Enpa, Lav e Lipu: «Vogliono aprire la caccia nei Parchi», PD: «Non è vero»

«Parchi alle doppiette, scoperto il gioco». Ecodem: «Falsità per impedire la riforma della legge»

[20 febbraio 2016]

Caccia Parchi

Secondo Enpa,  Lav e Lipu, il  progetto di riforma della legge 394/91 sulle aree protette, in discussione presso la Commissione Ambiente del Senato, con relatore il vicepresidente della Commissione ambiente, Massimo Caleo (PD),, prevede «Un articolo di legge che consegna le aree protette italiane al piombo delle doppiette e che farà danni enormi alla natura e alla fruizione dei parchi» e per questo chiedono di  «Fermate quel testo».

Alle associazioni aveva risposto quello che sembra il principale protagonista della vicenda, il senatore Caleo: «Quanto sostengono Lipu ed Enpa circa un fantomatico “colpo di mano” in Senato che consentirebbe di cacciare tutto l’anno nelle aree protette è completamente privo di fondamento, anzi, abbiamo introdotto una precisa norma che lo impedisce. Se si fossero prese la briga di leggere bene il testo base all’esame della Commissione, le associazioni in questione si sarebbero accorte che, rispetto alla legge attualmente in vigore, all’art. 6 comma 3 è introdotto in maniera inequivocabile il divieto di attività venatoria nei parchi nazionali e, all’art. 16 comma 1, per i parchi regionali. Inoltre con il nuovo testo si fa un ulteriore chiarimento rispetto alla 394 del 1991 sulle aree protette che con la frase: “salvo eventuali prelievi faunistici e abbattimenti selettivi”, per assurdo avrebbe potuto aprire alla caccia nei parchi, mediante una scelta autonoma dell’Ente di gestione e praticata da chiunque avesse avuto l’autorizzazione del parco stesso. Questa possibilità, ora, con il testo in Commissione, non c’è. L’art. 10 del nuovo testo regolamenta la cattura e gli abbattimenti selettivi per alcune specie invasive che compromettono la biodiversità esistente nelle aree protette, ma introduce il previo parere vincolante di ISPRA e stabilisce che ad effettuare i prelievi siano solo coloro che abbiano svolto un corso di formazione organizzato dal parco e validato dalla stessa ISPRA. Insomma, mi pare evidente che non siamo di fronte ad una guerra alla natura ne all’apertura di un regime di caccia nelle aree protette».

Ma in un comunicato congiunto intitolato “Parchi alle doppiette, scoperto il gioco”, le tre associazioni protezioniste e animaliste scrivono che «L’articolo 10 del testo unico modifica profondamente il regime di controllo faunistico all’interno delle aree protette, eliminando totalmente i metodi ecologici oggi previsti, e assumendo, camuffandoli sotto la parola “controllo”, la caccia, gli abbattimenti, le catture e persino le eradicazioni come unica modalità per risolvere i problemi. Nessun limite di tempo viene indicato per le attività di abbattimento, che dunque possono avvenire in ogni momento dell’anno, anche durante le fasi biologicamente più delicate come, ad esempio, quelle di nidificazione degli uccelli, in primavera ed estate. Nessuna limitazione viene prevista per le specie da controllare, nemmeno con riguardo a quelle particolarmente protette come ad esempio il lupo, che dunque diventa uno degli obiettivi più a rischio di questo articolo. Né alcun riferimento viene fatto alla Direttiva Uccelli, che prevede rigide procedure in caso di deroghe di caccia, già costateci una condanna europea. Con il testo Caleo, nessuno saprà come comportarsi per la concessione della deroga e cioè a quali norme fare riferimento, come individuare e quantificare i danni, e quali sistemi alternativi all’abbattimento mettere in atto. Ed è proprio quest’ultimo il punto principale del testo Caleo: la rinuncia totale e definitiva ad affrontare i problemi faunistici con la scienza e l’intelligenza, dando tutto in mano ai fucili».

Enpa,  Lav e Lipu concludono: «La situazione che si prospetta è dunque chiara,  sebbene il senatore Caleo cerchi di negarla: caccia nei parchi per tutto l’anno e sotto le mentite spoglie del controllo faunistico. Un fatto grave, gravissimo, che pur declinato in un articolo pieno di “ghirigori” tecnici, corrisponde ad una vera e propria dichiarazione di guerra alle ultime aree italiane libere dalle doppiette. Chiediamo al Governo, alla maggioranza, alle opposizioni di fermare questo testo e ripristinare un minimo di ragionevolezza nei rapporti col territorio italiano, strappandolo alle lobby venatorie e a quanti, in un modo o nell’altro, stanno prestando loro il fianco».

Sui Twitter, Marco Ciarafoni, portavoce degli Ecologisti Democratici, ribatte che quelle di Enpa,  Lav e Lipu sono «Tante falsità per impedire la riforma della legge sui Parchi utile alla biodiversità, allo sviluppo e al Paese» e aggiunge che con la riforma della 39$/91 non ci sarà «nessun colpo di mano ma modifiche a tutela biodiversità salute agricoltura».

Anche i senatori del PD Stefano Vaccari e Laura Puppato, rispettivamente capigruppo del  nella Commissione ambiente e nella Commissione ecomafie, rispondono alle tre associazioni protezioniste e animaliste: «Nella Commissione Ambiente del Senato non c’è stato alcun colpo di mano per un’apertura indiscriminata della caccia, come affermano Lipu ed Enpa. Anzi, esattamente il contrario, con l’introduzione del divieto assoluto di caccia nelle aree protette. Contestualmente è in corso il tentativo di aggiornare la normativa alle nuove esigenze di catture ed abbattimenti selettivi per alcune specie invasive, emerse nei territori anche a causa di vere emergenze per l’uomo. Anche a questo scopo è stato presentato il Piano di conservazione del lupo da parte del Ministero dell’ambiente, sul quale le regioni dovranno presentare le osservazioni del caso. E, sempre a questo scopo, la modifica proposta dal relatore Caleo all’articolo 10 del ddl di riforma della legge 394, che stiamo discutendo al Senato, prevede il parere vincolante di Ispra e l’esclusivo impiego di personale qualificato per tutti gli interventi di cattura e selezione, a difesa della biodiversità, delle attività agricole e di allevamento e anche a tutela della vita umana».