Educazione ambientale, Legambiente: irricevibile la proposta del presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano

Non è educazione ambientale quello che è altra cosa: foglie di fico, verdi, ma sempre foglie di fico

[20 aprile 2018]

Abbiamo letto con attenzione la risposta del presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano Giampiero Sammuri riguardo al bando che evoca nel titolo l’Educazione Ambientale ma poi parla di altro.

Siamo a conoscenza di quanto fatto – e non fatto –  in questi anni dal Parco in tema di Educazione Ambientale, ed abbiamo già espresso le nostre perplessità, non fosse altro per il fatto che in tutto questo tempo alle scuole dell’Arcipelago non è mai stato proposto un progetto di cittadinanza ambientale attiva, tant’è che anche nella sua risposta del presidente continua a parlare di «Conoscenza della biodiversità». Che, come diceva il Cirea, non cambia i comportamenti.

Ma – e Sammuri è troppo intelligente per non capirlo –  non era questa la questione centrale del nostro intervento, ed alla quale i Presidente del Parco Nazionale e di Federparchi non risponde. In questo bando TUTTE le risorse sono destinate a azioni di turismo ed informazione ambientale.

E’ veramente sorprendente leggere che «la progettazione di educazione ambientale non si esaurisce con questo bando», quando in questo bando non ve ne è la minima traccia. Come non è vero che «nel bando sono indicati solo i titoli»: il bando prevede un ben preciso capitolato, con finanziamenti destinati a specifiche azioni: nella struttura di Lacona sono previste, e finanziate di misura, attività esattamente uguali a quelle di tutte le altre strutture del bando, con un tempo di apertura chiaramente destinato alla fruizione nella stagione turistica e non al servizio della comunità elbana e dell’Arcipelago, scolastica e non.

Ci piacerebbe sapere da che cosa si dovrebbe capire che «con questo bando si è inteso intraprendere una […] progressiva conversione in CEA» delle Case del Parco e dell’Ex Essenza: cambiandogli nome? In che maniera si pensa che la «progettazione complessiva ed originale» dei partecipanti al bando possa magicamente trasformare strutture vincolate ad erogare determinati servizi – in determinati orari, con una figura professionale determinata ed a fronte di determinati finanziamenti – in strutture che per meritare il nome di CEA dovrebbero fornire servizi ben diversi, in tempi diversi, con finanziamenti diversi e professionalità diverse?

Ci chiediamo se il direttivo del Parco Nazionale, anche in previsione di questo bando, abbia mai discusso approfonditamente di una politica di lungo periodo per l’Educazione Ambientale rivolta alla popolazione delle Isole, oppure se si sia limitato ad approvare quanto burocraticamente sottoposto dagli uffici ai Consiglieri del Parco.

Per decenza, la parola Educazione Ambientale dovrebbe essere espunta da questo bando, e per il CEA dovrebbe esserne fatto uno specifico, scientificamente fondato, rivolto in primis al servizio della popolazione locale e solo residualmente alle attività di informazione e turismo.

Se ci pare di aver capito bene, le associazioni ambientaliste – e Legambiente in particolare – dovrebbero partecipare al bando in associazioni temporanee di impresa arricchendo con le loro proposte l’offerta di attività private che poi sarebbero costrette a usufruire di altre professionalità per gestire in modo improprio un CEA che svolge altre funzioni. Non sappiamo cosa ne pensino le altre Associazioni, ma per Legambiente la proposta è irricevibile.

Non è proponendo due o tre abbellimenti postumi su un lavoro malfatto e già blindato che si trasforma in Educazione ambientale quello che è altra cosa: foglie di fico, verdi, ma sempre foglie di fico.