Eradicare i ratti per salvare le barriere coralline

Nelle barriere coralline delle isole rat-free crescono 3,2 volte più coralli e c’è il 50% in più di pesci che in quelle delle isole invase dai ratti

[12 luglio 2018]

Per proteggere le vulnerabili barriere coralline, in molte isole tropicali remote, il controllo dei ratti  dovrebbe essere considerato una urgente priorità per la conservazione della natura. Ad affermarlo è il team di ricercatori britannici, australiani, canadesi e danesi che ha appena pubblicato su Nature lo studio “Seabirds enhance coral reef productivity and functioning in the absence of invasive rats” e che ricorda che «Nuove ricerche hanno confermato che i ratti invasivi decimano le popolazioni di uccelli marini, con conseguenze precedentemente non riconosciute per le vaste barriere coralline che circondano e proteggono queste isole». Infatti, si stima che predatori invasivi come i ratti – che si nutrono di uova di uccelli, pulcini e persino di uccelli adulti – abbiano decimato le popolazioni di uccelli marini nel 90% degli arcipelaghi di isole delle aree temperate e tropicali del mondo, ma fino ad oggi non era stato tenuto conto del  loro l’impatto sulle barriere coralline che circondano molte di queste isole.

Per capire come i ratti introdotti accidentalmente dall’uomo danneggino le barriere coralline, il nuovo studio ha esaminato gli ecosistemi tropicali degli atolli settentrionali dell’arcipelago delle Chagos, che fa parte del Territorio britannico dell’Oceano Indiano ma è rivendicato da Mauritius.

Il principale autore dello studio, il britannico Nick Graham della Lancaster University, ha sottolineato che «Gli uccelli marini sono essenziali per questo tipo di isole perché sono in grado di volare verso aree altamente produttive di oceano aperto per nutrirsi. Poi ritornano nei loro nidi dove si riproducono e allevano, depositando il guano – gli escrementi degli uccelli – sul terreno. Questo guano è ricco di nutrienti, azoto e fosforo. Fino ad ora, non sapevamo fino a che punto questo facesse la differenza per le barriere coralline adiacenti»,

Le Chagos, un eccezionale e remoto arcipelago tropicale sperso  nell’Oceano Indiano centrale, erano un ambiente perfetto per diventare un “laboratorio” sull’impatto dei ratti: alcune isole non sono state ancora invase dai roditori, mentre altre sono infestate da ratti neri, che si pensa siano stati introdotti dalle navi alla fine del 1700 e all’inizio del 1800. Questo insolito contesto ha permesso ai ricercatori di intraprendere uno studio unico e su larga scala, confrontando direttamente gli ecosistemi delle barriere coralline che circondano le isole rat-free e quelle con i ratti.

Alla Lancaster University spiegano che «Esaminando campioni di suolo e di alghe e contando il numero di pesci nelle vicinanze delle sei isole rat-free  e delle sei infestati dai ratti, gli scienziati hanno scoperto le prove di gravi danni ecologici causati dai ratti, che si estendevano oltre le isole e verso il mare. Le isole rat-free avevano una maggiore quantità di vita marina e di azoto nei loro terreni e questo aumento di azoto si faceva strada nel mare, andando a beneficio di macroalghe, spugne filtranti, alghe e pesci nelle barriere coralline adiacenti. La vita ittica vicino alle isole rat-free era molto più abbondante, con la massa di pesci stimabile in 50% in più».

Il team di ricerca internazionale ha anche scoperto che il pascolo dei pesci sulle alghe, importante perché i pesci si cibano di alghe e coralli morti, fornendo una base stabile per la crescita dei nuovi coralli, nelle zone adiacenti alle isole rat-free era di 3,2 volte superiore a quelle vicine alle isole invase dai ratti.

Uno degli autori dello studio, l’australiano Andrew Hoey dell’ARC Centre of excellence for coral reef studies, evidenzia che «Questi risultati non solo dimostrano il drammatico effetto che i ratti possono avere sulla composizione delle comunità biologiche, ma anche sul modo in cui questi ecosistemi vulnerabili funzionano (o operano). Essenzialmente, le riduzioni di due funzioni chiave dell’ecosistema (pascolo e bio-erosione) probabilmente comprometteranno la capacità di queste barriere di riprendersi da futuri disturbi».

Graham è d’accordo: «I risultati di questo studio sono chiari. L’eradicazione dei ratti dovrebbe essere un’alta priorità per la conservazione delle isole oceaniche. Eliminare i ratti potrebbe favorire gli ecosistemi terrestri e migliorare la produttività e il funzionamento delle barriere coralline, ripristinando gli apporti nutrizionali derivati ​​dagli uccelli marini provenienti da vaste aree oceaniche. Potrebbe ripristinare l’equilibrio per la sopravvivenza futura di queste barriere coralline e dei loro ecosistemi».

Un altro partecipante allo studio, il canadese Aaron MacNeil dell’università di Dalhousie, conclude: «Questi risultati dimostrano come la conservazione possa a volte essere un affare sanguinario, dove il fatto di agire proprio sull’ecosistema significa che c’è un momento in cui bisogna uccidere. Per questi ratti invasivi, quel momento è ora».