Grandi differenze tra costa e Appennino

Effetto Parco: il Pil delle aree protette Toscane

Lo strano caso delle Aree marine protette

[17 settembre 2014]

Lo studio “L’economia reale nei parchi nazionali e nelle aree naturali protette” e l’Atlante socio-economico delle aree protette italiane presentati da Ministero dell’Ambiente e Unioncamere analizzano naturalmente anche la situazione Toscana e dimostra che anche qui esiste un “effetto parco” sul Pil locale.

Per i tre Parchi nazionali, Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano, Parco nazionale Arcipelago Toscano e Parco nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna, dove vivono 36.088 abitanti, ed ospitano 4.300 imprese, con 2.689.838 presenze turistiche, i dati fanno riferimento al complesso dei comuni ricadenti nei parchi nazionali la cui quota percentuale di superficie coperta dal parco è pari almeno al 45% (quindi diversi Comuni molto turistici, come alcuni dell’Arcipelago Toscano) restano fuori.

Per il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano il valore aggiunto privato procapite è il secondo d’Italia con 20.991 euro;  il Parco nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna è ottavo a 13,501 euro e il Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano undicesimo a 12.524 euro. La media natural capital based dei Parchi nazionali toscani e di 197799 euro, all’ottavo posto in Italia, sopra la media del Centro (17.048) e ben oltre la media nazionale (10.139).

Per il Parco Nazionale dell’Arcipelago «L’importanza del turismo nell’economia del parco è dimostrata dal significativo valore aggiunto (95 milioni di euro nel 2011) da esso prodotto, rispetto al totale del valore aggiunto creato nell’area del parco (671 mln). Il settore che contribuisce di più  al valore aggiunto è quello dei servizi privati (353 mln).  E’ il caso di rilevare che il valore aggiunto prodotto nel Parco nazionale Arcipelago Toscano è il quarto  nella classifica dei 23 parchi nazionali italiani, circostanza che dimostra una notevole antropizzazione dell’area.  Per una valutazione più oggettiva è però utile considerare il valore aggiunto pro capite, che è stato nel 2011 pari a 20.990 euro, un valore superiore non solo a quello medio registrato nei 23 parchi nazionali italiani (10.140 euro), ma anche a quello medio italiano (18.060 euro). Va però rilevato che i consumi pro capite dei residenti del parco sono stati nel 2011 superiori al valore aggiunto pro capite, ammontando questi a 22.220 euro. Questo importo è superiore di 10mila euro rispetto alla media dei consumi pro capite di tutti i residenti nei 23 parchi nazionali italiani (12.370 euro), e superiore di circa 6mila euro alla media italiana dei consumi pro capite (16.120)».

Per quanto riguarda il Parco nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna «Lo scarso rilievo del turismo nell’economia del parco è dimostrato dal modesto valore aggiunto (1 milione di euro nel 2011) da esso prodotto, rispetto al totale del valore aggiunto creato nell’area del parco (51 mln). Il settore che invece contribuisce di più al valore aggiunto è quello dei servizi privati (24 mln).
E’ il caso di rilevare che il valore aggiunto prodotto nel Parco nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna è il penultimo nella classifica dei 23 parchi nazionali italiani, circostanza che, sebbene rappresenti una connotazione negativa, dimostra la scarsa antropizzazione dell’area.
Per una valutazione più oggettiva è però utile considerare il valore aggiunto pro capite, che è stato nel 2011 pari a 13.500 euro, un valore superiore a quello medio registrato nei 23 parchi nazionali italiani (10.140 euro), ma inferiore al valore medio italiano (18.060 euro).  Va però rilevato che i consumi pro capite dei residenti del parco sono stati nel 2011 superiori al valore aggiunto pro capite, ammontando questi a 13.830 euro. Questo importo è superiore di circa 1.500 euro rispetto alla media dei consumi pro capite di tutti i residenti nei 23 parchi nazionali italiani (12.370 euro), ma inferiore di circa 2mila euro rispetto alla media italiana dei consumi pro capite (16.120)»

