Epidemie, il pericolo che non ti aspetti colpisce salamandre e tritoni

In Olanda in soli 3 anni un fungo ha ucciso il 96% di una specie

[31 ottobre 2014]

Nel 2010 in Olanda una malattia iniziò ad uccidere numerose salamandre pezzate (Salamandra salamandra) ed i gruppi ambientalisti cominciarono a raccogliere esemplari sani di questi anfibi per metterle in salvo. In tutto vennero catturate 39 salamandre per allevarle in cattività, ma presto gli animali cominciarono a morire ugualmente.

I test per capire se quello che aveva colpito le salamandre olandesi fosse un virus delle rane  risultarono negativi, quindi vennero fatti i test per il fungo Batrachochytrium dendrobatidis (Bd), noto per aver devastato intere popolazioni di anfibi in tutto il mondo e probabilmente colpevole di aver causato l’estinzione di qualche specie. Ma quando An Martel, veterinaria all’università di Gand, ed il suo team belga-olandese esaminarono le salamandre con il microscopio videro intrecciati sulla loro pelle dei filamenti di funghi e non si trattava del Bd  ma di un suo cugino, nuovo fungo killer al quale  il tea ha dato il terribile nome di  Batrachochytrium salamandrivorans in uno studio pubblicato su Pnas.

Ora la Martel guida un gruppo di ricercatori  internazionale ancora più folto –  al quale partecipa anche Sebastiano Salvidio, del Dipartimento Scienze della terra dell’Ambiente e della Vita dell’università di Genova – che ha pubblicato su Science lo studio “Recent introduction of a chytrid fungus endangers Western Palearctic salamanders” nel quale sottolinea che «Le malattie infettive emergenti stanno riducendo la biodiversità a livello lobale. Di recente, l’emergere del fungo chytrid Batrachochytrium salamandrivorans ha provocato un rapido declino nelle popolazioni di salamandre pezzate europee». Il team di ricercatori ha analizzato più di 5.000 anfibi provenienti d 4 continenti facendo test sulla patogenicità con metodi filogenetici per stimare la minaccia del nuovo fungo killer per la biodiversità degli anfibi e gli scienziati provenienti da tutto il mondo dicono che « I risultati dimostrano che B. salamandrivorans è limitato a, ma ad alta patogenicità per, salamandre e tritoni (Urodela)».

La probabile origine dell’agente patogeno sono le salamandre asiatiche che da milioni di anni convivono con questo fungo killer che si sta rivelando letale per quelle europee. L’infezione, sottolineano i ricercatori «E’ il risultato della globalizzazione e della la mancanza di biosicurezza, è stata recentemente introdotta nelle indifese popolazioni di anfibi europei, dove sta attualmente causando la perdita di biodiversità».

La Marte dice: «Subito eravamo molto contenti perché è molto eccitante per individuare una nuova specie di fungo. Ma poi è stato spaventoso». Ed gli scienziati hanno ragione ad aver paura: in Olanda nel 2013 restava solo il 4% della popolazione di salamandra pezzata e non ci sono barriere naturali in grado di fermare il fungo killer: due nuovi focolai sono attivi in Belgio e l’infezione rischia di propagarsi al resto d’Europa.

Per capire quale potrebbe essere l’impatto del fungo, il team di Martel ha esposto alle spore del Batrachochytrium salamandrivorans 10 specie di rane e rospi, 24 specie di salamandra e tritoni e una specie di cecilie, il fungo ha attaccato solo salamandre e tritoni, infettando  44 salamandre europee, 41 delle quali sono morte. Solo dopo i  ricercatori hanno effettuato i test su più di 5.000 anfibi per cercare le tracce del fungo ed hanno trovato il B. salamandrivorans in animali di Thailandia, Vietnam e Giappone, che però non sembrano essere malati, i che fa pensare che abbiano evoluto alcune difese. E’ probabile che i focolai in Europa siano stati causati dal commercio di anfdibi asiatici. Il tream non ha invece trovatoil fungo divora-salamandre in nessun  anfibio del Nord America. Ma Jodi Rowley, un erpetologo dell’Australian Museum Research Institute di Sydney, avverte su Nature che questo «Non significa che il fungo non sia una minaccia per queste specie. Sarei molto sorpreso se non fosse già arrivato in America, almeno nell’ambito del commercio di animali domestici, dato il volume degli scambi di salamandre come animali da compagnia. C’è bisogno di fare maggiori test sugli anfibi come passano attraverso i confini».

Karen Lips, una biologa dell’università del Maryland che ha partecipato alla ricerca pubblicata su Science, studia« il  Bd dal 1997, ed è molto preoccupata: «Qui negli  Stati Uniti, non possiamo richiedere un qualsiasi test o  di vigilare sulle importazioni di fauna selvatica che può essere portatrice di agenti patogeni e parassiti: I tre  disegni di legge attualmente al Congresso richiederebbero una maggiore attenzione, ma  sono solo fermi li,  senza alcuna azione per trasformarli in legge. “Siamo in grado di prendere tutte le cose che abbiamo imparato dal Bd e fare un lavoro molto migliore». Ma bisogna far presto, sia in Europa che in America,  perché, come ricorda la Lips, «Nelle Americhe, ho visto il  Bd  portare decine di specie di rane sulla strada dell’estinzione. C’è una vocina dentro la mia testa che dice che non bisogna avere troppe speranze. Quanto sarebbe bello riuscire a tener lontane  le cose, anche quelle piccole come i microbi? Non abbiamo nemmeno potuto tenere lontano  Ebola».