Elefanti: il DNA dell’avorio individua due grandi hot spot del bracconaggio in africa (VIDEO)

Le rotte dei bracconieri di elefanti di foresta e savana e delle ecomafie

[19 giugno 2015]

Elefanti DNA

Samuel Wasser,dell’università di Washington, è stato uno tra i primi biologi ad utilizzare il DNA per rintracciare l’origine dell’avorio illegale e ad aiutare le forze dell’ordine a contrastare il commercio illegale internazionale che sta decimando le popolazioni di elefanti africani. Wasser prima utilizzava il DNA dello sterco di elefante, tessuti e peli raccolti in tutta l’Africa per mappare le firme genetiche delle popolazioni che vivono nelle diverse regioni del continente, poi ha sviluppato dei metodi per estrarre il DNA direttamente dall’avorio, riuscendo così a capire da quale popolazione di elefanti proviene l’avorio sequestrato.
Secondo i risultati pubblicati su Science, utilizzando il DNA prelevato da tonnellate di campioni di avorio provenienti dal traffico su vasta scala, il team di Wasser e William Clark dell’Interpol ha scoperto che negli ultimi 10 anni i bracconieri ed i trafficanti cacciano gli elefanti soprattutto in due aree dell’Africa: in una decimano gli elefanti di foresta e nell’altra gli elefanti della savana.
Wasser sottolinea che «L’Africa è un continente enorme e il bracconaggio si sta verificando in tutto il mondo. Quando si guarda da questo punto di vista, affrontare questo problema sembra un compito arduo. Ma quando si guarda a grandi sequestri di avorio, che rappresentano il 70% dell’avorio illegale in peso, si ha un quadro diverso».
Ogni anno in Africa vengono uccisi circa 50.000 elefanti e il bracconaggio sta portando verso l’estinzione una popolazione di pachidermi che raggiungeva i 500.000 animali, conoscere le aree dove gli elefanti vengono abbattuti in grandi quantità potrebbe aiutare a combattere alla fonte il traffico di avorio e Wasser spiega che «Capire che grandi quantità di questo grande commercio transnazionale sono concentrate su due aree principali permette di focalizzare l’applicazione della legge su queste aree e di eliminare il maggior numero di uccisioni illegali». E’ dal 2005 che il laboratorio del Center for Conservation Biology diretto da Wasser analizza campioni d’avorio, ma il numero dei sequestri inviati al laboratorio dell’università di Washington è notevolmente aumentato dal 2013, quando a livello internazionale è stato deciso che le grandi spedizioni di avorio sequestrato devono essere sottoposte al test del DNA forense per individuare la loro origine. Questi grandi spedizioni sono gestite dalle mafie e dal crimine organizzato transnazionale e parte degli utili finiscono ad organizzazioni terroristiche africane o a gruppi di guerriglia.
Il nuovo studio dell’università di Washington ha analizzato 28 grandi sequestri di avorio, ciascuno di più di mezza tonnellata, realizzati tra il 1996 e il 2014. I campioni rappresentano il 61% di tutti i grandi sequestri effettuati nel mondo tra il 2012 e il 2014 e «Tutti tranne uno dei 28 sequestri erano concentrati in soli 4 aree. La maggior parte dei sequestri effettuati dal 2006 sono concentrati in 2 aree».
La ricerca dimostra che: più dell’85% dall’avorio di elefanti di foresta sequestrato tra il 2006 e il 2014 è stato rintracciato nel Tridom protected ecosystem che si estende nord-est del Gabon, nel nord-ovest del Congo nord-ovest e nel sud-est del Camerun, e nella riserva adiacente nel sud-ovest della Repubblica Centrafricana; Più dell’85 per cento dell’avorio di elefanti della savana sequestrato tra il 2006 e il 2014 èproviene dall’Africa orientale, soprattutto dalla Selous Game Reserve nel sud-est della Tanzania e dalla confinante Niassa Reserve in Mozambico; Nel 2011 l’hotspot del bracconaggio degli elefanti di savana si sta spostando verso nord, attaccando prima il Ruaha National Park, nel sud-est della Tanzania, poi la Rungwa Game Reserve, nel centro del Paese, per insinuarsi poco a poco verso il Kenya.
I pochi sequestri di avorio che non si adattano a questo modello geografico dominante mostrano altre caratteristiche, come strategie di trasporto più complicate e una distribuzione più ampia delle zanne.
Uno dei più grandi sequestri conteneva grandi quantità di avorio provenienti da entrambi gli hot spot del bracconaggio, evidenziando un collegamento tra le ecomafie che operano nelle due aree. Dei 28 sequestri totali, il DNA di 23 ne evidenzia l’origine principale in un Paese diverso da quello nel quale si tentava di spedirli all’estero.
Le indagini mostrano un cambiamento degli hot spot del bracconaggio all’inizio del 2006. Nel periodo 1996 – 2005, la maggior parte dell’avorio di elefanti di foresta analizzato da Wasser veniva dall’est della Repubblica democratica del Congo, un’origine completamente scomparsa nel 2005. Due sequestri di avorio di elefante di Savana, 2002 e nel 2007, provenivano dallo Zambia, ma dal 2007 anche questo Paese non compare più nei campioni analizzati.
La lotta il traffico illegale di avorio si è recentemente concentrata sulla gestione della domanda, soprattutto in Asia, ma Wasser ritiene che questo processo avvenga troppo lentamente e conclude: «Quando stai perdendo un decimo della popolazione all’anno, si deve fare qualcosa di più urgente: concentrarsi dove sta avvenendo la più grossa uccisione e fermarla alla fonte. Speriamo che i nostri risultati costringano i paesi di origine primaria ad accettare una maggiore responsabilità da parte loro in questo commercio illegale, ad incoraggiare la comunità internazionale a lavorare a stretto contatto con questi Paesi per contenere il bracconaggio e che queste azioni soffochino le reti criminali che consentono a questo crimine organizzato transnazionale di operare».

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