Stesso discorso per il Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano: «Lo scarso rilievo del turismo nell’economia del parco è  dimostrato dal modesto valore aggiunto (2 milioni di euro nel 2011) da esso prodotto, rispetto al totale del valore aggiunto creato nell’area del parco (41 mln). Il settore che invece contribuisce di più al valore aggiunto è quello dei servizi privati (18 mln).  E’ il caso di rilevare che il valore aggiunto prodotto nel Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano è il più basso nella classifica dei 23 parchi nazionali italiani, circostanza che, sebbene rappresenti una connotazione negativa, dimostra la scarsa antropizzazione dell’area.  Per una valutazione più oggettiva è però utile considerare il valore aggiunto pro capite, che è stato nel 2011 pari a 12.520 euro, un valore superiore a quello medio registrato nei 23 parchi nazionali italiani (10.140 euro), ma inferiore al valore medio italiano (18.060 euro).  Va però rilevato che i consumi pro capite dei residenti del parco sono stati nel 2011 superiori al valore aggiunto pro capite, ammontando questi a 14.640 euro. Questo importo è superiore di circa 2.300 euro rispetto alla media dei consumi pro capite di tutti i residenti nei 23 parchi nazionali italiani (12.370 euro), ma inferiore di circa 1.500 euro rispetto alla media italiana dei consumi pro capite (16.120)».

Per le Aree di Rete Natura 2000, quelle di particolare pregio naturalistico individuate secondo le direttive Habitat e Uccelli,  ci sono 133 siti  Siti di interesse comunitario (Sic) e  44 Zone di protezione speciale o Zone speciali di conservazione (Zps/Zsc) per una estensione di 390.842 ettari pari al 17,0%  In queste aree nel 2012 risiedevano 25.461 famiglie (l’1,5% della popolazione regionale.

Per quanto riguarda i Parchi ragionali (Alpi Apuane;  Maremma;  Migliarino San Rossore e Massaciuccoli) al quale il rapporto aggiunge il Parco Interprovinciale di Montioni, i dati fanno riferimento al complesso dei comuni ricadenti nei parchi regionali che l’Istat classifica con un livello di urbanizzazione basso. Dove in un parco non dovessero esserci comuni con un livello di urbanizzazione basso vengono considerati tutti i comuni con un livello medio di urbanizzazione.
Nei Parchi regionali toscani risultano 489.034 abitanti, con 52.488 imprese e 7.119.08 presenze turistiche.

Per il Parco regionale di Migliarino San Rossore e Massaciuccoli il valore aggiunto procapite anno 2011 è di 21.647 euro;  seguono il Parco della Maremma con  18.463 euro; Il Parco Interprovinciale di Montioni con 17.259 e  il Parco delle Apuane con  15.630 euro.

Quando affronta il tema delle Aree marine protette (Amp) il rapporto deve fare i conti anche con l’anomalia toscana, dove teoricamente ci sarebbe la più grande (e probabilmente più “ricca”) Amp del Mediterraneo, quella dell’Arcipelago Toscano, che, pur prevista da tre leggi dello Stato, aspetta di essere istituita dal 1992. Rapporto ed Atlante di Unioncamere e ministero dell’Ambiente  scelgono semplicemente di ignorare i vincoli a mare assegnati al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo e Giannutri)  e si occupano dell’area marina protetta delle Secche della Meloria, unica istituita in Toscana, presentando i dati  che «fanno riferimento al complesso dei comuni ricadenti nelle aree marine protette», che sarebbero Collesalvetti (Li) Livorno e Pisa, anche se la sede amministrativa dell’Amp è a Livorno e le Secche della Meloria fanno parte del Parco regionale di Migliarino, San Rossore Massaciuccoli.

Comunque l’Atlante in questo caso mette tutto nel mucchio e così questa minuscola Amp risulta avere  259.996 abitanti nei comuni coinvolti e 93 stabilimenti balneari, che sono probabilmente tutti quelli della costa tra Livorno e Pisa. In questo caso è naturalmente impossibile individuare qualsiasi tipo di Pil.