agricoltura e Ambiente di Bologna, da lungo impegnati proprio su queste tematiche e dalle due principali istituzioni nazionali che si occupano di insetti, l’Accademia nazionale italiana di entomologia e la Società entomologica italiana.  Dal punto di vista conservazionistico è stato fondamentale anche il contributo della World Biodiversity Association onlus, impegnata negli ultimi anni anche su tematiche relative alla salvaguardia delle api mellifiche e selvatiche.

Il presidente della Fem, Andrea Segrè, ha spiegato che «Il primo grande risultato della Carta di San Michele all’Adige è aver stimolato la nascita di una rete di istituzioni scientifiche che, in sinergia, hanno redatto un consensus paper su una tematica fondamentale per la protezione della biodiversità. Questo è il punto imprescindibile di partenza per aprire la sottoscrizione della Carta al mondo civile e politico.  La scelta del nome del documento e della location per la firma non è casuale: la Fondazione Mach vanta una lungo impegno tecnico e scientifico nell’apicoltura, una tematica che rientra pienamente nell’approccio OneHealth della salute unica e globale tra esseri umani, animali e ambiente».

L’assessore all’agricoltura della Provincia autonoma di Trento, Michele Dallapiccola ha sottolineato l’importanza del documento: «Si tratta di un approccio globale al problema del mantenimento di un elemento essenziale del nostro ambiente e della nostra agricoltura: l’ape; strumento di progresso,  di diversità, indicatore ambientale di qualità e di benessere. Elemento sostanziale della catena dell’impollinazione, ma  anche capace di darci la misura della nostra capacità di gestione del nostro ambiente e del mantenimento della qualità complessiva. Che la politica, l’amministrazione e i tecnici si ritrovino uniti sotto una unica responsabilità è la sintesi di questo incontro di oggi».

Paolo Fontana, responsabile del programma di apicoltura alla Fem, conclude: «La cosa meravigliosa di questo documento è che la scienza ci dimostra che la tutela della diversità genetica dell’ape mellifica non solo è fondamentale per conservare gli equilibri ecologici ma è l’unico presupposto  per riportare l’apicoltore ad una condizione di produttività anche dal punto di vista economico.  L’importanza di questa sottoscrizione è legata al fatto volta nella storia dell’apicoltura la comunità scientifica italiana, supportata da molti studiosi stranieri, si esprime unitariamente sul problema della conservazione delle popolazioni autoctone dell’ape da miele. L’ape come animale selvatico, infatti, è un patrimonio di tutti e va tutelato come componente della fauna, anche per assicurare prosperità economica all’apicoltura e garantire le produzioni agricole».