La Cia toscana lancia una petizione e sollecita interventi efficaci

Emergenza ungulati: cinque per ogni agricoltore. Ma le ricette per risolvere la questione sono vecchie

[6 febbraio 2014]

Il grido di allarme della Confederazione italiana agricoltori (Cia) di Siena è forte ma anche contraddittorio: «Adesso basta con gli ungulati e i predatori nelle campagne senesi. Siamo esasperati. Non ce la facciamo più». Gli agricoltori della Cia Siena, dicono che non possono più aspettare e chiedono «Interventi risolutivi a quello che ormai rappresenta una vera e propria piaga economica per il settore rurale».

Quindi la Cia Siena, insieme alla Cia Toscana e alle altre confederazioni provinciali, ha lanciato una petizione rivolta a tutti i sindaci della provincia di Siena, All’amministrazione Provinciale, alle Unioni dei Comuni e alla Camera di Commercio di Siena «Con l’obiettivo di risolvere una volta per tutte questo annoso problema. E’ urgente difendere il reddito degli agricoltori, messo a rischio da ungulati e predatori; l’agricoltura, l’ambiente ed il paesaggio, dalla catastrofe; le imprese ed i consumatori tutelando la produzione agricola; il diritto di tutti ad un agro-eco-sistema equilibrato che tuteli la biodiversità».

La contraddittorietà sta nel mettere insieme ungulati (prede) e predatori che contribuiscono a tenere sotto controllo  le popolazioni di cinghiali e caprioli ungulati esplose a causa di una dissennata e inefficace politica venatoria. Come spiegavano qualche giorno fa il Gruppo Antispecisti di Grosseto – e la Lega Anti Vivisezione, rispondendo al manifesto shock affisso nel grossetano che mostra un agnello sgozzato da presunti predatori – «Secondo recenti studi sulle feci del lupo è stato appurato che la sua dieta è composta da cinghiali e caprioli e non agnelli e pecore. Pertanto le Associazioni degli agricoltori non dovrebbero osteggiare la presenza dei predatori visto che, secondo loro, i caprioli e i cinghiali fanno molti danni all’agricoltura».

Comunque il presidente della Cia Siena Luca Marcucci ha ragione da vendere quando chiede interventi urgenti  e «Subito il risarcimento totale dei danni diretti ed indiretti causati da ungulati e predatori e Un’azione decisa per attuare entro il  2014 gli obiettivi del Piano Faunistico Regionale», un po’ meno quando  chiede, mischiando un po’ troppi livelli e competenze che porterebbero alla violazione i leggi nazionali e Direttive europee, «Un  Piano straordinario per riportare la presenza e la densità della fauna selvatica e dei predatori in equilibrio con il territorio; interventi di contenimento della fauna selvatica nei parchi e nelle aree protette; una profonda revisione delle normative comunitarie, nazionali e regionali, a partire dalla Legge 157/92, per tutelare la biodiversità e dare certezze agli operatori». Se si vuole far presto, questa è la strada per far molto tardi, chiedendo all’Europa di assumersi la responsabilità di politiche ambientali e venatorie che da anni considera sbagliate.E’ la stessa Cia senese a riassumere le cifre di una gestione faunistica fallimentare fatta solo di caccia e di abbattmento dei presunti predatori “nicivi”: «Dal Duemila ad oggi cinghiali e caprioli in provincia di Siena sono raddoppiati. All’enorme numero di cinghiali si aggiunge un numero quasi uguale di caprioli, in costante aumento. Per ogni agricoltore ci sono ormai 5 capi ungulati, un carico quasi raddoppiato in cinque anni». Uno q squilibrio che non è certo dovuto ai lupi o alla presenza di aree protette (dove si fanno gli abbattimenti selettivi), ma al fatto che l’unico vero predatore rimasto, l’uomo, si è fatto scappare di mano una situazione che egli stesso ha creato con immissioni scellerate di selvaggine per rendere più facile quella che è un’attività ludica: la caccia. .

Ma il direttore della Cia Siena, Roberto Bartolini, chiede una svolta ma non esce dal solco delle politiche inefficaci della perenne emergenza faunistica tracciato in questi ultimi decenni: «La gravità della situazione è riconosciuta ma dobbiamo constatare, ed è ancora più preoccupante, l’attuale stato di inerzia. Lanciamo un appello alle istituzioni, agli Atc, alle associazioni ambientaliste, alle associazioni venatorie, a tutte le forze politiche, sindacali, imprenditoriali e sociali, ai cittadini che hanno a cuore l’agricoltura. Chiediamo l’immediata convocazione dei consigli comunali, e di quello provinciale per affrontare l’emergenza faunistica». Marcucci conclude: «Da anni assistiamo ad un aumento esponenziale della densità di cinghiali, caprioli, daini e cervi, predatori ed altre specie che invadono letteralmente le campagne toscane. I nostri allevamenti sono quotidianamente attaccati da lupi e cani inselvatichiti; centinaia di capi vengono uccisi ogni anno, mentre cresce costantemente il numero di aziende costrette a cessare l’attività».