Elba, bocciato il porto di Mola

La conferenza dei servizi dice no a Sales e Comune di Capoliveri

[5 settembre 2013]

La nuova riunione della Conferenza dei servizi  per il porto che la Sales avrebbe dovuto realizzare a Mola non ha fugato i dubbi già espressi nella riunione precedente ed ha respinto il progetto, a quanto pare perché non teneva conto di alcune invarianti ambientali come la presenza di una prateria di posidonia e di una zona umida a terra compresa nel Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

La nuova diga frangiflutto  proposta avrebbe dovuto essere lunga  189 metri e sarebbe stata realizzata a poche centinaia di metri da un altro porto, quello di Porto Azzurro, trasformando così il Golfo di Mola in un’unica area portuale, con un indubitabile forte impatto ambientale e paesaggistico.

Sul no della conferenza dei servizi sembrano aver pesato molto le osservazioni presentate da Legambiente Arcipelago Toscano che evidenziavano la non compatibilità dell’opera con la costa protetta da una Zona C del Parco Nazionale, con l’importante Zona umida di mola salvaguardata anche da un Sito di interesse regionale e soprattutto con la prateria di posidonia già degradata a causa proprio di incontrollate attività diportistiche e dei camp boe.

Alla realizzazione del porto  Sales si è opposto anche il confinante Comune di Porto Azzurro, che condivide l’area umida e la spiaggia di Mola con Capoliveri e che vedeva come un pericolo, non solo ambientale e paesaggistico, ma anche economico, la costruzione di un nuovo porto a poche centinaia di metri in linea d’aria dal suo porto turistico.

Legambiente è soddisfatta e ribadisce quanto scritto nelle sue osservazioni: «All’Elba è possibile un altro tipo di sviluppo: uno sviluppo attento alla sua biodiversità, che porti ricchezza al territorio proprio attraverso la tutela di questi ecosistemi perché quando tutta la costa sarà diventata un unico porto e l’entroterra un’unica colata di cemento chi mai vorrà venirci? Per questo abbiamo chiesto di respingere questo progetto e di avviarne una radicale revisione, per arrivare ad un porticciolo “verde”, davvero ambientalmente compatibile e che serva veramente a migliorare le condizioni ambientali e di sicurezza di un’area segnata dal disordine e dall’abuso, senza caricarla di ulteriori posti barca, un progetto che garantisca il deflusso delle acque e non abbia il forte impatto sulla Posidonia, la costa e la zona umida che avrà questa vecchia e superata struttura rigida che è il contrario di un intervento di valorizzazione e tutela in un’area tanto delicata e preziosa».