Ecco le barriere anti meduse e rifiuti. Tenere gli esseri marini “fastidiosi” lontani dagli esseri umani?

[19 giugno 2013]

La Airbank, un’azienda emiliana leader nel settore della sicurezza ambientale, annuncia oggi l’arrivo sul mercato di una barriera «Pensata per bloccare al largo alghe, meduse e spazzatura in genere, grazie alle sue particolari qualità».

Airbank spiega che questa barriera è «Formata da una parte emergente gonfiabile e da una rete a maglia fine che si immerge sotto la superficie dell’acqua per circa 70 centimetri, è in grado di contrastare il sopraggiungere a riva di rifiuti prodotti dall’uomo, macchie inquinanti o schiume degli scarichi fognari, ma soprattutto ideale per arrestare quegli “abitanti” del mare non molto graditi dai bagnanti, le meduse e le alghe». Il tutto è presentato come «Una soluzione ad un problema particolarmente sentito da chi vuole godersi nel massimo relax i giorni di meritata vacanza, senza dover correre il pericolo di imbattersi in punture fastidiose o, peggio, in acque non molto pulite».

Da un certo punto di vista, ovvero quello dell’ecosistema, la barriera è abbastanza inquietante visto che prevede la separazione tra l’uomo e gli altri esseri che abitano il mare molto prima di noi  ritenuti “sgraditi”. Anche la realizzazione di aree protette da esseri che come le meduse proliferano a causa delle attività antropiche e dall’inquinamento prodotto dall’uomo (che viene confinato in aree non “balneabili”) è una concezione abbastanza  preoccupante per una vacanza che sembra avvenire in una sorta di bolla protetta, una piscina sterilizzata dai problemi e dalle  presenze sgradite.

Come abbiamo più volte scritto su greenreport.it la de-naturalizzazione dell’uomo passa anche dall’accettazione antropomorfa degli animali “carini” (nessuno vorrebbe tenere fuori da quella barriera un delfino o una foca monaca…) e dallo schifo per animali molli e/o gelatinosi che pure svolgono un ruolo essenziale nell’ecosistema marino. Lo stesso si può dire per i reflui, la plastica e per i rifiuti che arrivano in mare a causa del loro cattivo smaltimento, gestione, riciclo e rifiuto e che invece vengono presentati quasi fossero un problema a sé stante, una specie di malattia del mare da cui tenersi alla larga.

Per questo crediamo che la barriera antimeduse possa avere successo, visto che, come spiegano ad Airbank, «E’ molto semplice da posizionare: è sufficiente metterla al largo della spiaggia in modo che delimiti l’area di balneazione da proteggere, ed ogni oggetto o forma di vita indesiderata non potrà penetrare. In questo modo sarà molto semplice anche ripulire le acque, in quanto basterà provvedere alla raccolta di tutti i rifiuti bloccati all’esterno della barriera con un solo passaggio».

Siamo, però, – non ce l’abbiamo con Airbank sia chiaro che evidentemente rispondono a una domanda/esigenza che arriva dai bagnanti – ad una specie di sterilizzazione delle aree di balneazione alla mega-piscina sanitarizzata, all’uomo tenuto lontano dagli altri esseri viventi considerati alla stregua di bacilli infettanti, all’apoteosi della igienizzazione che vediamo negli spot dei detersivi e dei prodotti sanitari. Con la barriera i problemi si allontanano, non occorre risolverli alla fonte che è quasi sempre umana. E’ il sogno dei sindaci che risolverebbero i divieti di balneazione “piscinizzando” il mare.

Gloria Mazzoni, general manager di Airbank  conclude: «Abbiamo voluto fortemente un prodotto come la barriera anti meduse, per colmare la mancanza di una soluzione ad un problema antico quanto le vacanze al mare. Questa barriera è in grado di fermare le meduse e la spazzatura prima che sopraggiungano a riva, rendendo i mari più puliti e sicuri, ma soprattutto più piacevole il bagno per i turisti. Quante volte abbiamo pensato a quanto sarebbe bello fare il bagno in totale sicurezze e in acque limpide. Ecco, da oggi sarà finalmente possibile!».

E pensare che Airbank è anche un’azienda a bassissimo impatto ambientale che, grazie al suo impianto fotovoltaico, nell’ultimo anno ha evitato l’emissione di oltre 72 tonnellate di CO2 nell’atmosfera.

Come dire, c’è modo e modo di intendere il rispetto e la cura dell’ambiente ed è inevitabile che a volte la politica antropocentrica delle aziende non coincida con quella di un ambientalismo che vede l’uomo partecipe (e quindi non inquinante) di una più grande comunità vivente che comprende anche esseri “fastidiosi”.

U.M.